Viola soprattutto

foto mia – pomeriggio cupo, viola quasi innaturale, sovrastante

È tutta questione di prospettive.
Lo stesso soggetto, le stesse parole, gli stessi colori possono voler dire cose opposte, contrarie.
Il viola per mia madre, artista e commediante, vuol dire fame e teatri chiusi. Sino all’adolescenza l’ho creduto anch’io, attribuendo a quei due primari mescolati un potere quasi, una negazione. Quella sottrazione che non amo, quell’operazione spietata che pure si deve saper fare.
Eppure esiste in natura ed è un vestito che la natura indossa per effetto della luce sulle sue forme. È un gioco bizzarro che spesso un’ottica non umana fa fatica a percepire e l’ottica della macchina fotografica va mutata per poterlo afferrare.
Spesso la natura si cela. Impedisce di essere imprigionata nella sua realtà percepita e quindi cattiva lascia solo nella mente quelle cose, non restituendo le immagini che vedi, ma solo un loro stupido effetto.
È tutta questione di fantasia. O ce l’hai o no.
Se la possiedi, o meglio lei possiede te, puoi liberamente lasciare che ti stupisca e trovi un varco per entrare nella tua giornata, nel tuo occhio, nelle tue falangi per colorare qualcosa che è spento o per far sorridere un muro di carte inutili.
È tutta questione di volontà.
Questa è da sempre la mia scommessa. Se vuoi davvero che venga su qualcosa la fai venire, a costo di sbatterci la testa mille volte, di rimanere lì ancora con gli occhi che si chiudono e le dita irrigidite, screpolate e malconce.
Quando ho dipinto, anni fa, il quadro per i cinquant’anni di mio padre, ho rifatto la parte inferiore credo una ventina di volte. C’erano tanti sassi, una infinità di sassi. E dovevo renderli nel modo giusto, senza che nessuno sembrasse lì per un motivo, ma per un purissimo caso. Incontrando gli altri e facendone parte. Non lo ricordo più adesso. Ricordo solo i sassi, chissà perché, e un tronco livido e solo.
Comunque il verde è il colore che mi intimidisce quando lo uso. Ce n’è sempre troppo e non è mai vero.

In qualsiasi modo si immagina noi stessi sempre ci immaginiamo veggenti. Credo che l’uomo sogni unicamente per non cessare di vedere. (Goethe – Le affinità elettive)
(E.)

Published in: on aprile 8, 2008 at 8:47 am  Comments (28)