El miedo

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la foto è di duastin 

Di cosa avete paura?
Cosa scatena i vostri istinti primordiali di sopravvivenza, cosa provoca terrore, panico, paranoia, tremori, brividi lungo la schiena?
Sembro un androide. Il più delle volte.
Una sorta di freddo, insensibile, anestetizzato pezzo di carne.
La maggior parte degli esseri viventi, di fronte ad un pericolo supposto e non per forza reale, reagisce istintivamente. Io reagisco d’istinto in altre cose, ma non di fronte a cose paurose.
La morte, il dolore, la malattia. I grandi tre temi delle paure ancestrali.
E poi altre via via dalle più serie alle più banali.
Da Hitchkock e le sue suggestioni alle paure più moderne, quelle dei viadotti per esempio, o le ansie da mancanza di carica sul cellulare.
Non sconfino nel patologico, anche se il più delle volte la patologia è dietro l’angolo e ci si schernisce considerando usuale una crisi di panico o una reazione scomposta di fronte ad un evento apparentemente normalissimo.
Di qui al concetto di normalità che non è il momento di trattare e sul quale naturalmente non esiste una definizione univoca e universale.
Quando quindi la paura perde la sua funzione primaria, legata alla conservazione della specie, e diventa invece espressione di uno stato mentale, di un condizionamento per esempio dall’esterno o di una esperienza pregressa che inevitabilmente ci fa riconoscere quella situazione come sgradevole, come pericolosa.
Ma quale è la paura che ci unisce, oltre a quella per la morte, che peraltro è vissuta in modo diverso da tutti noi, in base alla nostra cultura, religione, educazione?
Quale paura sta anche alla base di quella per la morte?
Il distacco. La paura del distacco, che è solitudine, che è perdita, che è privazione.
La vita ci vizia con le sue abitudini, la sua quotidianità. Quando veniamo privati di qualcosa dalle circostanze ecco assalirci la paura di non potercela fare altrimenti.
L’oggetto del nostro amore, per esempio.
Proiettiamo su quella persona tutto ciò che siamo stati, che abbiamo fatto, senza pensare che non ne è responsabile, ma partecipe semmai o spettatore.
Ed eccoci sconfortati, annientati dall’assenza.
Dimentichi che eravamo prima di lui o di lei e saremo ancora, finchè avremo tempo.
E la perdita è alla base di tutte le nostre paure.
Perdita di salute, di vita, di amore, di equilibrio.
La sottrazione. Questa è l’operazione più difficile. Sappiamo dividere, moltiplicare e sommare, ma sottrarre richiede un sacrificio immane e rinunce difficili da sopportare.
E anche qui rimango androide. Con sogni di pecore elettriche. Io che ho paura per gli altri. Chè non abbiano paura.
“Accanto a me, serrata come me fra corpo e corpo, era stata per tutto il viaggio una donna.
Ci conoscevamo da molti anni, e la sventura ci aveva colti insieme, ma poco sapevamo l’uno dell’altra.
Ci dicemmo allora, nell’ora della decisione, cose che non si dicono fra i vivi.
Ci salutammo, e fu breve; ciascuno salutò nell’altro la vita.
Non avevamo più paura”. (Primo Levi – Se questo è un uomo)
(E.)

Published in: on marzo 31, 2008 at 10:09 am  Comments (17)  

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17 commentiLascia un commento

  1. (commento spicciolo e di poco conto)
    di cosa ho paura?una vera e propria paura ancestrale? di quelle da sogni ricorrenti che alle pecore elettriche gli faccio pippa?
    LE LUCERTOLE.
    divento pazza.
    ..quanto alla perdita..beh, almeno da quella amorosa, spesso si guarisce, è certo e un pò consola.
    bentrovata

  2. Emmilde filosofa:))
    Passiamo il tempo a essere noi. Io non credo che ci spaventi il non avere: oh la vita ci vizia, ma dalla nascita in poi è tutto un esercizio ad avere e smettere di avere. Unirsi e separarsi. Invece essere si è sempre.
    Un po’ questa cosa ci ha consolato, nei nostri esercizi di separazione – fintanto che è possibile. Ma boh il non essere e che è?
    Che è soggettivamente?
    che è soggettivamente quel momento in cui arriva?
    brrr
    !

  3. Molto soggettivamente le altezze mi procurano (a volte) fastidiosi sudori freddi e desideri di raggiungere altre coordinate spazio-temporali.
    La morte, bé non mi entusiasma la prospettiva di finire magari prima dello sperabile ma non credo che sarò spettatore della mia fine (quando ci sono io non c’è la morte, eccetera, Epicuro la sapeva lunga).
    Alcune malattie, anche per averle “sfiorate”, credo mi farebbero moralmente orrore se le vivessi sulla mia pelle ma si deve affrontare ogni prova della vita, comprese quelle del distacco, dell’abbandono. Per lo meno durare nell’esistenza insegna qualcosa al riguardo.
    Siamo tutti soli. Non siamo uno, siamo una moltitudine sociale.
    Il distacco,

  4. Anche io una volta, in una discussione, ho ricordato che ogni paura è, in piccolo, una manifestazione della paura della morte. Sono stato guardato male😀

  5. “Non dobbiamo aver paura che della paura” (cit. Giulio Cesare e molti altri dopo di lui, ma molti l’avevano pensato sicuramente anche prima).
    Distacco, responsabilità, errore, tradimento, dolore, sofferenza, lucertole, topi, insetti, serpenti… morte, dannazione eterna. Gestire le paure della gente significa controllarla (vedi ad esempio cosa accade con la paura del “dopo”). D’altra parte non aspettiamo altro che essere (anche infantilmente) rassicurati nelle nostre paure, ad ogni costo, anche sacrificando la maturità e la consapevolezza…
    Buona settimana, Emmuz🙂

  6. Stacca la tua anima dal suolo sino a vederti al disotto in chiara luce……ripiomberai al suo interno con un fragore assordante…..ecco questa è la vera paura, tutto il resto è mancanza di credito nella scheda del cellulare.
    P.S.marz0831

  7. emma, boh! io non so di cosa ho paura, so solo che mi si manifesta continuamente in ogni forma… a volte ne sono sopraffatta, ma altre volte (la maggior parte, per fortuna) riesco a vincerla e superarla.

    ma sai una cosa? a volte penso che in alcune situazioni, se non avessi la paura che ho, non mi conoscerei così bene e non avrei la forza che ho anche nel superare me stessa… (e forse farei un sacco di sciocchezze in più di quante già ne faccia)

  8. Mi viene da dire che la paura pensata, non è un problema immediato. Anche quella della morte è legata ai periodi della mia vita: a volte importante, a volte no. Ma parlo delle paure rivolte a me,perchè se dislochiamo le paure si finisce subito sulle persone amate e il discorso cambia. Per me la paura della privazione di ciò che è insostituibile e fondamentale al vivere è propria solo dell’amato. Tutto il resto è importante, ma risolvibile, come se l’amore fosse l’ordinatore della vera importanza.

  9. Non ricordavo quelle parole del romanzo di Levi. Brividi. Ancor di più se penso che esiste davvero qualcuno che si fa prendere dall’ansia da carica del cellulare. Ciao Emma, buona settimana.

  10. yo tengo miedo del dolor y de los pájaros.
    la prima non e’ una paura ingiustificata, la seconda si’, me la potrei risparmiare, ma gli uccelli mi fanno pauraaaaa!!

  11. ancora io.. da qualche parte ho letto che dobbiamo avere paura di quelli senza. dicono…
    buona settimana emma!

  12. ma si puo avendo uno scrittore come primo levi
    essere finiti con moccia?

  13. egine santo subito! condivido totalmente🙂

  14. La paura è infida: attacca improvvisa e ti lascia senza fiato, al di là di una condizione di realtà.
    Diventa quasi un’astrazione, poi quando qualcosa veramente accade, si trova la forza di fronteggiarla.

  15. ma direi la paura di vivere ogni giorno come quello precedente, tutto il resto, compreso il dolore o la perdita mi spinge avanti in nuove esperienze, poi paura della morte mia non posso averne, non mi è mai capitato.

  16. forse ho scoperto una mia paura:
    di non essere lucida, di non poter fare ed essere ciò che cerco di essere e dire e fare e baciare.
    il rimbecillimento ecco.
    ma non è una paura, adesso che ci penso, è solo una sorta di visione che ho degli esemplari femminili della mia famiglia (i maschili non sono più per molti motivi), una visione che mi attanaglia e che rifuggo un pochino, sentendomene comunque parte, ahimè.
    detto questo Primo Levi è uno dei motivi per cui le paure vere non mi assalgono.
    leggere è la vera benedizione che ci sia concessa e amare anche.
    queste due cose non le cambierei per nulla al mondo.
    le paure le tengo per gli altri, come se senza non potessi sentirli miei e miei non sono e non saranno mai.
    (mi sono accorta che questo è un post nel post, ma mi veniva così, senza altri orpelli)

  17. La mia paura più grande è lo stare fermo in tutti i sensi..!!..la costrizione a tale situazione..!!
    Fermo fisicamente.. sentimentalmente.. emozionalmente.. culturalmente.. etc.. etc..!! la stasi e la morte sono le due faccie della stessa medaglia..!!
    La paura di non essere nessuno.. di non riuscire a sopportare la fatica di essere un’uomo (come scrisse il sempre mai abbastanza compianto PierPaolo!
    http://it.youtube.com/watch?v=Jse19_dXuzE&feature=related


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