White lies

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Mentire è difficile.
Partendo da questo presupposto e da quello che tenere a mente le cose più improbabili, dovendo quindi fare spazio nella propria mente per conservare informazioni di scarsa necessità, trovo sia un inutile ingombro.
Dopo aver capito questo, anni fa, ho deciso che, oltre che dal punto di vista etico, che in fondo non credo fosse il primo dei miei pensieri, la cosa più comoda è non mentire.
Chi cerca alibi distingue anche i tipi di bugie e la cosa trovo sia ancora più deprimente.
Mentire dolcemente o meno non fa la differenza.
Ennesima ricerca stavolta commissionata da una azienda di bevande alcoliche.
Innanzi tutto mi chiedo come mai una azienda che distribuisca alcolici debba scomodarsi a stilare un elenco delle menzogne più diffuse. Quale possa essere quindi il suo scopo.
Trovare uno slogan che possa infinocchiarli tutti, che sia credibile e bevibile da tutti?
Forse.
Dunque, ricercatori di mercato pagatissimi hanno chiesto agli inglesi che frottole siano soliti raccontare.
Ve ne do un estratto:
“Sono bloccato nel traffico”, “Che messaggio?”, “Non ho campo”, “Certo che ti voglio bene”, “Il nostro server non funzionava”, “Che piacere vederti”, “Stasera lavoro fino a tardi”, “La sveglia non ha suonato”, “Mi è morta la batteria”, “Il treno era in ritardo”, “Ti richiamo io tra un minuto”, “Che buono!”,”Stasera vado in palestra”,”Siamo solo amici”.
Bene.
Premettendo che questi ennesimi soldi buttati allo scopo di scoprire queste verità imponderabili sarebbero potuti servire per ben più alti scopi, ma che le aziende di tutti i tipi sono propense a fare con i loro soldi investimenti di questo tipo anche solo perché se ne parli, io non credo ad una sola parola.
Credo che il contrappasso dell’azienda sia stato la menzogna della società di ricerche ingaggiata.
Hanno scritto frasi a caso e le hanno vendute profumatamente.
Penso che chiunque possa partorire frasi di questo tipo spacciandole per lo scopo che desidera e poi, continuo ad immaginarmi la faccia ipotetica dell’intervistato, inglese, con le efelidi e le aspirazioni del suo accento, e quanta perdita di tempo inutile per costruire una bugia per poi sputtanarla in questo modo, in una intervista, giocandosela davanti ad un perfetto estraneo.
Il mio segreto ce l’ho. E non ho paura di svelarlo, lo trovo inattaccabile.
Io non mento. Per definizione, scelta ed analisi.
Io ometto. Semplicemente.
La difficoltà sta solo negli approcci iniziali. Tocca condurre amabilmente l’interlocutore in una “stanza” nella quale si possa star bene, senza troppe domande.
Parlare senza chiedere. O chiedendo moderatamente.
Le obiezioni a questa teoria le conosco, ne ho analizzate tante.
A domanda precisa? Rispondo.

La carriera politica non fa per me.

(E.)

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Published in: on gennaio 15, 2008 at 8:57 pm  Comments (20)  
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