UHT! Latte a lunga conversazione

C’era una volta una mucca, che veniva munta ogni giorno assieme alle sue colleghe e il mungitore raccoglieva il suo prezioso nettare per portarlo con un carretto nelle case.

Quando ero piccola ricevevo il latte fuori dalla porta, in un contenitore, tutti i giorni.

Il latte veniva bollito e formava una sgradevole pellicina spessa e giallognola, la panna, che io detestavo, specie quando mia sorella profittando del mio disgusto la ondeggiava appesa ad un dito davanti alla ma faccia. Non amavo il latte. Mi veniva consegnato ai tempi dell’asilo un contenitore che dovevo consumare durante la prima mattinata. Regolamente finiva giu’ dal lavandino dell’asilo, in un colpo solo.

C’erano una volta gli anni ’80, gli anni in cui entrarono nelle case i cartoni del latte conservato, che durava mesi. Su quei cartoni scopro che venne messa una sigla e venne autorizzata la commercializzazione dopo una “lunga conversazione” fra il produttore e l’allora primo ministro, Ciriaco, lui.

Ecco chi posso incolpare della schifezza che ne venne fuori.

Se prima non amavo il latte, adesso proprio mi sembrava insapore, una roba paragonabile all’acqua colorata. Ed ecco come vidi da bimba consumatrice questo mutamento e questa scalata. Come un peggioramento sul sapore e sulla genuinita’, ma anche come una diminuzione della “poeticità” del latte, che da contenitore in alluminio e carretto, passava a cartone (dissero anche quello inventato da un italiano, il tetrapak!) e produzione in serie esposta sugli scaffali della bottega.

Sì, ancora c’erano le botteghe. Una persona cui voglio molto bene continua nel 21esimo secolo a parlare dei bottegai, ammonendoci a diffidare di loro. E a domanda precisa su dove siano adesso i bottegai, risponde che sono sempre gli stessi, adesso hanno i supermercati.

Grazie alle centrali del latte, il mio palato potè ricredersi sul latte e premiarlo come alimento piacevole. Rimase un UHT! di disapprovazione per quello conservato, per lunghe conversazioni politiche, bancarie, in ogni caso chiacchiere.

E ieri sera ho riaperto il capitolo latte, sotto le coperte, con la Gabanelli.

Non è cosa scabrosa, io guardavo la tv coperta e lei chiacchierava dentro allo schermo.

Ho scoperto che tutti sapevano e nessuno ci diceva nulla, anzi, il meccanismo delle scatole cinesi permetteva di nascondere l’innascondibile e di ingoiare i rospi. Ovvero i “catorci”, così definiti da uno degli uomini di Calisto, venivano acquistati consapevolmente in cambio di finanziamenti. Nel senso “finanziamo il catorcione protetto da tutti facendogli ingoiare un bidone per levarselo dalla vista”. Bel giochino! Così il latte ripuliva tutto. Il latte ripuliva i villaggi turistici in perdita, le acque minerali senza licenza, il finto boom a Cuba che pareva che scorresse latte al posto dell’acqua! Roba grossa insomma.

Si scomodarono sin da New York per sbiancare questo latte. Latte e calcio, latte e banche, latte e politica, latte e partite a carte, latte e bilanci con talmente tanto cerone da sembrare soubrettine di terza categoria.

La scia del latte passava da isole sperdute a sedi istituzionali, da sportelli di banche a portamonete di pensionati bugerati convinti di comprare latte e invece compravano una discarica.

Un latte che conversava molto per essere latte, che aveva da dire la sua presso le migliori banche del mondo. E tutti si prostravano alla sua magnificenza.

Possibile che solo io lo trovavo disdicevole?

Ma poi il carretto del latte si è fermato. Qualcuno ha temuto forse di cadere sotto le sue ruote e di rimanerne schiacciato e ha deciso di fermare tutto, la baracca è stata demolita, eppure prima della fermata c’era chi indicava ancora che ci sarebbero state altre corse. Invece era il capolinea.

Almeno un capolinea, quello del carretto vecchio.

Adesso le cose sono cambiate: il latte è lo stesso, il carretto è stato restaurato.

Io continuo a diffidare del latte, come di tante altre cose.

(E.)

Published in: on ottobre 29, 2007 at 10:48 am  Comments (9)  

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9 commentiLascia un commento

  1. Beh, io quando riesco lo compero crudo al distributore automatico🙂 Buongiorno Emma.

  2. clap clap clap!
    applauso inchino e me no vò!

  3. Giornataccia, eh?

  4. Mh. Direi.
    Settimanacce, propriamente.
    Grazie Bitunicode, grazie Offender.

  5. Il latte mi ha spesso messo in imbarazzo: alla scuola elementare mi dava la nausea ma mi obbligavano a berne un bicchiere ad ogni pranzo, non molto sensato visto che ero un bambino che mangiava tutto (e non sono cambiato crescendo).
    Ripensandoci ora, non credo fosse veramente il sapore del latte ad essere disgustoso bensì il bicchiere, il bicchiere mal lavato, avete presente l’odore delle stoviglie lavate male?
    Ecco.
    Il latte.
    Mi viene da dire che importa che sia genuino, sì, il latte fa bene. Specialmente se i bicchieri ( e i lattai) sono puliti.

  6. “Bevete più latte,
    il latte conviene,
    il latte fa bene,
    a tutte le età.
    Bevete più latte.”
    E se lo dice la mitica Anitona, dovete crederci! SLURP!

  7. a tutte le eta’ e’ verissimo, pensa all’osteoporosi!
    Grazie Manu.

  8. il latte a lunga conservazione è stata una grande invenzione ma non lo sopporto…in qualche bar o alberghi in luoghi di villeggiatura lo usano per il cappuccino…che schifo!
    grazie della visita che ricambio.

  9. do ut des? mannaggia li pescetti! non serve, ma grazie, newyorker.


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