Fantasia al potere

È venerdì e non ammorbo nessuno con parole scroscianti come corsi d’acqua, gonfi di pioggia.
La sensazione che provo è di attesa.
Godot no. Ma l’esito è incerto.
A tastoni, sotto una falce di luna egiziana, mi rallegro di aver la matita facile.

Cancellata la falce e martello dalla scheda elettorale.
Meno male che so disegnare! (vauro)

(E.)

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Published in: on febbraio 15, 2008 at 10:12 am  Comments (13)  

Senti che bel rumore

Una risata avvolgente e vera.
Che viene dalle viscere, dallo stomaco risale come un abbraccio, come un soffio di vita forte e tagliente.
La tua risata di donna che riconosce il dolore e lo affronta con gli occhi fermi.
Con le labbra schiuse e le mani in movimento.
Quando arriva, la risata è calda, profonda, coinvolgente.
Fresca come il battere dell’onda, calda come legna che brucia.
E pensando a te che ridi, mentre tanti sorridono con le labbra ferme, con gli occhi uguali, penso a quanto la vita possa essere bella.
Pensando alla tua risata che riempie il silenzio di ogni stanza, anche a distanza, penso alla fortuna che tu possa ridere e a me che ti possa ascoltare.

(E.)

Published in: on febbraio 14, 2008 at 7:49 am  Comments (20)  
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Punto

Lentamente mi accorgo che sto abolendo i punti
Li sto semplicemente ignorando, ci sono altri modi per far finire una frase
Le maiuscole le metto quando vengono in automatico
Abolisco i segni che troncano, che danno finitezza, chiusura, definizione, classificazione
Nel caso in cui il ritmo non bastasse lascio usare la fantasia
E vado a capo
Senza coda
Qualora il peggio sia vicino ad arrivare stringo le mani fra le gambe e le scaldo
E mi accorgo che è solo il tempo di ricominciare a guardare
Senza vertigine, dentro il vento, sopra i segni di interpunzione
Occhi e silenzio

(E.)

sotto la foto,  Indifference – Pearl Jam
Published in: on febbraio 13, 2008 at 8:10 am  Comments (11)  
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Telesina

Proprio ieri parlavo di padoa schioppa, o meglio della compagna sua diletta, giornalista de “la stampa”.
E stamattina scopro che in politica si può davvero dire ciò che si vuole.
Si possono inventare milioni di euro per poi dire che magicamente sono spariti.
Il caro coon ieri descriveva la situazione elettorale degli USA quasi con lo stesso spirito di quella italiana, purtroppo, anche se non nascondo la mia idiosincrasia per gli states, per la plastica e per il consumismo sfrenato, per le confezioni famiglia per obesi e per lo slogan facile tipo I LIKE MIKE, l’italia si trova in una situazione di emulazione da topolino. Ladri di polli contro falsari di fino, insomma.
Pur preferendo, per ignoranza ammetto, il bel paese, in questo periodo desidererei essere altrove e osservare sulla CNN i comizi con bandierine e majorettes.
Invece ci tocca guardare quelle facce, sempre le stesse: siamo pochi forse, è per questo che sono le stesse e gli uomini nuovi debbono ancora nascere. Facce da impuniti, da milantatori, da traffichini di bassa lega. Da panzoni inginocchiati davanti agli altari.
I pokeristi non amano la telesina. Ti svena sino all’ultima carta per poi fare vincere per altezza di carte o per una coppia. Ecco.
Il gioco non vale la candela, per restare nei luoghi comuni, che tanto si amano nel nostro paese.
E la storia va a farsi strabenedire.

(E.)

Published in: on febbraio 12, 2008 at 9:40 am  Comments (16)  
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Sbarcati da Marte

corsa cablata – corrado di gennaro – acrilico su tavola

I deliri della campagna elettorale appena iniziata stanno passando il segno.
Continuo a pensare che non possa esserci una situazione peggiore e continuo ad abbassare ulteriormente il livello della definizione, a smentirmi.
Candidati premier: ladri, una donna di facili costumi, burattinai e tanta flora, l’ultima rimasta prima di terminare le specie esistenti.
Matrimoni annunciati, unioni di fatto, separazioni, i divorzi restano lunghi solo per i comuni mortali.
Danze di cifre, doppi di uno, uno di due, ventisei a cinquanta.
Il mondo intero danza su maggioranze supposte. Yes, I can.
Ce la potemo fà, insomma.
A fare cosa non si sa bene, sicuramente a usare i voti di chi si sia convinto per tornare a farsi i fatti propri.
I debiti. Promesse di cancellare tutto. Le lavagne delle scuole tremano.
Nel frattempo aumenta tutto, come se non fosse già aumentato, e mi continuo a ripetere: non dovrebbero impedire che accada? Non dovrebbero proteggerci da queste ruberie? Il petrolio diminuisce e le nostre bollette salgono.
Ma le liberalizzazioni allora? Queste fantastiche soluzioni per rendere i consumi più umani e più differenziati?
Beh, consoliamoci con le promesse di berlusconi, che dopo la trovata dell’ici della scorsa campagna oggi propone:
“Voglio che il mio programma sia estremamente concreto: tolleranza zero con i rom, con i clandestini e i criminali. Reintrodurremo inoltre subito il poliziotto e il carabiniere di quartiere in tutte le città dai 15 mila abitanti in su”.
Bene, adesso possiamo dormire tranquilli. E iniziare a correre.

(E.)

Published in: on febbraio 11, 2008 at 9:48 am  Comments (21)  
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Assolo

Portami via da un cielo che non sa chi sono, da un colore indefinito che accoglie questo sole, da questa strada dove i rumori sembrano più gravi, dove il cuore batte senza che io lo senta, che a volte mi premo la mano sul petto per sentirlo.
Porta via queste labbra di sangue, questo freddo sulle dita, questa frenesia nell’arrivare.
Ché non si arriva da nessuna parte.
E nessuna parte ci sta aspettando.

(E.)

sotto la foto: Panic – Giovanni Allevi
Published in: on febbraio 9, 2008 at 10:48 pm  Comments (17)  

Nudi e di corsa

maddalena-ambrosio.jpg

Chi corre da solo, chi va in coppia, chi patteggia per ventimilionidieuro di rimborso all’erario, chi è arrestato nel mezzo della notte ed è affiliato al clan dell’asse palermo-new york, chi pubblica le liste delle figliolanze politiche dei dipendenti rai, chi può solo discutere sui decreti legge, chi ha finito i fondi per la campagna elettorale e raschia il fondo, chi si ritira in “mormonia” coi suoi miliardi che non sono serviti.
Il venerdì si apre così, col sole e varia umanità che si affaccia.
Il sorriso sulle labbra non mi manca. La serata di ieri è stata inusuale.
Ero al tavolo con i due uomini della mia vita. Tutti e due sorridenti, a loro agio.
Si coalizzavano nel prendermi in giro.
Siamo stati ad una mostra, zona porta nuova, di artisti vari, fotografie di distese di corpi nudi a riempire la natura (parchi, lembi di terra, foreste di conifere), un vecchio nudo col suo cane su un fiordo, una donna con la sua bimba che attraversa su un tronco un laghetto di montagna, specchiandosi in esso. Un uomo in canoa, che sembra uscire dalla fotografia, mentre attraversa uno specchio d’acqua argenteo.
Al centro della sala tre mezzi busti in silicone, tre calchi identici fedeli riproduzioni della loro autrice, in espressione meditativa, occhi chiusi sfigurati dall’assenza di sopracciglia, cranio nudo ed esposto alla luce, retro cranio con un piccolo monitor dentro al quale si muovono pensieri diversi, una bambola cibernetica che si spoglia e scopre di avere sempre altri vestiti da togliere, una donna che fa kick boxing e colpisce l’altra se stessa.
Il tuffo nel mondo degli artisti e dei galleristi è stato breve, senza schizzi.
Autoreferenziali, poco spiritosi, trendy.
E io che me li ricordavo caciaroni e vestiti di velluto a costine.
E’ venerdì e il mal di testa per la falanghina passerà.

(E.)

Published in: on febbraio 8, 2008 at 9:50 am  Comments (21)  
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For sale: baby shoes, never worn

– baby shoes lollipop –

Una storia che racconta senza raccontare.
Suoni uniti, pronunciati lentamente o di seguito, a divorare il momento.
Tutti hanno una storia da raccontare, spesso non sanno, non trovano le parole.
Hemingway ne ha trovate sei. Per il suo romanzo più breve.
L’illusione che tutti possano scrivere un romanzo, la sensazione che basti poco per dare voce ad una storia.
E se davvero le storie hanno tutte un inizio lontano, lo si cerca con l’immaginazione, lo si calza come una scarpa, la propria.
Senza che l’autore ci indichi la strada, se non un tema e tante possibilità.
Tutte le combinazioni possibili, anche quelle che non abbiano senso.
I lettori sono egoisti. Necessitano di leggersi e di trovarsi.
Di poggiare la testa su un cuscino che abbia la forma della loro testa e il profumo che li faccia sentire a casa.
E poi si fanno condurre.
Ma servono le parole, tante e non mezza dozzina. Non bastano. Non sempre.
A volte ne bastano pochissime.
Ecco il mio.

“palloncini”
ho avuto momenti, li ho mollati.

(E.)

il sito dei romanzi qui
da ascoltare: quintorigo – grigio
Published in: on febbraio 6, 2008 at 11:37 pm  Comments (28)  
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Un pensiero superficiale

Uno di quelli da serata, da scacciapensieri.
Uno di quelli che rendono la pelle splendida.
Un pensiero da vulcano, un pensiero da quiete.
Un pensiero da coriandoli, da salvezza, da lontananza, da movimento.
Un pensiero che respira e che resta muto.
Un pensiero da spiaggia, da oboe di notte.
Un pensiero che scorre.
Un soldo per ognuno a riempire il cratere dei nostri silenzi.
Finché dura.

(E.)

da ascoltare: Marco Parente – La mia rivoluzione
Published in: on febbraio 5, 2008 at 11:19 pm  Comments (18)  
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Cosa saresti disposto a fare?

La macchina da presa di Woody Allen, risulta negli ultimi tempi, a mio parere, indirizzata verso il solito tema, trattato in modo peraltro differenziato ma sempre calzante, nelle sue espressioni più disparate. Ci mostra lo stesso dilemma con occhi diversi, quelli dell’arrivista, quelli della donna vittima e inconsapevole, quelli del sognatore, quelli del cocciuto ragazzo di città.
Sin da match point avevo visto il filone delinearsi in modo chiaro, tragicamente monco nella narrazione, ma efficace come una rasoiata a tradimento.
L’ultimo film mi ha trascinata nella dicotomia del bene e del male, del giusto e dell’errato. Dicotomia che mi appare ogni volta che l’affronto sempre più sfocata, come se i contorni man mano si cancellino cedendo il posto a intercambiabili concetti che si accavallano e che si invertono a seconda di colui che li esprime.
Sentimenti e desideri, pentimenti e necessità, imprescindibili decisioni con scelte ritenute impossibili, ma la scelta c’è sempre, anche se non si vede.
Cosa saremmo disposti a fare pur di esaudire un nostro sogno che possa cambiare radicalmente la nostra vita?
C’è chi pone dei limiti, oltre i quali non riuscirebbe ad andare.
E fra questi molti ipocriti.
Io sono fra quelli che non potrebbero uccidere, per esempio, tuttavia il discorso rimane empirico, senza costrutto. E rischio di sentirmi ipocrita anch’io, farcita di etica e di senso di colpa, anche se dio per me non esiste.
C’è chi invece non pone limiti, e sono i coraggiosi incoscienti, i sinceri, forse, i dissennati.
Si può anche uccidere per ottenere qualcosa di veramente importante.
Poi, però, indietro non si torna.
Dicevo che ogni volta che affronto il tema del giusto e dell’ingiusto, il mio limite sento che si sposta. Dentro le mie viscere sento che quei confini apparentemente invalicabili fra l’uno e l’altro concetto risultano mutati. Come se il tempo contribuisca ad una sorta di presa di coscienza dell’impossibilità di imbrigliare i concetti entro delle cinture di sicurezza.
Eppure è una salvezza poter sentire e cogliere questi confini. I confini stessi ci aiutano a poter delineare la nostra posizione nei confronti dei soprusi, delle ingiustizie, delle debolezze umane, dei delitti, dei desideri ancestrali, dell’amore e della morte anche.
Il valore della vita, il suo contrario, la necessità di preservarlo e l’istinto di sopravvivenza che prevale. E il nostro lato umano, così forte, che si vede soprattutto quando diventiamo animali, che cacciano e che attaccano prima di venire offesi, che con in mente il fine ultimo del loro agire sono disposti a mandare a quel paese le loro imbrigliate convinzioni etiche.
Ho pensato ai politici di oggi, alla loro dubbia moralità, alle loro poltrone distribuite, alle leggi fatte su misura per i loro comodi, ai morti incomprensibili connessi ad affari strani, alle banche, ai governatori, alle leggi elettorali, al rappresentare e all’essere rappresentati, al fatto che la classe politica è lo specchio di ciò che siamo noi e che non confessiamo.
Alla legge dell’homo homini lupus che non vige solo in casi di estrema necessità ma tutti i giorni.
Nell’eventualità di soccombere o di essere punito io mi tutelo con tutti i mezzi possibili, giusti o ingiusti che siano.
E dopo che ho costruito così tanto, con tanto lavoro e con le mani insanguinate, nessuno può portarmi via tutto questo, non posso permetterlo!
Ho pensato al pentimento.
A quanto sia vero e possibile che un omicida si penta davvero o non si penta affatto.
Al fatto che davanti all’ergastolo (o peggio alla sedia elettrica) sia disposto a vendere anche sua madre, se è il caso.
Al fatto che c’è chi crede ancora nella giustizia umana e che continua fino alla fine a pensare che prima o poi chi ha sbagliato davvero venga punito.
Perché la libertà esiste solo fin quando non si privi l’altro della sua.
E voi, davvero, senza infingimenti, cosa sareste disposti a fare per conservare il vostro orto, la vostra terra, il vostro sogno, le vostre prospettive, la vostra vita?

(E.)

Published in: on febbraio 4, 2008 at 7:21 pm  Comments (20)  
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