Padronanza

Il presente post mi è stato inconsapevolmente suggerito da Offender, che in un suo commento ha sottolineato il fatto che secondo lui siamo padroni di noi stessi.
La filosofia brulica di pensatori i quali sono dall’una e dall’altra parte della barricata. In ogni caso il pensiero contemporaneo, mi corre l’obbligo di sottolinearlo, si schiera apertamente con coloro che parlano di influenza purtroppo determinante di fattori esterni che limitano o mutano la nostra libertà.
Se pensiamo che anche il buon Leopardi asseriva che l’uomo man mano che progredisce e supera l’età dell’incoscienza diventa schiavo della sua impossibilità di raggiungere la felicità. Beh c’è poco per cui stare allegri.
Lasciandoci indietro quindi i miti della caverna di Platone, Machiavelli, Schopenhauer e il velo da squarciare sul quale tutti abbiamo sognato e meditato, approdando al mondo di oggi ci scontriamo contro il muro della psicanalisi, che ahimè temo proliferi proprio sulla idea della impossibilità (da soli, senza aiuti) di poter acquistare padronanza, poichè tutto, dal neo del padre sulla nuca, al frullo d’ali di uccelli, influisce sul libero arbitrio, sulla esperienza e sulla vita di ognuno.
Al di là dei fanatici della psicanalisi, che non riscuotono successi dalle mie parti, tuttavia il raziocinio e l’osservazione del mondo mi suggerisce, senza dubbio alcuno, conclusioni simili alle loro.
Guardando un qualunque telegiornale ci si accorge che tutta la realtà è costruita e ricostruita in modo tale da farci credere di essere liberi, ma in realtà siamo, e la consapevolezza è ininfluente, prigionieri di situazioni, luoghi comuni, consuetudini, standard.
Il mondo ci vede incasellati in un target preciso: 30enni? mangiano ricotta e amano le maldive, cercano il sole anche dove non c’è, sono sensibili alle camicie a righe e all’azzurro intenso, e via così.
Studi e studi sulle tendenze e su come modellarle sono commissionati da chiunque.
Ieri sera anche il TG1 ringraziava perchè i risultati di un sondaggio attestavano che il 68 per cento degli italiani ripone fiducia nel tiggì della rete ammiraglia
Chiedono se abbiamo fiducia in loro per sapere sin dove possono arrivare, insomma. Ma soprattutto a chi chiedono queste cose? Chi sono i pazienti su cui si sperimenta questo tipo di cura nuova? E da cosa saremmo curati?
Secondo un detto orientale: l’uomo dorme e solo la morte potrà svegliarlo.
Non sono d’accordo purtroppo, anche per il fatto che non credo nell’aldilà.
Tuttavia che dorma (che veda uno stagno, come scrivevo tempo fa, credendo sia il mare) e che sia mantenuto sotto narcosi proprio perchè sia convinto che quello che vede sia reale e che la vita sia tutta lì, tutta la vita possibile, purtroppo lo credo. E non solo io.
Stando anche a studiosi dei nostri tempi, l’uomo di oggi è meno sensibile ai mutamenti del mondo, ai fenomeni naturali e per questo motivo non può accorgersi di SE.
Il dilagare comunque del “giustificazionalismo” rischia di far precipitare questa timida consapevolezza in un valido motivo per non essere perseguibili dalla legge.
Sono un assassino, ma non ero in me.
Queste sono le deformazioni del nostro tempo.
Non c’ero, se per puro caso riuscite a provare che c’ero, non ero pervenuto, avevo fumato, bevuto, o ero stressato o ero senza alcun dubbio vittima del mio tempo.
Uno sbadiglio si leva da questa valle di lacrime.

(E.)

Published in: on novembre 27, 2007 at 12:41 pm  Comments (13)  

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13 commentiLascia un commento

  1. Ciao Emma. Questo post mi sembra la dimostrazione che tu sia padrona di te stessa. No?

  2. Affatto, cerco di nuotare, tuttavia non so se la luce che vedo sia quella cui mi sono abituata o sia tutta la luce possibile (il mito della caverna docet).

  3. leggendo questo tuo post mi viene in mente Matrix, che poi altro non è che un’interpretazione moderna del mito della famosa (e fumosa) caverna.
    prigionieri di una realtà virtuale, di uno schermo imposto?
    forse, ma non sempre e non tutti.
    sebbene tutti siamo condizionati e condizionabili, esiste, io credo, la possibilità di vedere il condizionamento e, attraverso la visione, contrastarlo.
    e non parlo di visione solo nel senso della vista.
    anche perchè, se così non fosse, non saremmo qui a farci queste domande.

  4. Le domande non costano niente, d., sono le risposte che hanno un costo, dal punto di vista sociale, economico, o “banalmente” emozionale.
    Il condizionamento purtroppo è innegabile e anche noi, che ci poniamo domande, dentro o fuori dal coro esse siano, rischiamo di essere convinti di essere nel giusto quando abbiamo visioni distorte, parziali, personali della realtà che ci circonda.
    Persino noi stessi riusciamo a non conoscerci a fondo e a trovare giustificazioni per le nostre scelte e per le nostre opinioni.
    Io stessa.
    Quanto a Matrix non credo sia un esempio interessante.
    Piuttosto Orwell che l’ha ispirato.
    E tutti i grandi occhi e orecchi che sono seguiti.
    In ogni caso, secondo il mio parere, necessitiamo di risposte. Plausibili almeno.
    E le religioni provano a darcene ed esse non sono soddisfacenti. Tuttavia il mondo risulta permeato da esse, nell’affannoso bisogno di certezze.

  5. Oh che bel post, Emma. Fa venir voglia di abolire la società dello spettacolo, perchè probabilmente si tratta di questo: concordare che l’uso dei mezzi di informazione manipolabili di massa sia illegale.😉

  6. tenere sveglia la mente sta diventando un dovere….

  7. Padronanza, non sò cosa sia, gli eventi mi hanno sempre sventolato come bandiera al vento, tento ogni tanto di rinculare, scartare di fianco, ma nulla mi permette di tracciare linee dritte. La storia siamo noi, diceva qualcuno che conoscevo, si lo siamo, nel nostro tempo, con i nostri condizionamenti e le nostre “usanze”, la libertà e una sensazione interiore, non un fatto oggettivo, può essere più libero un carcerato che un carceriere..!!
    who shall I say is calling? a proposito, una delle cose più belle presenti su web:

  8. hai da accendere?? eheheheh

  9. ahaha vieni qui ad intossicarci, NY? certo, tiè.
    (baci a te, Ale, grazie per i tuoi doni sempre deliziosi)

  10. 🙂 Post interessantillo!
    – detto ciò non lo so, io la vedo così. La dialettica è continua, tra esterno e interno, tra oggetto e soggetto, noi facciamo le cose e le cose fanno noi, e solo per via di questa circolarità di questa omogeneità logica che la “causa” è un concetto possibile. Non è che lai rai chiami i marziani per fare i suoi sondaggi. Non è la pubblicità pubblicizzi satelliti per i nostri pomeriggi della domenica. Essa è figlia nostra, la cultura è nostra madre e nostra figlia in continuo.

    -Non posso dire molto sulle tue ostilità psicoanalitiche, di norma dervano da una scarsa conoscenza. Oppure uno se pensa che la psicoanalisi è fredu e semo fottuti. Ma non è importante questo. L’imprtanete è non confondere i ruoli i vantaggi e i contesti operativi. alla legge non spetta interpretare l’origine di un gesto, ma l’effetto sociale e il ritorno nella morale condivisa e nella legge – auspicabilmente ma non sempre depositata- Tu ammazzi – io te metto ar gabbio. Indubbiamente, nei casi di psicosi, alla legge spetta anche il dovere di appurare l’intenzionalità – perchè i filosofi insegnano, nell’etica l’intenzione conta. Dopo di che ci sono quelli che si occupano di comprensione e interpretazione e stanno da un’altra parte, e essi assolvono alla loro funzione. devono giustificare, perchè senza giustificazione siamo come le scimmie, che vivono senza le cause.

    Grazie per la riflessione e perdona lo sbraco!

  11. Ti ringrazio molto zauberei, io so di non sapere ci mancherebbe, tuttavia hai dimenticato le altre possibilità di derivazione e non è da te.
    Non è da analista il fatto di generalizzare, come m’insegni la norma è fatta per le eccezioni o no?
    Ah no questo non lo insegni tu ma io… ammazza!
    Intendevo che come m’insegni ogni effetto deriva da azioni e reazioni diverse. E questo vale in chimica, in giurisprudenza come spero anche in psicologia.
    Pertanto di norma siamo tutti diversi. eehhehe

  12. Ma quando parliamo di condizionamenti… cosa intendiamo ? la morale, l’etica, il controllo mediatico sulle nostre abitudini culinarie, sessuali, vestiarie, etc…, la videodipendenza, la webmania..!!! Credo che stiamo parlano dell’omologazione del pensiero e dell’azione..!! Allora rimarrei lontano dalla tentazione di entrare nei cavilli socio-psico-filosofico-legali..!!! Direi piuttosto che ognuno di noi.. senza una sovrastruttura, non avrebbe più punti di appoggio e sarebbe destinato al naufragio..!!
    Con questo non volglio dire che il comun pensiero sia una salvezza, voglio solo dire che il fatto di avere condizionamenti può non essere il male peggiore.. i condizionamenti sono anche i riferimenti.. gli uomini ne hanno bisogno per sentirsi allo stesso tempi uguali e differenti, nel controllo e fuori…

  13. Caro Ale, innanzi tutto temo che il comun pensiero non esista, credo sia una delle tante illusioni e, detto anche sinceramente, ne sono anche un po’ contenta, perchè comune per me significa “cosa per tutti” e pensare di avere un pensiero comune a tutti mi atterrisce.
    Quanto ai condizionamenti che diventano quasi riferimenti, purtroppo è vero, ma non mi fa star meglio affatto, anzi.
    La tentazione di cercare risposte nelle discipline della terra (l’etica, la filosofia etc) è un vizio che non mi leverò mai, sono le mie stampelle per riuscire a camminare su queste strade sconnesse.
    Grazie.


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