Sabbia di genere

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(plaid – sabbia e tela)

Gli stessi bisogni. Diversi colori.
Le stesse paure, gli stessi desideri.
Accostati gli uni agli altri per scaldarsi e riconoscersi.
Per darsi un senso.
(E.)

da ascoltare: excuse me mr – ben harper
Published in: on marzo 1, 2008 at 2:16 pm  Comments (8)  
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8 commentiLascia un commento

  1. Ciao Emma, è proprio così.
    Buon fine settimana

  2. Mi tieni compagnia in treno, sto leggendo “armi acciaio e malattie – breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni” di j. diamond , libro molto interessante, ma che potrebbe essere riassunto (alla giapponese…) dalla tua frase ;-))

  3. Bello armi acciaio e malattie, scoprire che siamo tutti un pò africani fa bene. Ma i tuoi colori Emma sono europei ed io rilancio, un indiano ha le nostre stesse paure, gli stessi desideri? oppure sono poche e fondamentali le cose che ci accumunano e la differenza è un valore da percepire e valorizzare per rispetto reciproco? Esplicito: quando vogliamo darci un senso, in che lingua parliamo? Riconoscersi e scaldarsi significa, per me, cercare affinità, composizione armonica, empatia , restando aperto al nuovo, alla contaminazione. Poi i miei colori cambieranno assieme a quelli di chi condivide con me. Come al solito vado fuori tema. Mi piace sia l’immagine che quanto hai pensato.

  4. Sono contenta di farti compagnia, mp (la valigia non te l’ho preparata però)
    Nic, anche a te, proprio così.
    I miei colori, willy, non sono così europei come sembra.
    Non mi sento solo europea, oltre al fatto che i colori che porto addosso sono anche un po’ extraeuropei.
    In ogni caso se parliamo dei bisogni primari e delle paure ancestrali, se parliamo delle cose che ci danno un senso, non credo ci distinguiamo così tanto noi da quei loro che ci preme distinguere, africani, asiatici, americani o oceanici che siano. O se vogliamo anche italiani del nord da quelli del sud, italiani da francesi, da inglesi, greci, spagnoli.
    Oppure solo a noi, quali noi? questi noi?, serve un posto caldo, qualcosa da mangiare, qualcuno con cui parlare e cui offrire il nostro pasto.
    Credo che ci riconosciamo a tutte le latitudini.
    Quando cerchiamo le stesse cose.

  5. Il cuore degli uomini ha il medesimo battito ovunque.

  6. Touchè, Emma, è un mio problema oscillare tra il bosogno di identità e l’apertura al diverso, alla disponibilità alla contaminazione. E’ vero che ci si riconosce a tutte le latitudini quando si cercano le stesse cose, sui bisogni fondamenatali e sulle paure non ho dubbi linguistici, già sul valore della vita incontro difficoltà. Lo dico per la mia piccola esperienza extra europea, riconoscere la differenza significa rispettare davvero chi ho davanti, mettere assieme l’umanità che ci unisce e cercare di capire(?) quale mondo si agita in chi mi sta parlando e proporre il mio. Così semplicemente, come fanno i bambini quando si identificano e chiedono di giocare assieme.
    Parlo di cose concrete, perchè credo di essere stato profondamente cambiato proprio da queste persone, dal loro modo di vedere il mondo, dalla percezione della vita e della morte, dal concetto di cose e di benessere.
    Credo che non siamo distanti come pensiero Emma, a volte seguo un pò troppo le radici dei miei pensieri. Noi è un recinto aperto, così è per me e non perdo identità.
    Buona serata e grazie per i colori

  7. potrei essere un elemento di quel plaid.

  8. e da soli? non abbiamo senso?
    buongiorno emma


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