Una rondine con tutta la vita davanti

una rondine non fa primavera, figurarsi un gabbiano a livorno

L’universo primaverile milanese ha la sua massima espressione nello stanziamento in corso como e nelle zone limitrofe, di fronte a bar e locali alla moda, con look prevedibili all’esterno, quattro chilometri di cosce e maschietti che non so perchè iniziano a perdere centimetri, si ritirano come maglioncini col lavaggio sbagliato. Sarà per i tacchi, sarà perchè vanno di moda i ragazzotti rincagnati, sarà perchè la milano bene ha fra i suoi virgulti solo nanerottoli col maglione appoggiato sulla giacca, ma è così.
La primavera, che li fa scendere tutti dalle vetture, svela articoli “il” improbabili e stature da ginnasio.
Le donne in gruppo si esprimono, con i loro colori e le loro espressioni, non sempre al massimo della finezza. Nulla da invidiare ai maschietti. Lo sboccato va sempre di moda, purtroppo. Nessun moralismo, ma riempire i vuoti, i silenzi, il nulla, con espressioni sgradevoli proprio non posso accettarlo. Mentre i maxischermi restituiscono la bionda di dior e la libreria utopia rimane aperta, il tragitto è popolato da vetture in doppia fila e profumi di glicine che resistono allo smog, sfidando le rosticcerie.
Il freschetto pungente si fa sentire e il cinema può servire per rintanarsi. Peccato che i capolavori li abbiano già finiti e l’ingresso della Vanoni in sala sia la cosa più interessante delle due ore seguenti. Virzì ci regala un pezzo della nostra società, delle nostre illusioni, delle nostre ipnosi. Fa la caricatura ai nostri manager rampanti, vincenti e depressi, colti come Luciani della Tim e pretenziosi come Bossi e la minaccia dei fucili spianati.
Un pezzo del nostro presente che, anche se cerchiamo di ridimensionarlo perchè ci vergognamo che sia così ridicolo e così tragicomico, ci si piazza davanti come una cena pesante. Schiavi di luoghi comuni, di multilevel non espressi ma esistenti, stressati da una vita di competizione fine a se stessa, dove tutto è in vendita e il nostro prezzo è sempre il minore.
E corriamo, corriamo. Verso una serata di sabato sera con le macchine ferme e le radio accese. Verso un lunedì mattina al lavoro, con le solite facce e la voglia di smettere di fingere. Ma il sorriso viene fuori da solo. E allora lo prendiamo, comodo rifugio alla nostra privacy che si è ridotta a dire bene quando si sta male.
Come stai? Male grazie.
(E.)

Published in: on aprile 7, 2008 at 10:26 am  Comments (25)  

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25 commentiLascia un commento

  1. io sto benissimo!!! roma saluta milano!😉

  2. la primavera di milano è una festa di maschere.
    sono sempre gli stessi tizi dell’inverno ma in colore confetto. poi quando arriva l’estate è ancora peggio.
    hombre emma, pero no te pongas mal por fa’!!

  3. a proposito…oggi è il sette e le rondini ancora sono latitanti….il freddo le tiene lontane….meraviglie della natura

  4. sancarlini, tamarri, pariolini, coatti, e poi emo, punk, grunge, skin, zecche, etc.: tutte uniformi (o linguaggi) in cui i “nostri” ragazzi si rifugiano per ovviare – stringendosi l’un l’altro – al vuoto e all’orrore inconscio del medesimo. E’ un’epoca di disagio, di forte disagio e di senso di straniamento: come può non colpire proprio chi ha meno strumenti e certezze? A volte mi dico che passerà, a volte sorrido per non pensare a quando passerà…

  5. io continuo a rifugiarmi “privacymente” al cinema.
    per il resto come sto: tutto a porto e niente in ordine.
    Buongiorno

  6. in tutto ciò prendo di buono quel che c’è. che la utopia è ancora aperta.

  7. io me ne fotto!!! (oggi sto così)

  8. la mia milano primaverile è piccola così -anche perchè la metro annulla distanze- e c’è sempre il sole: via torino da Al Pascià poi più in giù Garue a via del Torchio, ora che da anni il mio dentista è cambiato niente più via solari e xii apostoli e perciò niente più vicino gatto con gli stivali, poi non dimentichiamo l’ Armeria Buzzini e l’ amico Dario a Lambrate e da troppi anni cancellata la sosta da Lorenzi in via Dante perchè le Castello non mi piacciono più, infine niente aperitivi ai capolinea poco alcol son diabetico LOL. I tanti amici stanno in casa o vanno al monte non usano articoli a sproposito e veston british😉

  9. sarà per quanto dici che vivo in una città media e non saprei vivere stabilmente in una grande città. Sento i vostri modi diversi del vivere, del percorrere le strade, del comunicare; cerco di capire e cogliere le differenze, i vantaggi. Qui la primavera ha un sapore che risente della campagna vicina, anche gli spazi che si possono percorrere nella parte urbana, sono a dimensione del camminare o della bicicletta. Le parti storiche della città hanno una dimensione al momento in cui sono nate: le zone pedonali riportano a civiltà senz’auto. Non è un posto idilliaco, le miserie si annidano nelle teste, nelle case. L’intolleranza emerge e i ghetti prosperano, ma pur nel cambiamento la primavera è per tutti. Al lido nelle prossime domeniche in spiaggia libera, ci sarà prevalenza di russe, moldave, rumene. Chissà perchè queste cose mi danno allegria.

  10. amo la primavera e stare a chiacchierare fuori dai baretti con un bicchiere di vino in mano, mettere i vestiti leggeri e sentire il vento tiepido
    milano si presta molto a questo genere di cose ma preferisco star fuori dalla zona centrale e spostarmi più verso l’isola, è più vera e più divertente..e ti dirò- a volte anche la brianza- nel suo piccolo offre angoli carini e suggestivi dove perdersi in chiscchiere senza far nulla, magari solo guardando il cielo!

  11. Foto fantastica.

  12. mi riferisco all’ultimissima parte del tuo post,
    che alla prima ha gia risposto il coon, noi milanesi
    da qualche mezzo secolo, fiutiamo i percorsi e quasi sempre facciamo in modo di passare dalle 5 vie anche se non c’entrano nulla con la nostra destinazione, a corso
    como ho lavorarto con la carla sozzani e romeo gigli quando andavano d’amore e daccordo, anzi si puo dire
    che l’abbia proprio lanciata Carla Sozzani con la sua
    galleria fotografica, alla domanda quindi come stai
    solitamente rispondo “da dio” il che pone termine
    a qualsiasi recriminazione, penso di pronunciarlo anche in punto di morte se me ne sarà data l’occasione.

  13. PS per egine
    e quando saran finiti i navigli per l’ expo sugli Spido sarà il sogno impossibile (ti credevi?!) della fusione tra laboriose Rotterdam e turistiche fantastiche Venezie (azz cos’è questo mio rigurgito filo-milanese? dovrò chiedere soldi al Penati e alla Brichetto-Moratti!😉

  14. E i colori di moda non aiutano….
    (i tuoi sono molto più belli)
    Virzì ha una strana simpatia nel personale, comunque

  15. anche chiedere come stai a volte si dice per riempire i silenzi, una risposta come quella di egine a quel punto farebbe partire tutta una serie di considerazioni che il vuoto verrebbe riempito con uno splendido dialogo. Sto bene, ma devo e voglio stare splendidamente.

  16. a proposito della terrazza Mascagni, sembra quasi bella

  17. Io in punto di morte a “come stai?” risponderò “potrebbe andare peggio”.

  18. e siamo ottimisti, va bene, accolgo l’invito gentile dei miei due cari senatori, che invitano a vedere ciò che di bello si nasconde nella propria città intima, in quella che vogliamo, che cerchiamo, che desideriamo.
    ma io la vedo quella città, solo che ogni tanto si va anche altrove e si annusa l’aria degli altri e non è sempre una bella aria.
    fa sempre bene mescolarsi, per capirsi, basta solo non stravolgersi e non diventare altro da sé.
    sono stata una dark ai tempi, omologata forse, ma nemmeno così integralista, sono stata una strana, senza nemmeno avere i soldi per indossare quello che era di moda, quindi inventandomi io il mio modo di dire chi ero.
    poi ho capito che non serviva e che indossare una camicia o un paio di pantaloni vuol dire mettere qualcosa che ti assomigli semplicemente, senza mascheramenti e protezioni.
    sto bene, grazie, ma si potrebbe stare meglio, ecco.

  19. E che ci fa Luciani a Milano?😉

  20. poi c’è isabella santacroce che mette direttamente la maschera e il frustino per le vie di vienna

    (la prossimo volta rispondi male, passa la voglia di chiedere stronzate)

  21. > Coon io alla storia dei navigli rimessi in ordine
    alla rotterdam amsterdam venezia e la vecchia bangkok
    visto che gioco al superenelotto ci posso anche credere,
    ma sarebbe vermante un sogno troppo grosso.

  22. Livorno……bei ricordi, Alexander a fiumi con Peppino di Capri che cantava canzoni da suicidio collettivo…….loro, morte dalla tristezza più totale non capivano il nostro divertimento quasi irriverente…..o forse sì!
    Scusate potete farci ballare, ci chiesero…….sorriso d’ordinanza ( Beffardo ) con sguardo rivolto al propio amico ( queste oggi si tagliano le vene )……..abbiamo ballato tutta la sera, era un’altra musica senza etichetta, senza finzioni dettate da un’abito che non ti appartiene.
    Ciao Salvatore

  23. Quel profumi di glicine mi ha fatto sobbalzare.Ho amato questa pianta fin dalla mia infanzia; lungo il viale in cui abitavo s’inerpicavano tralci di glicine su per i cancelli fino alle porte di casa. Un tripudio di colore. Certo, anche un profumo dolciastro, ma che non [mi] disturbava.
    Poi, riflettendo sulle tue parole nel contesto del post, ho pensato che tu ti riferisse a qualcosa di non sincero e che quel profumo stesse a indicare un mascheramento. Ma nella mia memoria, il glicine ha sempre un posto particolare.
    Un abbraccio.
    Patrizia.

  24. tu ti riferissi ( naturalmente !)

  25. patrizia, mi riferivo ad un vero glicine, ad una delle traverse di largo la foppa, era l’imbrunire e nonostante i ristoranti lì intorno e i tubi di scappamento ho sentito il profumo.
    il glicine significa molto anche per me.


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