Calma densa

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Innanzi tutto il titolo fa riflettere, come se si potesse dare una corporeità ad uno stato non fisico.
Ma la calma si può anche vedere, certo. Si vede nelle foglie ferme di un albero in assenza di vento, si vede sulla superficie di un lago di montagna in primavera.
E la densità aggiunta fa pensare ad un gorgoglìo che si agita lì sotto, come il lago di Vico per esempio, che nasconde, come tutti i laghi vulcanici, correnti inaspettate.
Oppure come la calma della lava, che scende dai fianchi del monte senza far troppo rumore, portando via con sé, nell’arancio più profondo, ciottoli, case, strade.
E la vita non è calma densa? A volte. Quando regala emozioni che puoi toccare e stringere, sensazioni che non scappano e che hanno un peso.
Veniamo al titolo. Si tratta di una mostra.
Come faccio a consigliare qualcosa che non ho ancora visto?
Si tratta di uno spazio al quale sono legata, come al suo creatore.
Uno spazio nel cuore della Roma artistica, in piena zona Macro.
La galleria, dal 29 Febbraio, ospita una mostra di piccole opere di Bruno Ceccobelli, artista umbro di respiro internazionale, fra il simbolo e la sua rappresentazione, sospeso fra il mito e l’individuo, fra il materiale e il fluido.
L’installazione restituisce questa idea e conduce il visitatore nel viaggio fra frammenti di storia e di sogno.
Non mancherò di farci un salto. Intanto fatelo voi, passanti di passaggio da questo luogo.
E ditemi.
(E.)

qui trovate il link della galleria
Published in: on marzo 7, 2008 at 10:01 pm  Comments (16)  
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16 commentiLascia un commento

  1. beh, a fari spenti, ma splendida presentazione.
    (il fluire viscoso della lava arancione, una calma ostinata (cit.), inesorabile, super emma).

  2. segnalazione interessante, la zona macro è vicina a me, devo solo mettere in fila i miei movimenti. mersìbocù e bonnuì :-)))

  3. per me, pasionaria delle incongruenze stilistico-letterarie, già il solo titolo ha un effetto attrattivo potente…
    smack, Emma
    Tereza,donna di dissonanze

  4. OT hai vinto un “Curiéra Award 2008”.

  5. bene, ho avuto ottime notizie: qualcuno di voi è andato alla mostra, quindi aspetto le vostre recensioni (come vedete ho le mie spie)
    quindi chi di voi? e soprattutto che ne pensate?
    grazie coon, come vedi ho esposto il tuo graditissimo premio.

  6. Premessa: tu consigli senza aver visto, io commento senza aver visto.
    ———
    Allestimento molto interessante, anche se alcune opere vengono un po’ penalizzate.
    ———
    E magari è pure vero.

  7. (rip, io non avrò visto di persona, ma ho ricevuto un discreto numero di foto della mostra e dell’installazione… comunque grazie😉 )

  8. bene emma, grazie per la segnalazione velata in uno splendido post. Notte

  9. cacchio, ma ci sono veramente le spie!
    Volevo fare il colpo di teatro e invece, sorpresa rovinata🙂 (scherzo, ovviamente, eh? quando ho detto da dove mi era arrivata la segnalazione abbiamo passato mezz’ora con il director a farti i complimenti quindi…)
    Segue (breve) recensione con più calma nel corso della domenica.
    Per ora rispondo a rip: allestimento interessante, anche se non vengono penalizzate singole opere, ma il complesso (sono infatti “abituate” a stare assieme in una figurazione stretta). Ma l’autore stesso ha curato questa presentazione, sulla base della conformazione dello spazio.
    buonadom🙂

  10. grazie gians, sempre carino tu.
    medituzzo, le spie ci sono, le telecamere ti hanno ripreso. lieta ti sia piaciuta. il director ringrazia.
    non amo moltissimo la domenica! anzi diciamo che proprio la detesto, comunque grazie per la buona domenica!😉

  11. Come promesso ecco qualche nota di “costume” sulla mostra di cui.
    Ieri sera Medituzzo e Medituzza meditando e girando per l’urbe sono passati per via mantova, il che è sempre un piacere, sia per l’affetto che ci lega a quelle zone per nostre storie di scuole, lavori, etc., sia per la piacevolezza del restauro dell’ex sede e stabilimento della birra peroni, ora centro trendy e multifuzionale, sia perché a pochi metri c’è la bottega sonora di Juan Paulo de Amore, dove tanti soldi e tanto tempo sono andati a finire.
    Ed ecco che ci richiama lo sguardo questa galleria bianca e spoglia, con questa strana spirale allungata di piccolissime opere d’arte (che sono d’arte si capisce anche da lontano e non solo per l’insegna “galleria d’arte”🙂 ).
    Entriamo accolti dal director G.F.(a proposito, interessante e da seguire il loro progetto), che ci spiega le caratteristiche dell’autore, il suo curriculum e la storia artistica sua e della scuola romana di san lorenzo.
    Ripeto, molto interessante. Anche perché l’allestimento attuale (allungato e che occupa circa 10 metri lineari), in effetti, non rende molto l’idea originaria, che era quella di creare (tenendo raggruppati a rombo gli oggetti) un percorso artistico e materico tra cielo e terra, basato sull’uso dei materiali primari, dei metalli grezzi, di forme appena abbozzate, il tutto combinato nelle molte forme inventate e ri-create dal pensiero, dalla creatività e dalla storia umana. Questo era l’aspetto delle mostre precedenti, che a mio personalissimo parere (peraltro condiviso da Medituzza) si poteva replicare anche qui. Ma potrebbe anche essere segno di un superamento (da parte dell’artista, che ha curato personalmente l’esposizione) della monoliticità dell’insieme, verso l’autonomia delle sue componenti, singole o a gruppi tematici/materici.
    Oltre alle piccole, sono esposte una mezza dozzina di opere più grandi, già autonome e anch’esse evocative e intense. Ma in effetti la parte centrale della mostra è questo insieme di “frammenti” materici ed artistici, ognugno con una sua storia ed un suo significato, che diventano storia e significato generale quando sono tutti combinati assieme. Sarebbe stato affascinante sentire dall’autore la genesi e il senso di questi pezzi, che non stupisce siano tanto piaciuti a NY, sono proprio in linea con le tendenze e l’impostazione di rarefazione dell’arte newyorkese Piacerebbero anche a Tokyo… (dico io).

    Nota: quando ho detto che mi intrigava molto il fatto di aver avuto la notizia di questa mostra a Roma da un’amica di Milano tramite il suo blog, segno delle caratteristiche dell’età attuale di virtualizzazione mescolata a localizzazione, lui ha capito subito: Emma? Ah, si, la conosco bene… scrive benissimo! Oh, certo che è vero, etc. etc. e giù complimenti…🙂

    Ecco, questo per rispondere al tuo “ditemi”.
    ciaociao😀

  12. …e giù complimenti!🙂

  13. emma Ceccobelli non mi avrà in compenso attraverso te
    scopro cose gentili e belle il resoconto di MP è
    veramente bello, si vede che sei un motore calmo
    ma pur sempre motore.

  14. medituzzo ti ringrazio enormemente per la tua recensione e ringrazia medituzza da parte mia, davvero.
    spero il director non ti abbia dato informazioni non autorizzate, ma conoscendolo, distratto com’è, i complimenti se li ha fatti sono stati generici😉
    egine, ultimamente anche sul lavoro mi viene detto che sono un motore, solo che sai la cosa non è che mi piaccia tanto, il motore quando non c’è la benzina anche se è a posto non serve a molto, no?
    scherzi a parte, grazie sempre per la tua gentilezza.

  15. per quello che scrivi non potrei essere altrimenti, non è una cortesia ma un obbligo.🙂

  16. Vorrei solamente riportare poche frasi, che Italo Mussa dedicò all’artista in questione nel 1987.

    “Bruno Ceccobelli, tra i “giovani” artisti romani formatisi nella seconda metà degli anni Settanta, è certamente il più creativo nell’affermare la “Gaia scienza” dell’arte. La sua pittura oscilla tra astrazione e figurazione; ed ora, più evidente che in passato, sconfina nella scultura, tratta materiali alchemici entro superfici mobili. L’evento è come un “tornado” che spazza via ogni traccia di citazionismo dada e tecnica informale, fino all’objet-trouvè. La “Gaia scienza” porta così alla luce nuovi spazi per la pittura, efficaci ed essenziali. I nuovi spazi trascinano con se rimembranze primitive, eterni splendori, solitarie oscurità, visioni di villaggi che riposano sui campi, profumo di barche, grandi tabernacoli d’argento e d’azzurro intenso, sembianze di case, pozzi, figure, torri. Tutto ciò è come portato da tempeste lontane: l’artista osserva incredulo queste cose vaganti, e dal fruscio avverte la loro storia, vicina alla vita e lontana come la morte.”

    Non volgio dilungarmi oltre,ritengo che queste parole facciano molto bene il loro dovere. solo comunicarvi che tra pochi giorni sarà in linea il nuovo sito dove si potrà accedere anche a molte foto della mostra in corso. http://www.endemica.it

    un bacio lela. (solo per me, per tutti gli altri emma)


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