Scacco al re

la foto è di trevor block

Quando scelsi il tema da proporre per la mia tesi di laurea, fine secolo scorso, proposi agli esimi professori, fra cui in particolare il relatore, quello che avrebbe dovuto introdurre il papa tedesco nella sua esternazione alla Sapienza, una rosa di proposte fra cui quella che fu scelta.
Il concetto di ordine pubblico.
Non so come suonasse a loro questa proposta, a me suonava come una provocazione, una sorta di costruzione a ritroso di un meccanismo di controllo che regolava le scelte politiche di anni difficili della storia del nostro paese.
Il concetto si era espresso nel suo splendore sin dal vecchio statuto albertino e aveva fatto parlare di sé lungo la marcia verso l’unità d’italia, attraverso le scelte del nuovo codice penale di visione fascista, sino al dopoguerra, trascinando con sé le velleità di rinascita, le spinte verso il progresso, le nuove frontiere del vivere civile e comune.
A parte il fatto che lavorai sui testi della camera dei deputati e scovai chicche straordinarie sulle proposte dei parlamentari dell’ottocento come del novecento a dir poco deliranti, sulle quali citai solo poca roba per non ridicolizzare almeno in partenza il mio lavoro di riesumazione dei testi in modo strumentale, il mio punto era analizzare alla luce di tutto questo gli anni settanta e soprattutto l’idea che si profilava all’orizzonte di nuovo sistema di controllo globalizzato.
Inutile dirvi che le censure furono tante e che le leggi del terrore da me citate come fascistissime, come da critica riportata, vennero quasi ignorate nella fase disquisitoria, ma l’obiettivo finale, il clou della mia ricerca su echelon e sui suoi risvolti militari, politici, economici e sociologici, fu totalmente ignorato, eppure concludevo con quello. Come se l’analisi rimanesse monca: il perché dello studio sull’ordine pubblico alla fine del secolo non venne giustificata.
Ho ripensato a questi temi appunto dopo l’ennesima batosta elettorale di quella che dovrebbe essere definita l’unica pseudo-sinistra al parlamento in Italia.
La storia italiana è ciclica e prima o poi ogni minimo trent’anni il terrore deve tornare ad essere evocato o per giustificare una perdita o per avvalorare una vittoria.
Possibile che per esprimersi bisogna utilizzare il terrore di qualcosa che tutto fagociti?
La lettura degli sconfitti dipinge un paese fatto di smidollati in cerca di un condottiero che consegni loro le chiavi di città più sicure.
E la sicurezza per i vincitori si ottiene con mezzi repressivi.
Adesso, fermo restando che con la pena di morte non si dissuadono gli omicidi, e che chiudendo le frontiere non ci si protegge dal criminale della porta accanto, varesotto, casertano, barese o crotonese che sia, come mai i temi di rispetto e di convivenza non hanno lo stesso numero di fans?
Per lo stesso motivo per cui alle politiche chi ha vinto non ha detto una sola parola sui temi etici, per esempio.
Ci sono periodi storici in cui l’etica, il rispetto, la morale comune hanno meno importanza della salute mentale dei magistrati, evocata non per auspicare la certezza della legge ma una incertezza di identificazione del cattivo, che deve sentirsi libero di cambiare faccia, di passare dai banchi dell’imputato a quelli del parlamento senza nemmeno essere intercettato.
Almeno a monopoli una carta per uscire di prigione è necessaria.
Le nostre prigioni restano solo i memoriali. I memoriali dei soliti giornalisti alla tv che leggono la realtà come piace sia letta, i memoriali dei soliti politici che, abbronzati, fanno il mea culpa o si imbrodano ringraziandosi a vicenda per la cattiva figura fatta o per la vittoria ottenuta.
L’ordine pubblico da sempre è un pretesto per mascherare l’impotenza delle istituzioni.
E il suo fantasma torna quando piano piano le pedine intorno sono pronte ad avanzare, a farsi beffe della legge, dello stato, della vita sociale, dei temi politici veri.
Il re vacilla. Sente il cappio stringersi.
Quando gli argomenti sono finiti e, come da bambini di strada, sono rimaste solo le mani da menare.
(E.)

Published in: on aprile 29, 2008 at 8:03 am  Comments (16)  

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16 commentiLascia un commento

  1. lo scacco, fa presumere che dietro ci sia astuzia, più intelligenza,un piano preciso..che pure se fosse, non sarebbe necessariamente un demerito.
    si può applicare l’astuzia, l’inteliggenza e farlo con cognizione di causa..
    spero abbia un piano preciso da applicare il sig. Gianni.
    spero..mi auguro..ma mi sento catastofista..poi mi passa..anche la paura dell’uomo nero..che non per un anno intero, ma per ben 4 ..terrà Roma fra le braccia (tese!) magari la cullerà..chissà😦

  2. Mi piace molto quello che hai scritto, anche il fatto che un interrogativo lasci aperto il discorso… L’ordine pubblico è una cosa complicata, forse per questo lo statuto albertino al primo articolo indicava in quella cattolica la religione ufficiale dello stato. Perché assieme alle fucilate e alla repressione quello che conta (come dici bene tu) è il controllo sulle persone. Mai uno che si fosse chiesto se ci possa essere “ordine pubblico” facendole crescere, una buona volta, le persone..

  3. Lo scacco non è matto, spesso capita fra capo e collo uno scacco, specie con giocatori poco pratici. L’astuzia non c’entra, si tratta di una specie di naturale involuzione indotta dallo stato delle cose.
    E non mi riferisco ad Alemanno, non solo almeno.
    Ma all’andamento complessivo della politica non politica di questi tempi.

  4. sono un campione a scacchi!!! così mi piaci!!!

  5. mi inviti a nozze (ohiohiohi, che male!).
    penso che l’ordine pubblico sia, di per sè, un concetto positivo. fa parte del patto stipulato fra pari, la sicurezza come diritto, la civile convivenza, il bilanciamento dei diritti, e via col tango.
    il problema sta tutto nel lato della bilancia che si ritiene debba pesare di più: prevenzione o repressione?
    dando per assodato che una società senza crimini è un’utopia, sarebbe auspicabile evitare che l’ordine pubblico venga leso da comportamenti ritenuti, da quell’ordinamento giuridico, inaccettabili.
    ovvio che tutto è relativo, al tempo, al luogo, alla cultura.
    comunque ecco alcuni problemi: come si fa la prevenzione?
    cosa è più economico?
    qual è la scelta più produttiva dal punto di vista di una politica spregiudicata?
    se reprimo un reato già avvenuto ne ricaverò fama ed onori, se evito che il reato avvenga nessuno lo saprà.
    donde, la prevenzione non paga. è un investimento improduttivo, soprattutto sotto il profilo dei voti.
    richiede il cambiamento: etico, culturale, sociale.
    qui, invece, si sfrutta e si ingigantisce la paura.
    non la vedo ben messa per il futuro, a breve e medio termine.
    non vorrei che lo scacco diventasse matto. e la partita chiusa, per qualche generazione.

  6. Ehm
    Io mi sa che non ho capito tutto emma!
    Ho il sospetto di essere d’accordo ma non la certezza. Perchè la seconda parte del post mi sfugge qualcosa.
    dai periodi storici me so persa!

  7. chissa perchè leggendo mi sono tornati alla mente
    i fatti di genova, la scuola i pestaggi, questo
    paese è profondamente fascista e come dici finiti
    gli argomenti si passa alle mani!
    ps.mi hai trattato male da me?

  8. Eccomi a ringraziarvi, anzi in primis ringrazio la D, che ha sviluppato il tema e lo ha sviscerato.
    NY, a scacchi vinco solo coi bambini, non sono una campionessa (ma so insegnare a giocare, questo è un buon inizio).
    Zau, la mia analisi finale era una sorta di richiamo alla cultura che respiriamo, fatta di meno etica, meno socialità, e più cavolate farcite in ogni modo: la televisione, i giornali hanno sostituito gli annali, i memoriali e i nostri valori consapevolmente e conseguentemente si sono impoveriti.
    La politica è il nostro specchio quindi ecco i nostri politici, come una sorta di cane che si morde la coda, farsi espressione dei valori che seguiamo (non è vero che la politica è distante dalla gente, è la gente che è distratta e si ciba di robe immangiabili).
    Ed ecco che quando gli argomenti terminano, egine, esatto il paragone con i fatti di genova, si arriva alle botte.
    Torno un attimo sulla D.: vero la prevenzione non paga, ma vuoi mettere un tumore visto in tempo?
    La tua è una provocazione, lo so, ma dobbiamo uscire dalla logica del solvibile e dell’economico quando parliamo di cultura della gente e di valori mandati al macero!
    Egine, per chiudere, non ce l’ho con te, anzi scusa, è la giornata storta, spero mi perdonerai.

  9. Emmilla mo capisco meglio e concordo
    Te volevo risponne ma yahoo fale bizze
    devo accannarlo
    porta pazienza.

  10. I problemi esistono, la loro soluzione è legata alla esatta percezione della dimensione, in questo momento, ma forse da sempre, si enfatizzano le paure, si alterano le descrizioni per cui è scesa la notte sul discernimento. E di notte tutto diviene minaccia. Mi verrebbe da ridere pensando allo stato dei mezzi della polizia, che vi possa essere un controllo totale del territorio, ma è il procedere per esempi, per ronde, per autodifesa discrezionale, per sanzione di gruppo, etnia, genere che mi impressiona. L’impotenza dello stato ai tempi della destra legittima il fai da te nell’ordine pubblico. E’ un paradosso che mi sfugge se non pensando che chi governa attribuirà alla democrazia la colpa dell’avere insufficienti poteri, che l’incapacità mascheri l’intolleranza, che l’ordine pubblico sia solo ordine economico.
    Serve la mossa del cavallo per salvare il re, l’imprevedibilità che stupisce la ragione e il luogo comune.
    Tempi incerti assai, Emma, ma non scevri di possibilità di miglioramento.

  11. emma, rispondero’ nel giro di qualche giorno alla domanda che mi hai lasciato sul mio blog con un esempio di citta’ in grado di non subire passivamente l’impianto di fabbriche di multinazionali lontane, parlero’ di Taipei, un caso felice, al contrario del Portorico.
    Ti prego di visitare il mio blog fra circa una settimana. Nel frattempo, se ti va, puoi leggere sul mio blog la triste storia di Genova.

  12. Ma poi il tema della sicurezza dipende anche dalle percezioni che come cittadini riceviamo dall’ esterno.
    Per esempio nelle città ad alta concentrazione criminale lo percepisci anche se non ti è mai capitato niente. Basta ascoltare la tele o leggere un giornale

  13. ot.sei il mio ministro all’università e ricerca.🙂

  14. penso a Echelon, Emma, e al concetto di prevenzione.
    Echelon è prevenzione, globale.
    E mi chiedo: cosa conta di più, per un qualunque cittadino, la tutela della privacy o la sicurezza?
    cosa pensi che risponderebbe ad una domanda così?
    direbbe, che mi importa se mi leggono le email, se ascoltano le mie conversazioni telefoniche, se controllano i miei percorsi sul web. io non ho niente da nascondere e voglio essere protetto, sicuro nella mia casa, sicuro nella metro, nel negozio, in aereo.
    anche qui, amica mia, siamo molto lontani dalla percezione comune.
    questo è il guaio.

  15. Cara D, purtroppo echelon non è prevenzione. E’ stato creato con scopi militari, successivamente utilizzato anche con altri scopi che hanno sì anche la finalità di prevenire, tuttavia in primis violano una decina di diritti in ogni stato e per lo più, come è stato provato dal suo scopritore che vive barricato in un bunker, è un mezzo che viene utilizzato semplicemente per controllare, per tenere sotto scacco, per ricattare.
    Nessuna modalità preventiva in questo.
    Solo offesa e sopruso.
    Pensi che ti protegga qualcuno che ti guarda?
    No, purtroppo e comunque quest’ansia di protezione, di spray paralizzanti, di pugni di ferro in borsa, non viene placata con un orecchio o con un occhio che vigila.
    Può aiutare una telecamera accesa per caso davanti ad una banca per scoprire un furto o uno stupro, certo.
    Tuttavia la privacy è un diritto, come quello dell’immagine, dipende dall’uso che si fa della immagine di una persona (se sono in macchina col mio amante e mi arriva la foto dell’autovelox a casa, per esempio, parlo di casi comuni, non di reati gravi ovviamente).
    Quanto alle comunicazioni, pensi che sapere che cosa dico perchè uso una parola chiave che viene tenuta sotto controllo in quel periodo aiuti a prevenire il nostro mondo dai disastri o pensi che sapere cosa dice qualcuno in una mail può invece essere intercettato dalla Telecom per esempio, come è successo, per essere utilizzato per ricattare qualcuno, o per spionaggio indistriale, o peggio queste informazioni essere vendute ad aziende che abbiano interesse a sapere cosa viene detto?
    Il discorso è lungo. Meriterebbe uno spazio a sè, magari ci ritorno.
    Grazie ancora.
    (ne approfitto per ringraziare gians per il ministero e la tess a cui dico che la tele e i giornali non dicono sempre la verità ma lei lo sa da sola; quanto a Jane ringrazio e passo senz’altro a trovarti, i tuoi temi sono davvero interessanti e stimolanti)

  16. grazie a te, Emma, per i temi che proponi.
    la mia, ovviamente, è una provocazione.


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