Please please please

Misera vita quella umana.
Liberamente incatenata alle sue piccole, stupide abitudini, che come quelle dei gatti, si prendono in fretta e si lasciano con fatica.
Abitudini di caffè e sigaretta, di sere di frutta digitale, grappoli di vita insapore, di pixel e di finto pulsare.
Solitudine e allucinazione.
L’uomo e i suoi simili, orgia di unicità sommabili.
Distratti dallo sguardo di un cursore che lampeggia e ricorda che l’oggetto è lì, costruito per il necessario, ma è destinato a finire, prima di noi, a consumarsi e a lasciarci assetati nel deserto delle parole abortite.
Miraggi di viaggi in differita, di scoperte già sgusciate, come i pistacchi uccisi nel posacenere.
Ricerche di comunanze, fratelli mai visti entrano ed escono come lanciati da uno sparapalle e la racchetta fischia nel raggiungere il proiettile che si frantuma in una somma di puntini neri, che riempiono a caso uno spazio, che nulla ha dello spazio.
La sera è rotta dal rumore dei tasti, in stanze illuminate da pareti che rimandano indietro luci troppo basse.
Motori di ricerca di fantasie inespresse, buste di droghe senza corpo e senza nessun prezzo.
La bocca serrata, accenna a seguire la canzone di sottofondo, poi si ferma in bilico su due lettere, in cerca di un punto. E lo trova rassicurata.

(E.)

qui i suoni
Published in: on gennaio 31, 2008 at 12:08 am  Comments (17)  
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