Maternale

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Un personaggio, signore, può sempre domandare a un uomo chi è. Perché un personaggio ha veramente una vita sua, segnata di caratteri suoi, per cui è sempre “qualcuno”. Mentre un uomo – non dico lei, adesso – un uomo così in genere, può non essere “nessuno”.

Musicassetta.
Una vecchia BASF.
L’avevo afferrata al volo, credendo fosse vuota. Presa al volo e portata perchè fosse riempita con un po’ di musica.
Appena messa su, distratta, ecco il primo brano.
Tre quattro note e sotto compare una voce.
La voce di mia madre che fa le prove.
Una maternale. Che inizia con “è arrivato, è arrivato”, mentre la musica sale.
La sua voce avvolgente accompagnata dalla musica.
Quella musica e quella voce insieme, in un misto perfetto.
Quella musicassetta per un caso era rimasta incisa anche con la seconda incisione sopra e mi restituiva qualcosa che non avevo mai ascoltato.
La sua voce, le parole di Pirandello, un brano teatrale.
E una canzone che apparentemente non era in sintonia, ma che regalava un tappeto magnifico a quelle parole e alla voce profonda di mia madre che si metteva alla prova, per potersi riascoltare e affinare.
“Spesso mi accade di non vedere e di non ascoltare quello che veramente si rappresenta, ma di vedere e ascoltare le scene che sono nella mia mente: è una strana allucinazione che svanisce ad ogni scoppio di applausi” (L. Pirandello)
Non ho più quella cassetta.

(E.)
sotto la musicassetta la canzone
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Published in: on marzo 14, 2008 at 10:32 am  Comments (13)  
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