
nella foto di Blame1 un’opera di Benjamin Vautier
Spesso ti parlo quando non sei davanti a me, lancio sillabe che solo io capisco nel quadrato della stanza che occupo con le mie gambe incrociate.
Sillabe che se le sentissi non capiresti nemmeno cosa sto dicendo o forse, conoscendo quello che le punte dei tuoi capelli sono capaci di raccogliere, costruiresti su queste sillabe una poesia, o una filastrocca, o una frase compiuta che abbia anche un senso doppio, triplo. Che abbia senso. Quello che solo io capirei, perchè le sillabe le hai rubate a me.
Certi ladri dovrebbero arrestarli. Certi altri no. Quelli di scampoli di parole no. Bisognerebbe ascoltarli arrotolare le lettere e contare sino a cento prima di provare a riattaccarle in ordine sparso.
E ti parlo quando non ci sei. Quando nessun vento e nessun complice possa portarti nemmeno un sibilo.
E annoto queste parole sconnesse, le appendo alla mente, la sera, quando non si potrebbe appenderle e lasciarle lì incustodite perchè la mattina non sarebbero più lì.
E con gli occhi socchiusi la mattina le vedo ancora. Poi spariscono, ingoiate dalla luce.
Rimane solo un suono nel ricordo. Lontano. La luce uccide le parole notturne.
I cadaveri sono spariti. Nemmeno quelli su cui piangere.
(E.)





Rubati pure i cadaveri? Maledetti tombaroli
le sento..le sento le tue sillabe….
.
io cmq parlo spessissimo da sola, e la parete di fronte al mio letto è tappezzata di parole che qualcuno ha detto a qualcuno,e io ho detto a me o ha qualcuuno da me.

le parole le fanno apposta!
Hello darkness my old friend,
I’ve come to talk with you again
Because a vision softly creeping
left it’s seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
still remains, within the sounds of silence
- the sound of silence, simon & garfunkel -
per me le parole dette non scompaiono, mai, magari si trasformano: per questo non trovi i cadaveri, non sono mai morte sul serio
che fatica tradurre in parole certi moti dell’animo. è un periodo in cui le parole restano confuse ed ingarbugliate nella mia testa e ogni volta che provo a riordinarle per farle uscire, lentamente, una ad una… niente, non c’è verso, c’è qualcosa che le blocca e le tiene lì, scomposte e compresse. e penso che bello sarebbe se la persona che ho di fronte sapesse leggerle quelle parole, se sapesse ascoltarle senza doverle pronunciare. e lo guardo intensamente e dal profondo, e lo accarezzo con gli occhi perchè senta quel che non so dire. chissà se anche lui imparerà a rubare. o chissà se io imparerò a donare.
Le parole non dette no equivalgono a pensieri non pensati: dunque esistono, con tutto quel che recano dentro. Talvolta bisogna farselo bastare…
PASSA dal mio blog: LUCCICA per te…
Saluto di passaggio.. e di ritorno.. prima di una nuova ed imminente partenza…!! beso e regalino: http://it.youtube.com/watch?v=0NBckNHkFlE
Spesso i miei pensieri non si fanno parola. Una certa ritrosia a dire che, in fondo, mi piace. Però, so bene, che parlare può essere – e in questo ultimo lungo periodo per me lo è stato – un bene.
Un abbraccio.
Patrizia
a me succede di pensare un intero soliloquio, un ragionevolissimo discorsino che sta in piedi da solo, una lamentela, un pensiero, un’opinione…. ce li ho ben presenti in testa, parola per parola… ma se poi apro la bocca e li lascio uscire, cambia tutto: le parole si spogliano, il senso si svuota, tutto si trasforma…e niente è come l’avevo inteso io.
sei meraviglia.
bella questa. davvero bella.
scampoli di parole è fantastica, qualcuno teme parecchio questi furti. ciao emma cara.
buongiorno,
)
ringraziamento speciale a Tez, cui ribadisco di non meritare un tubo, un abbraccio silenzioso alla bricioletta.
(ale, di già di partenza, pensa che non sapevo fossi tornato
quanto al gians voglio dire: vedi? ci sono alcune parole che a noi fanno poco effetto, come quella espressione che dici tu, e invece per alcuni sono particolari…
fan, te sei di parte però, lo dice il nome.
paoletta, è esattamente una delle cose che cercavo di dire senza dirlo chiaramente.
la cosa che mi stimola è appunto il dire non dicendo, questo è un post dedicato alla mia comunicazione, a certe persone cui voglio bene, e alla bellezza del non detto, che spesso contiene il nocciolo del senso delle cose.
pigretta, tocca educare a queste cose, sai?
lois, dici?
patrizia, certo, ma spesso non si riesce ad esprimere ciò che si vorrebbe dire.
medituzzo, forse, forse, sei il solito ottimista!
d, una carezza.
NY, allora non sei sordo! ehehehe
rip, te sempre sul pezzo eh?
bask.
Senti… perché non telefoni, perchè non mi… telefoni. telefona casa, allo 0434, prefisso per chi chiama da fuori roma, da fuori zona, dalla zona grigia. dalla zona vip, dalla zona sacchiana, dalla zona di chi torna sempre con le pive nel sacco; in fono lo sai, la voce umana è la forma d’arte più alta e bassa che ci sia…