Babushka

the photo is mine - storm feuilles - under the leaves a bit of music

Accade quando si cade. Che il tempo pare sia trascorso senza lasciare traccia dietro di sé. E il presente non è più come quando lo immaginavi futuro. Che il futuro non esiste, non è più. Non ha sogni da portare con sé, non ha favole da raccontare, non ha storie fantastiche cui avvinghiarsi. Quell’attimo che dura un soffio, quando tutte le foglie intorno sono cadute e il tappeto rossastro pare fresco e ancora vivo. Quel momento è già passato. Non hai fatto in tempo a raccoglierlo che è morto. Ha esalato il suo ultimo respiro, ha fatto la sua rivoluzione. La rivoluzione silenziosa di chi osserva cadere. Di chi guarda impassibile quella perdita del mondo tutte le volte e si copre il volto, perché non ha più nulla da desiderare. E l’attimo esatto quando si avverte che si sta per cadere risulta chiaro tutto, per un istante. Ciò che si sarebbe potuto fare, il dolore della caduta, la voglia di afferrare una maniglia e restare appesi. E in quell’istante, sotto la doccia, con la tempesta di gocce, con i piedi scivolosi, rinascere. Senza cadere fare la rivoluzione. Una piccola.

(E.)

Old and wise

Cab chase - photo by *Loomax*
Cab chase – photo by *Loomax*

Tutti i tramonti la stessa cosa. Indipendentemente dal fatto se ci sia o no, se sia col naso all’insù o meno. Tutti gli uccelli danzano. Senza pudore, anche se nessuno di loro ha preso lezioni. Tutti insieme. Vorticosi, come se sfogassero tutti i loro canti, le loro volute, il loro sporco lavoro di tutto il giorno, fatto di beccate, di rami di alberi rinsecchiti dai tubi di scappamento. Scampati, come crostacei di scoglio, risparmiati al sauté. Oscurano il cielo quando passano, grigio che sia, si muovono ritmici, come se tutti sapessero dove stanno andando e che figura mostreranno in formazione. E le ombre, quelle che il mio occhio miope vede nei loro contorno, paiono allontanarli da tutto questo, come se non fossero di qui, non appartenessero a queste strade dove invece si agitano vite che cercano ragioni anche per fermarsi in coda in panetteria e che si affannano a chiamare un taxi che li terrà fermi dietro i finestrini. La loro invece è danza fine a se stessa. Che possa far dimenticare o semplicemente che sia rito istintuale. E tutte le volte, al tramonto, li immagino, anche se non posso vederli, e quando li vedo mi rammarico di non poterlo fare sempre. Come se liberandosi di queste strade e prendendo le curve del cielo, fosse possibile invecchiare saggiamente. E con le mani sfioro fili immaginari, come quelli dei panni stesi sui balconi, immaginando la musica che possa accompagnarli.

(E.)

Pubblicato in:  on Novembre 19, 2009 at 11:08 am Commenti (8)
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Le rétour du mushroom

photo and title from B N C T O N Y

Ci sono viaggi immaginati, come lampi di cielo a squarciare stanze di neon. Ci sono immaginazioni fervide che danzano sulla vita delle cose e delle persone, come se quello che vedessero fosse l’unico mondo possibile, l’unico certo immarcescibile. E di questo sguardo mi piace vestirmi, per non dimenticarmi che ci sono stupori e stupori e i regali più graditi vengono quando non c’è previsione di essi, quando non ce n’è motivo alcuno. E la vita scorre sui marciapiedi, di tutte le mattine, di lunedi arrotolati, scappati da sotto le coperte, scippati alle loro sfumate certezze da risveglio coi contorni di albe non ancora accennate. Incroci di sguardo di donna che sorride,come se vi conosceste da tempo. Adoro guardare la gente. La gente che si lascia guardare, che si lascia suonare con pianoforti di ciglia e arpe di capelli scossi dal vento. Ed ecco una donna hippie con un labrador al guinzaglio e il suo piccino dalla mano, con un buffo cappellino troppo grande per la sua testa.. Costruire storie. Che la libertà di guardare ci è rimasta. E certe libertà sono inaspettate e valgono come il tesoro dei pirati.

(E.)

P.s. sotto la foto la musica, per assaggiare il concerto di stasera

L’acqua e la pazienza

Voglio crescere. Fammi crescere i denti davanti.
Voglio andare. Fammi tornare senza essere mai partito, fammi bere senza vuotare il bicchiere, fammi sfamare l’africa delle nostre menzogne.
Fammi laureare i sogni di tutti, correre senza muovere un muscolo.
Vorrei raccogliere il fiore senza lasciarlo morire. Fammi soffiare la vita e non trovarmi in cima alla salita e non sapere se potrò mai tornare giù senza restarci secco.
Voglio l’erba del vicino. Fammi avere la pazienza di aspettare un giorno che anche se non arrivasse mi basterebbe per colmare tutto, per riempire il vuoto e andare senza di te.
Che senza di te, di qualunque te tu sia fatto, anche se nulla cambierebbe, ci sarebbero le stelle, i calendari, le briciole di pane, non potresti sentire questa ballata.
Questo delirio dell’amor perduto che non c’è mai stato.
Questo canto disperato senza disperazione, questo esercizio di equilibrio fra ciò che dovrebbe essere e ciò che mai sarà.
Senza di te.
Ci vuole sete e tempo.
Per bere e avere la pazienza di non pulirsi del tutto.
Che sporchi lo restiamo, tutte le volte che ci laviamo e il tempo ci attraversa.
(E.)

per la musica, qui

Se gli angeli sono inquieti

TV, photo by Benoit.P

Il silenzio che si staglia intorno a certi malati è sintomatico.
Paura di essere infettati.
La malattia come etichetta, come separazione fra buoni e cattivi, fra normali e non.
Il bisogno di non sentirsi emarginati, ma accolti nella comunità dei savi racconta una storia ben più lunga, ben più articolata.
Nessuna sofferenza ammette follia. E il contegno richiesto di fronte al dolore deve essere accettato come plausibile.
Paletti, limiti disegnati a matita, ma profondi come solchi sul terreno a segnare confini, rotte da non percorrere, terre che non è concesso di calpestare.
Eppure la follia è la ribellione al destino di morte che ci aspetta.
Una sorta di scarica elettrica che interrompe il flusso regolare dell’elettroencefalogramma.
E i manicomi. O come li chiamano adesso. Quegli antri infernali, quei luoghi in cui insegnano a chi si ribella come si muore. Quei luoghi raccontano storie miserabili, profonde, insulse, cariche di sogni, di speranze, piene di vuoto assoluto.
Quei luoghi custodiscono le nostre paure e i nostri mostri.
Li tengono stretti col coperchio chiuso.
E certi poeti inquieti ci insegnano che non è bene cancellare, togliere dallo sguardo.
Serve guardare in faccia il cane rabbioso e scoprire che ci somiglia.
Ciao Alda.
(E.)

Pubblicato in:  on Novembre 2, 2009 at 11:02 am Commenti (16)
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Con tutto il potere del mondo

Berlin09, photo by Une petite touche française

Mi chiedo cosa ci sia lì sotto, sotto tutte quelle brutture, sotto quel catrame, sotto quelle parole messe alla rinfusa pur di fare del male.

Cosa ci sia sotto le foglie che cadono, le braccia degli alberi spogliate, sotto il muro incrostato di fronte alla fabbrica dismessa. Sotto al lampione scheggiato che spera di non finire a sassate, sotto ad un rumore lacerante che è quello di un aereo che vola via lontano, sotto ad un colpo di fucile, secco con l’eco di strascico.

Cosa ci sia sotto ad un sorriso, quando è immotivato, se dono o truffa, o sotto ad un balcone di piante che gocciola al mattino, sotto alla brina che copre le cose, sotto alle ruote di una bici che cigola, sotto ai cocci di una bottiglia di birra ai bordi del marciapiede che sa ancora di birra di una bravata.

Mi chiedo cosa possa esserci sotto a queste macerie, a questi giornali spiegazzati, a questi sbadigli caldi in contrasto col mattino freddo e la scia che lasciano.

Cosa ci sia lì sotto, a scavare bene.

Si direbbe il sole. Proprio lui, una stella.

A curare tutto il male.

E pensa, con tutto il potere del mondo, nessuno può toccarlo.

(E.)

Pubblicato in:  on Ottobre 29, 2009 at 10:43 am Commenti (6)
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Essere

la musica e` sotto la vasca

la musica e` sotto la vasca

Voce del verbo. Voce. Verbo.
Se stessi. Come se ci si rincorresse, bussare per aprirsi.
La cosa più difficile è rimanere, restare vicini a quello che si vorrebbe.
Essere.
Sentire le proprie mani, le proprie gambe, il proprio respiro.
I movimenti impercettibili del proprio corpo.
Come se ad essere si facesse molta più fatica che a stare o a parlare o ad occupare uno spazio inconsapevole. O ad avere.
Siate pure voi.
In un esortativo da pulpito.
Come se fosse facile essere e non perdere.
Che a perdere non siamo buoni, non ci stiamo a perdere, magari rinunciamo ad essere ma dobbiamo restare con il nostro gruzzolo di partenza.
Che rischiare ci pare significhi solo mettere dei soldi, non provare ad essere.
Semplicemente essere senza condizioni e senza strutture.
Senza omologare pur di farci stare dentro il nostro posto. Caldo e scomodo.
Essere.
Che non essere non è una scelta o un dilemma.
E` solo smettere di guardarsi o rinunciare a respirare.
(E.)

Pubblicato in:  on Ottobre 2, 2009 at 9:31 am Commenti (7)
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Mar adentro

foto di Une petite touche française

Ci sono mattine di vento, immaginate, mattine in cui qualunque tempo sia il tempo dentro è impetuoso, arriva piano nelle orecchie e soffia fra i vestiti.

Rammenta il mare e il silenzio, le urla della natura che ti accoglie in sé senza chiederti nient’altro che semplice, completo abbandono.

Questa mattina il risveglio è stato dolce, come se tornasse la vita a bussare dopo troppe porte lasciate chiuse per non farla entrare, perché il tempo non c’é mai.

Pensieri spettinati, come spettinati si dovrebbe stare di fronte a se stessi, che quando ci si mette a posto si diventa qualcun altro.

(E.)

Pubblicato in:  on Settembre 22, 2009 at 8:54 am Commenti (8)
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Piove anche se non voglio saperlo

emmaphotos

foto di emma, che non sono io

Non ci si arrende all’evidenza. Ti dicono che piove e poi piove, ma continui a non credere alle previsioni del tempo. Che gli oroscopi sono più attendibili, tanto non dicono mai niente di nuovo. Mi sono dedicata al bianco e nero. I sogni spesso lo sono, almeno così dicono. Se dovessi adesso pensare ai colori dei sogni non saprei cosa dire. Come di fronte a un milione di altre cose, peraltro. Il tempo trascorre sulle linee della mia fronte, ho una riga che detesto, che non è fissa ancora, ma che compare spesso, al centro della fronte, fra i due occhi, sopra il naso. La trovo e vorrei cancellarla, altre volte le sorrido, come se un vecchio amico fosse tornato a farmi visita. L’umore non puoi prenotarlo. Gli anni nemmeno. Ma tutto il resto sì. Non ditemi che piove, perché non m’interessa, avevo prenotato un lunedì di belle parole, mi hanno consegnato un pacco di caramelle masticate. Per possessori di dentiere nostalgici. Non so quanto abbiano sbagliato. I denti li ho, ma li do per scontati.

(E.)

Pubblicato in:  on Settembre 14, 2009 at 9:43 am Commenti (5)
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Svogliata carezza

cartier bresson

cartier bresson

Si vive di passioni.
Scavano tunnel come formiche laboriose, curano mali inconsapevoli, salvano dalla noia e dalla disperazione.
Non lo sanno ma portano per mano. Sbarrano la strada. Spaventano.
Le passioni.
E se non le stiamo ad ascoltare bussano alla nostra porta, insistenti.
E se non apriamo restano sulla soglia, in attesa, pazienti.
Tocca ricordarsene quando ci si sente soli. Quando il mondo pare un buco nero che tutto ingoia e che il sole non riesce ad attraversare.
Tocca tenerlo a mente e afferrarle con volonta` e determinazione.
L’amore che strappa i capelli, il silenzio di una foto assordante, le pagine scritte di getto, colori spalmati su un pezzo di tela.
Le passioni. Che salvano. Che aspettano.
(E.)