Colui che spera

Torno sulla ricerca della perfezione, che è da sempre molla di spunto a spiccare il volo, molla necessaria e fantastica che mi permette di affacciarmi ogni giorno con uno sguardo diverso al circostante.
Le lingue e la loro mutabile perfettibilità, il loro fascino e la loro infinita potenza di rendere pensieri e concetti solo nel loro idioma puro, nella loro primigenia natura.
L’esperimento del Doktoro Esperanto* fu appunto un tentativo di racchiudere proprio tutte le bellezze ed imprigionarle in un idioma non parlato, non vissuto.
La partenza era meravigliosa: rendere la bellezza di tutti i fonemi per lo stesso concetto e racchiuderla in un fonema nuovo, simile, imparentato, comprensivo, accogliente e impronunciabile, anarchico nella sua diversità.
La resa assomigliò ad un accoppiamento in vitro.
Ad un bisogno di impadronirsi del volo dell’uccello rinchiudendolo in gabbia.
Eppure “colui che spera” era un buon inizio.
La purezza del linguaggio dei latini, l’immediatezza degli anglosassoni, la rudezza dei germanici, i suoni mozzi degli slavi.
Perché le lingue sono convenzioni e levare loro la convenzione per riconfezionarle poteva sembrare un esercizio di libertà.
Ma le lingue sono anche vite, irripetibili sensazioni rese perfettamente nella tradizione dell’idioma, con sfumature irraggiungibili in altre.
E idem non è come the same thing.
Nella ricerca della perfezione questa sosta curiosa può solo servire a proseguire la strada.
Le parole devono fluire nell’immediatezza dell’idioma che scegli per esprimerle.
Colei che spera si augura che non resti solo l’inglese. Nudo e povero, poetico solo nel to be or not to be.
Lezioni di esperanto.
Istruzioni per una speranza, una delle tante.
Uniformare non è mai la soluzione.

(E.)

* Zamenhof, padre dell’esperanto
per la musica: qui
Published in: on gennaio 29, 2008 at 8:30 am  Comments (25)  
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25 commentiLascia un commento

  1. di perfetto c’è solo l’universo…

  2. La perfezione è una semplificazione, un’ipotesi. Mi tenta più il primitivo e primordiale. Il pane integrale.
    (coffee time, bonjourss)

  3. L’Esperanto non ebbe successo come lingua universale perché dotato di una grammatica a detta di molti troppo complicata.
    Zahmenof fu inoltre molto influenzato nella stesura dalla sua lingua madre, il polacco.
    Nella “povertà” dell’inglese risiede anche la sua forza. L’inglese è una lingua che è difficile parlare veramente bene (come tutte), ma in cui è facilissimo farsi capire.
    Tentativo quello di Zamenhof comunque encomiabile, come il messaggio che ci ha lasciato: “Quando i popoli potranno liberamente comprendersi, cesseranno di odiarsi”.

  4. Sulle lingue e sui loro effetti a me viene in mente il saggio di Orwell nel finale di 1984, quando racconta di come il GF abbia reso essenziale la lingua: se non hai le parole per definirli, non hai nemmeno i concetti. Meglio curarle, le lingue, anche se io non ho nessuna voglia di imparare lo swahili – se esiste – per mantenere la logodiversità🙂

  5. Ricordo benissimo il tentativo che fecero per avere adepti, quella volta, a scuola. Entro’ una signora attempata, chiusa nel suo tailleur, incastrata nei suoi occhiali.
    ….
    Anche per “colui che spera” la disfatta fu tristemente questione di marketing.😐

  6. Ma sei andata sur blogghe di Irnerio?
    Quello che nel mio blog si chiama qualcosa come Kateninda Frenezulo… è tutto in esperanto.


    Kateninda Frenezulo, in esperanto vor di: pazzo da legare
    :))

    detto questo, l’esperanto non mi fa impazzire, credo che parliamo col sangue, non colla testa, non coi tavolini. Io mi incazzo in romanesco, faccio la gatta in itaaliano, ma a qualche prof ho scritto mail con ” ahò capimose”
    no, l’esperanto numme verrebbe.

  7. a ognuno il suo!!

  8. stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus

  9. Perché dici che l’inglese è una lingua nuda e povera? In che senso?

  10. rispostina complessiva e soddisfatta anche:
    (non ho letto il post di irnerio, Zau, ma a questo punto mi viene lo sfizio)
    lo spunto è sempre questa ricerca continua di miglioramento, di miglioramento nel linguaggio in questo caso, ma non solo, lo spunto è molto più arioso.
    non a caso la ballata dell’amore cieco, che vuole rappresentare anche la cecità spesso di cui soffriamo quando osserviamo il nostro orticello di vita, sentimenti, non curandoci o facendoci attraversare da quelli altrui (nonchè certa bellezza nell’esprimersi).
    i “tentativi di libertà” o di liberazione mi affascinano, spesso sono tuttavia destinati al fallimento per definizione:
    come liberare qualcosa seguendo un copione? libero è libero, senza regole
    le lingue sono regole, rispondereste, certamente.
    tuttavia le lingue mantengono, nella loro diversità e similitudine, la loro identità che non è immutabile, ma si trasforma, da sola o no, nel tempo, nelle epoche, nelle stagioni.
    detto questo certo, Mp, le cose esistono prima di dar loro un nome.
    tuttavia il nome nella lingua che scegliamo ci permette di identificarle nel nostro immaginario, spesso in modo inequivoco.
    ringrazio tutti voi per gli spunti, le esperienze e la gentilezza.

  11. (p.s. per offender: la lingua inglese risulta povera, a me s’intende, per quel concetto di libertà di espressione, spesso non riesco ad esprimere certe sfumature in una lingua che non è la mia madrelingua; in ogni caso, ci sono lingue per me più evocative e più poetiche, parlo di suoni, di concetti, etc)

  12. il linguaggio ci scorre dentro come il sangue, non può essere inventato a tavolino, l’esperanto mi pare l’esercizio di chi è abituato a studiare la vita in laboratorio, senza accorgersi che il vero laboratorio è fuori

  13. l’essenziale è invisibile agli occhi.
    ma anche la verità.

  14. emma comme ssei filosofica, ci ho i canguri in lenta risalita verso il lobo temporale, quindi evinco vagamente che dici cose interessanti, ma mi sa so un po’ rinco.
    Tu vai da kateninda frenezulo e quello è contento come na pasqua:))))

  15. Concordo e non comprendo la domanda di Offender (per carità che non si offenda🙂 ).

  16. Il mio libro del cuore

  17. @emma: Ok, io ad esempio detesto profondamente il francese ma non mi azzarderei a dire che è una lingua difettosa solo perché non mi piace. Né direi che è povero solo perché non lo conosco a sufficienza da esprimere le “sfumature”. Inoltre ho il coraggio di ammettere che la lingua francese non mi piace perché mi stanno antipatici i francesi, cosa che riconosco essere un MIO pregiudizio e un MIO problema🙂
    @Ramone, figurati se mi offendo perché tu non capisci una cosa.

  18. offender, il mio parere vale quanto il tuo infatti.
    trovo che l’inglese si presti poco a certa poesia, a certe espressioni, ma questo per me, per la mia sensibilità personale.
    non mi sognerei mai, io, di considerare assoluto un mio pensiero.
    ti ringrazio
    (p.s.dire ad una persona che non capisce qualcosa è leggermente offensivo)

  19. @emma: chiedo scusa, ma Ramone ha scritto testualmente “non comprendo la domanda di Offender (per carità che non si offenda🙂 ).”, e io ho risposto no, il fatto che tu non comprenda non mi offende.

  20. @Offender: Beh, questa volta non ti sei offeso. Meno male. Fai progressi, mi compiaccio.

  21. ma scherzo, offender, scherzo, che oggi fa bene scherzare, dato l’umore che gira😉
    (parlo per me s’intende)

  22. Grazie Ramone!😉

  23. “La purezza del linguaggio dei latini, l’immediatezza degli anglosassoni, la rudezza dei germanici, i suoni mozzi degli slavi.”

    Non credo che il latino sia più puro di altre lingue (che cosa significa purezza quando si parla di una lingua?) né che il tedesco sia rude. Spesso gli aggettivi usati per definire una lingua, non sono altro che quelli stereotipati che si userebbero per descrivere il popolo che la parla, la sua cultura, la sua storia.

  24. dunque, prof, il post è sull’esperanto e sul suo tentativo di unificare (a parer mio non tanto riuscito per non dire altro) le lingue tutte.
    quanto alle lingue e a chi le usa, ci tengo a dire che ognuno usa al meglio la propria lingua madre (o almeno dovrebbe) e quindi esprime meglio con la sua le sfumature della sua cultura e tutto il resto.
    solo pareri personali, s’intende.
    per lo stesos motivo i libri tradotti non riescono a rendere, nonostante la bravura di alcuni (non tutti) i traduttori, la bellezza della resa nella lingua in cui sono scritti.
    merci ops thanks a lot, prof.

  25. Sono d’accordissimo con te riguardo l’Esperanto… Sperare che tutti possano capirsi partendo dalla stessa base, senza il privilegio di sapere già che la propria lingua materna debba essere imposta al mondo…è segno di grande tolleranza…Complimenti…


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