Chi sei tu? Nessuno!

Dall’antro del Ciclope, il furbo Odisseo giocava col suo nome in uno dei capitoli più famosi della sua avventura di ritorno a casa.
Un po’ di humour fa sempre bene per affrontare un momento difficile e per iniziare anche a raccontare.
Come il simpatico Odisseo tornavo a casa, non dopo la guerra di Troia, quello no, ma dopo un periodo fitto di impegni e dopo una cena aziendale conclusasi alle 2 del mattino.
L’aereo delle 7 del mattino era improbabile, le voci delle sirene al posto della sveglia hanno fatto la loro parte, pertanto sono schizzata fuori dal letto solo dopo le 6. Sapevo che non ce l’avrei fatta, ma mi sono fatta legare all’albero centrale della nave e ho chiesto ai miei marinai di continuare.
Ho infilato camicia, maglione, pantaloni, scarpe, ho usato i trucchi della gatta per pulirmi la faccia e sono scappata in strada, al buio del primo mattino milanese. Sei e mezza, niente, non ce la faccio. Il taxi arriva e mi sputa a Linate alle 6.45. Schizzo come una saetta a squarciare il cielo davanti ad un bancone di check in libero ed un simpaticissimo giovane incravattato mi dice che non sa bene se riuscirò a prendere l’aereo, dopo aver ricevuto le mie generalità, e mi invita a fare la fila come gli altri.
Trattengo il pugno in tasca e mi metto in fila.
Arrivo dopo cinque minuti di fronte ad una gentilissima giovane truccatissima al check in che mi dice: sono le settemenodieci signora! Ormai ha perso l’aereo. Si accomodi gentilmente in biglietteria. Seconda fila delle settedelmattino!
Mentre attendo il mio turno, lacrime immotivate rigano il mio viso stanco, arrivo di fronte al bancone e mi accorgo di parlare seria ma di piangere. Pago una tombola (per la quale ricevo anche cazziatone dalla tizia che mi vende il biglietto!) e finalmente ho in mano un biglietto. Uscita A03! Mi avvio all’imbarco, sono già stanca, due ore di sonno scarse e un paio di pacchi di troppo in mano.
Uscita A03, partenza Cagliari. Niente, mi hanno dato l’uscita sbagliata. Appiccico il naso sullo schermo che indica le uscite e scopro che il numero è migliore! A13!
Quella giusta. Compro fazzolettini di carta, mi siedo sommersa dai pacchi e pacchetti in attesa. Rimugino. Ma come mai stamattina alle 7 non c’era nebbia! Di solito questi voli li spostano. Poi con questo freddo. No! Il volo delle 7 è partito in perfetto orario lasciandomi a frignare qui sotto.
Si informano i signori viaggiatori che l’orario di imbarco subirà un leggero ritardo dovuto al mancato arrivo dell’aeromobile. Ecco. Adesso che sono qui fa ritardo. Bah.
Mi si chiudono gli occhi, sono le 8 ed mi sento trascinata dalle sirene. Non vedo ancora terra.
Finalmente l’imbarco, ho pagato un biglietto ad una cifra astronomica, quindi mi toccherà un posto da regina. Fila 18. Ma il diciotto non è il diciassette con numero cambiato per i superstiziosi? Beh ma io non sono superstiziosa! Uscita 13 fila 18 (ovvero 17!)
Maddài, chissenefrega, il peggio è passato, le lacrime si sono congelate sul viso nei cinque minuti in cui sono stata fuori, quando la navetta mi portava all’aereo.
Poggio le mie natiche proletarie sul mio posticino sfigato della fila 18, corridoio, ci metto vent’anni per sedermi per via di simpatici avventori. Ma son qui. Finalmente abbandonata. Crollo. Muoio sul posto. Riapro gli occhi quasi ad atterraggio avvenuto. Pronti partenza via! Adesso in teoria inizia il mio Natale.
Nel frattempo ho realizzato che ho dimenticato tutto a casa. Dallo spazzolino da denti al caricatore del cellulare. Ma ce la posso fare, ho due tacche!
Recupero bagagli. Beh con i pacchi e pacchetti in mano, almeno il trolley andava imbarcato.
Mi riappiccico allo schermo che segnala i nastri di recupero. Stavolta senza giri di parole. Nastro 17!
Uso una delle due tacche per avvertire che sto uscendo. E mi metto in attesa.
Nastro 17 immobile. Segnalato il volo ma nastro fermo senza scampo.
Dal nastro accanto numero 18 si leva un lamento e si accende una luce. Il nastro parte. Inizio a sospirare. Sul diciotto non era segnalato nulla. Eppure parte. È passata mezz’ora e parte il nastro accanto.
Immediato sul nastro sbagliato compare il mio trolley azzurro.
Eccolo! Non mi faccio domande. È il mio. Posso uscire.
Dopo quattro ore vengo quindi vomitata fuori dall’aeroporto mentre scorgo un paio di occhiali da sole che mi aspettano.
Dopo lo scontro frontale col pelago e con le sirene bastarde, necessito di un caffè e di premiarmi.
Opto per raddoppiare i regali ai miei cari.
Riesco in tutto questo a passare alla inaugurazione della mostra di cui vi avevo parlato e assisto all’ingresso della primadonna (il director) che si presenta in ritardo, per non smentire la sua tradizione. Saluto tutti e come un frullatore impazzito lascio la galleria.
Per tuffarmi nella cena del finto natale con i miei cari, con tanto di pandoro farcito al mascarpone, una cosa che ingrassi solo a guardarlo!
Tutto intorno Roma. Con la sua aria frizzante in bilico sullo zero. Con il suo sole che bacia tutto e fa dimenticare che fa freddo. Col cielo azzurro che pare una promessa.
Il ritorno è stato meno rocambolesco: la mia Penelope non aveva tessuto e scucito, il mio aereo era in orario e Milano era sottozero anche se di poco. Che se ti metti a fare la gara deve vincere sempre!
Mia madre dall’altro capo del telefono mi diceva che già le mancavo e io già indossavo il suo maglione, mentre Natale ancora non è arrivato.

(E.)

Published in: on dicembre 18, 2007 at 11:16 am  Comments (17)  

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17 commentiLascia un commento

  1. quel sole c’è anche oggi….ci manchi già

  2. siamo in 2 …NESSUNO al quadrato!
    baci EMMUZZA!

  3. Bella Odissea…ma io credo che Nausicaa ti assomigliasse di più🙂
    Spero recupererai un caricabatterie e ci sia modo di sentirsi per gli Auguri.

  4. Eheh sono tornata George, certo che l’ho recuperato!
    baciuzzo anche a te, Bitu.
    NY, non mi fare ripristinare le lacrimucce congelate, please!🙂

  5. beh…consolati, sta per piovere…

  6. Miao.
    8)

  7. un calderone bellissimo. credi a me.

  8. dunque: mi rincresce stia piovendo naa Capitale, o stia per farlo, che qui manco manco si vedono le stelle!
    miao miao, ramone, se avessi la gatta che ho io capiresti che il miao ultimamente suona tragico😉 (bah potevo evitarla sta cretinata, vero?)
    e ciao davide, piacerissimo sia passato a trovarmi, è più piacevole passare però da te a leggiucchiare sui commenti alle tue foto. Col “calderone” hai chiuso il cerchio delle visite.

  9. qui nella Capitale anche oggi c’era un po’ di alba rossa come quella che ho cercato di immortalare con il cellulare per il mio amico K, nel post “4 botte di cielo” però, scherzi e serietà a parte…bello questo post a rotolo che si srotola, come la vita, come il nastro trasporta-bagagli, come tutto
    baciuzzo
    TereZa

  10. ciao terezita, pensa che di rotolo me ne viene in mente uno meno poetico e, nelle frazioni di secondo in cui ti leggevo, pensavo a come ti permettevi a paragonarmi ai più che principeschi rotoloni con cui si strofina qui e lì! poi ho capito che era solo un modo di dire e mi sento tanto proletariamente rotolina…a due strati.
    (ommamma quanto sto diventando milanese!)

  11. buongiorno concittadina, il sole te salutat

  12. doppio velo, uno milanese e uno romano🙂

  13. e oggi?tutto intorno milano…però ci siamo noi a farti compagnia!!!!!😉

  14. Beh intorno,oggi, vedo solo scartoffie e anche tante, Night!
    Ma grazie! Sole fuori dalle finestre però.

  15. amore, sei una delle mie thinking tag

  16. oooooooooooooohhhh… a Roma…e dopo cotanto viaggio, eh?
    Ma poi, hai fatto un festino con NY e Bit e non ci hai invitato, a me e alla mazzancolla???😉
    Baci all’imbrunire di questa giornata romana.

  17. Ps, mia carissima, sono una pensante stanca in questo istante, ma penso lo stesso… dolorosamente.
    Micheluzza, io vi avevo anche invitato ad una mostra! Ma nessuno si è degnato di comparire… qui è un imbrunire bellissimo, vedo fuori i rami di un albero sparuto inondati dal giallo spento del sole che muore.


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