Silenzio, si parte.

I giri vorticosi che ho fatto compiere alla mia mente e soprattutto a quella di voi lettori in questi ultimi giorni, a proposito di caso e di parola, di saltimbanchi, trapezisti e di poeti, di filosofi e di predicatori, in realtà nascondevano le analisi che ho fatto sulle scelte di propaganda elettorale di questi lunghi 2 mesi.
Il caso non può essere incolpato, poiché esso se ne infischia di ciò che vogliamo, desideriamo o delle nostre azioni mirate. Ma la parola nemmeno direi, poiché è stata scippata della sua valenza più alta per essere asservita ad una caterva di menzogne, di esagerazioni, di offese.
Certi gesti hanno parlato di più, forse. I pomodori e le uova. Le bavette scorte ai bordi delle labbra degli urlatori. I mafiosi innalzati ad eroi nazionali. Gli attori hollywoodiani bevitori di caffè col giubbotto di pelle. I diplomi di laurea e le iscrizioni alla P2. I voti utili e quelli che sono stati detti buttati. Italiani ed italiane urlati ai quattro venti. Gli esponenti dello schieramento avverso e i grulli coi capelli freschi di tinta.
Parole usate a sproposito. Inutili, come inutili sono stati i cartelloni coi faccioni, soldi buttati perché nessuno può votare per questo o quel faccione, basta una X.
Una parola morta. Dica trentatré.
Alla mezzanotte scatta il silenzio. Era ora.
Domenica, dopo aver votato PD con dubbi e pleonasmi, mi concederò una settimana di ferie, di stacco.
Le vostre parole scritte, quelle non sono inutili!, saranno ben accette, mi daranno il bentornata quando rimetterò piede a Milano.
Stavolta porterò un guardaroba adatto a qualunque intemperie, prometto, oltre alla solita macchina fotografica, un quaderno (sono disabituata a scrivere i pensieri su carta e debbo riprendere quest’abitudine) e un paio di libri.
A presto.
(E.)

Published in: on aprile 11, 2008 at 11:25 pm  Comments (23)