Dei racconti crudeli e della primavera immaginata

la foto è mia, il luogo è il negozio di un’amica a roma

Stavolta si è smosso il creato, visto che aerei e orari non potevano essere coinvolti.
Tutta l’acqua che si poteva immaginare e anche oltre. L’Aniene straripato, visto coi miei occhi, cieli gonfi di nero e grandine, scarpe zuppe e goccioloni.
Roma mi ha accolta col suo vestito della festa, bagnato fradicio e tanto bisogno di mostrarmi la sua riconoscenza per essere passata ad omaggiarla.
Odore di caldarroste per le strade, che è marzo e sembra ottobre.
Cerate e turisti, fontane piene d’acqua senza zampilli, vento a scuotere il bavero della giacca e a portarsi via alberi per la strada.
A pensarci pareva il diluvio universale e l’arca che mi aspettavo di veder spuntare non spuntava mai, come mai un raggio di sole veniva a bussare alla finestra al mattino.
Solo un cielo livido e un vento come branchi di lupi infilati fra le finestre e le tettoie.
Ho rimediato un magnifico colpo della strega che ha provato ad acciaccarmi e ha tentato di farmi perdere le meravigliose camminate sotto la pioggia con gli stivali zuppi, ma non c’è riuscito.
Ho rimediato anche un portasapone nuovo, imperdibile, e l’ennesima ricerca vana del solito libro che ho perso da anni e che da anni cerco di ricomprare, senza successo: Racconti crudeli, Autori Vari (racconti di autori israeliani), editore stampa alternativa (credo).
Se lo trovate fatemi sapere che invio uno di quei lupi sfaccendati intenti a ululare sotto la finestra della mia camera da letto, in casa di mia madre, a comprarlo e a condurmelo per direttissima qui, adesso, in una Milano asciutta e ventosa, col cielo più limpido che ricordassi.
Nessuna coda da rientro in compenso. La schiena rotta sì, ma solo poche auto nell’orario scelto per il rientro. Tanta pioggia in compenso, gli Appennini imbiancati, la grandine e la campagna infreddolita, illusa da una primavera che non vuole arrivare e sorpresa però sul più bello, quando ha già messo fuori i suoi colori più belli, i suoi peschi in fiore, i suoi prati vermigli e i suoi papaveri solitari, che nonostante il grigio del cielo non possono non mostrarsi e non far spallucce, in attesa di un tempo più clemente.
Secchiate d’acqua e un cerotto sulla schiena.
La prossima volta che vi dico che vado a Roma, chiedetemi di consultare prima Caroselli.
(E.)

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Published in: on marzo 24, 2008 at 9:27 pm  Comments (27)