Caravanserraglio

Stessa strada, tutti i giorni.

Traffico, clacson, auto parcheggiate. Tutti i giorni lo stesso tratto a piedi dal punto a al punto b.

Tutti i giorni distratta, al telefono, col naso all’insu’. Tutti i giorni.

E sono solo due giorni che non ho ignorato che c’e’ chi vive in roulotte fuori dalla stazione di Lambrate.

Solo due giorni che mi accorgo che passo sempre accanto ad un caravan che se chiudo gli occhi lo vedo. Lo vedo come parte del panorama. Ma ad occhi aperti e’ trasparente.

Due giorni soli.

Ieri l’altro c’era un uomo davanti alla finestrella, ho potuto scorgere il suo collo bruno e sottile, la maglietta rosso scuro, un busto asciutto, una bottiglia di plastica con dentro dell’olio. Di semi.

Di fronte ai fornelli. Alle sette e trenta della sera, con la luce fuori e la gente che cammina intorno.

Cucinava qualcosa, si sentiva odore di fritto. Sciolto sulla strada, diffuso.

Era dal lato sinistro della carreggiata. Mi son chiesta se l’avessi visto altre volte.

Visto forse, pensato mai.

Come quando osservi le cose che non fai caso al fatto che ci vedi. Che non sei cieco.

Che la luce ti sfiora, ti circonda.

Ieri sera lato destro della strada.Speculare.

Finestrelle aperte, tutte.

Un cane fuori, mai visto prima, accoccolato. Un occhio chiuso. Una scopa appoggiata sulla porta d’ingresso, aperta.

Odore di vespasiano. Forte, pungente.

Nessuno dentro.

Eppure da lontano pareva che fosse giorno di striglio. Invece no.

Da vicino non sembra piu’.Tutto aperto, deserto e silente. Nauseante.

Intorno il caos solito.

Solo io sono diversa. Cerco da due giorni di capire.

Di vedere, di scrutare e di ricordare.

Chi vive qui che vita ha? Che vita e’ morire in una strada con della latta intorno?

Mentre dei ciechi ti attraversano vociando.

(E.)

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Published in: on settembre 19, 2007 at 11:59 am  Comments (3)