Due giorni a Bettola

Ho le natiche doloranti.

Inspiegabilmente.

Dall’angolo opposto della visuale, si vede l’abbaino che regala luce alla stanza antistante le camere.

Le camere, tante, tutte un po’ fredde, tutte un po’ ingoiate dal minimo indispensabile, ma spalmate in tanto spazio, interminabile, pieno di legno, pietra e luce.

Urla di bimbi, la piscina gelida, il sole che scalda rammentandosi di come scaldava un mese fa.

Un verde roccioso, fiori rossastri un po’ ammalati, smeraldo spruzzato intorno fra i poggi, verde e morbidezza, sole e profumo di brace.

Colonne di pietra, travi di legno, due cani neri di corsa, un gatto piccolo e baffuto si crogiola al sole, mentre i pomodori bitorzoluti sono maturi e aspettano di essere colti.

La soglia e’ con un ponte di pietra, rocce bianche incastonate e scale.

Scale, quante scale, un disegno sul prato ad anello, un piano terra con spifferi dalle porte finestre opposte.

Sabato mattina ho aperto gli occhi tardi. Silenzio intorno.Con gli scuri chiusi sembrava l’alba, invece aperti dirompente il fulgore del pieno giorno ha invaso una camera con tre lettini. Ho infilato braghe e pullover e ho lasciato la stanza.

Fuori dalla porta, sul ballatoio, un riverbero dal tetto spiovente avvolgeva i libri abbandonati su uno scaffale nuovo, scuro e solitario.

Il miracolo della luce sul legno, della Val Nure sul silenzio di un casale deserto.

Ho percorso le scale lentamente, tendendo le orecchie aspettando una replica ai miei passi. Nessun soffio, nessun fruscio.

Il ponte esterno grigio inondato di luce, dalla parte opposta la terrazza aperta su spicchi di onde disegnate dalle colline.

Silenzio.

Che lentamente e’ stato conquistato dal brusio di voci lontane, poi lentamente dal chiasso della ciurma in rientro dal mercato del borgo.

Poi dagli schiamazzi scomposti di qualche battuta grossolana.

Fine dell’incanto.

(E.)

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Published in: on settembre 24, 2007 at 10:22 am  Comments (9)