Loro mangiano al buio

La vita è una brioche, diceva un amico di mia madre. Poi proseguiva con altre cose meno edificanti quindi non proseguo, tuttavia non aveva tutti i torti.
Parigi mi ha accolta con il suo sorriso migliore, il cielo azzurro intenso e il freddo insinuato come una mano fuori posto.
Due ore prima iniziavano le danze, io davanti al terzo caffè della giornata, gli altri alla terza pinta della giornata, il sole era allo zenit (per modo di dire perché Milano mi lasciava avvolta nella pioggia e molto mogia).
Dopo la tana scavata in camera e un po’ di sana televisione internazionale, aver combattuto con chi bussava per chiedere cachet e un cavatappi, in quest’ordine, ho preso l’ascensore e ritrovato facce note e meno nella hall, con occhiate nuove e usate per l’occasione.
Facce già provate dai troppi drink e facce da poisson bouilli.
Sorpresa! C’è una macchina ad attenderci. Si gira l’angolo e si scopre l’arcano.
Quindici metri di limousine, bianca.
Ma si può essere più kitsch di così?
Beh forse sì.
Champs elysées illuminati a festa, bonnes fêtes dovunque, mentre dentro il bar illuminato e i finestrini affumicati.
Pensavo a cosa avrei pensato fossi stata lì fuori. Mi sono concentrata sulle brioches.
Il locale non era da meno, con piramide illuminata centrale e palchetti vari con vista pista e tavoli con giovani zanzare in camicia bianca e braccialetto illuminato sul braccio (intermittente).
Ma chi l’ha detto che i francesi fanno il vino migliore?
Questa la frase più sensata udita, per fortuna detta a bassa voce e pronunciata, dalla mia sinistra, da labbra spugnose sopra occhi d’oliva.
Il buio pesto intorno a tutto.
La cena una sorta di pesca miracolosa, fra intuite lattughe, intuite aragoste e supposto riso in pappa esotica profumata.
Credo in questi casi guardare il piatto sarebbe stata la scelta migliore.
Ma data la futilità del gesto, restava far finta di guardare i commensali, tutti più o meno variamente partiti per incerti lidi, a parte i musulmani con bibitoni schiumosi imprecisati.
Tripudio di premi e cotillons. Non vinco mai. Estratta immediatamente.
Premio: tour in limò sino all’alba nella città delle luci.
Sorrido e alle quattro mi defilo mentre mi chiamano per l’award con facce da lupi mannari.
Cammino sui tacchi verso l’Arc de Triomphe nella speranza che tutto finisca e rido in silenzio, mentre sento ancora chiacchiere in tedesco e vedo cappelli di lana muoversi davanti a me.
Nel buio si vedono le luci.
Per questo mangiano al buio e accendono le stelle filanti sulle bottiglie di champagne!
Camminavo e me lo ripetevo, cercando qualcuno che mi smentisse.
In tutto questo ho letto un solo capitolo del libro, in compenso un paio di quotidiani, con Bush in kippah mentre un signore sulla navetta dell’aeroporto si affrettava a spiegarmi (non so perché visto che avevo commentato il titolo solo nella mia mente) che “Avremmo dovuto bombardare Auschwitz” era sensato.
Ho imparato che mangiano al buio e leggono nel pensiero.
Gli alieni esistono e sono fra noi.

(E.)

Published in: on gennaio 13, 2008 at 10:40 pm  Comments (12)