È tutta musica leggera

la foto è di Angel SinClaudicar

Ieri sera, con lo scroscio della doccia e le riflessioni da lettura commenti post, ho pensato a curiose assonanze di slogans e di circostanze. Non mi venivano in mente alcune parole di una canzone di Fossati per definire l’aria fritta, insomma, quella che gira a caso senza costrutto, senza senso. E per caso ho pescato la canzone popolare, quella assurta ad inno della sinistra del pidiesse che è defunto. Le parole “àlzati che si sta alzando…” sono un invito a destarsi a superare il torpore certo, ma curiosamente riportano al “riàlzati Italia” del pidielle, come se si fosse seduta dopo Fossati e necessitasse di essere ancora invitata ad alzarsi. Un invito a sollevare le membra sempre è! Una copia, un adattamento direbbero i più benevoli. Ma le curiose assonanze non sono terminate. Negli ultimi giorni, credo sia capitato anche a voi, sono subissata sulla casella di posta elettronica di spam sul tema disfunzione erettile. Ecco a questo punto ho pensato che i messaggi elettorali avessero uno scopo. Terrorismo senz’altro. La sicurezza era un paravento per parlare del vero grande problema che affligge l’italiano e, inutile farlo notare gentilmente o espressamente, meglio inoculare subliminalmente che sappiamo del tuo problema e che ti invitiamo a risolverlo, con noi. Una sorta di allusione sulle mancate prodezze degli italiani. Forse gli aumenti delle VET hanno fatto capire qualcosa? Non lo diranno mai, intanto esortano a rialzarsi, come una sorta di invito ipnotico. Credo nel frattempo si siano ipnotizzati a vicenda.
“È tutta musica leggera, ma come vedi la dobbiamo cantare..”
(E.)

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Published in: on maggio 16, 2008 at 9:42 am  Comments (20)  
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Contorni

la foto è mia, rubata all’acquario di genova

La questione del mio astigmatismo l’ho già toccata.
Imperfezione comune, che non riesce tuttavia ad inficiare la bellezza del circostante, che rimane semmai appeso, in cerca di definizione. Ma esiste e abbaglia.
Mi spiace di ravvisare la stessa imperfezione anche nel resto del mondo.
Non rimane legata solo all’occhio che non riesce a limitare i bordi delle cose, ma si manifesta nelle emozioni, nelle preferenze, negli entusiasmi.
È quello che vedo quando tutti sono amici di tutti.
Quando i limiti del giusto e ingiusto, del bene e del male, del pro e del contro si sfumano in una insolita mescolanza di colori, di pennellate, viene da chiedersi perchè dobbiamo volerci bene per forza tutti. Perchè ci deve essere questo appiattimento che annienti le nostre differenze, le nostre finalità?
In astronomia l’opposizione dei corpi celesti è una posizione contrapposta di uno nei confronti dell’altro.
Inoltre, in modo del tutto singolare, i pianeti in opposizione sono visibili per tutta la notte, alternandosi lo share insomma.
Quando questo periodo più o meno lungo termina, uno dei corpi celesti tende a confondersi col Sole avvicinandosene pericolosamente sino a sparire nella sua congiunzione.
Non si vive di sola visibilità.
Ma quando guardo il cielo voglio sapere cosa sto guardando.
(E.)

Published in: on maggio 15, 2008 at 9:32 am  Comments (22)  

Scatola

la foto è di AndreaUPI

Un aereo da lontano, un paio di gatti in lamento da balcone.
Non ho mai tradito i miei limiti. L’unica giovinezza ci sia concessa non va tradita. Anche quando fosse perduta.
E fra queste mura finite rimane un silenzio a colori, un giorno in cui aver fiducia nella propria casa, nelle proprie ferite, rimarginate quando i vestiti le coprono, quando la condizione umana sembra la cosa più importante possa essere.
Un giornale del giorno, un bacio distratto, una perdita da non rimpiangere, un dono da desiderare.
Quando hai sete e fame, quando il cielo è tutto lì davanti, si offre nudo e impaurito perché si possa trafiggere mille volte e mille volte benedire.
Il solito suono. Delle proprie carni che si muovono, delle proprie sostanze che si rinnovano, lasciandone altre a morire.
E lasciare sia il mondo a raccontare che ora sia. Quel piccolo mondo senza orario fra queste carte e questo buono. Questo biscotto sfornato che è il giorno nuovo.
(E.)

(per gli amici che volessero, un invito su LIBMAG a leggere fra gli altri anche il mio articolo)
Published in: on maggio 14, 2008 at 7:58 am  Comments (22)  

La porta

(la foto da corriere.it)

Sisma in Cina, come se la natura si ribellasse, bastarda, punendo la gente che poco conta, che non ha voce.
Il boato le raccoglie tutte, queste voci, le moltiplica e le annienta.
La natura ci ricorda sempre, ancora una volta, che siamo piccola cosa, che possiamo poco. Che le catapecchie e le fabbriche possono essere spazzate via senza preavviso, senza che nessuno governo, nessuna misura di sicurezza possa fare nulla.
Piccoli tutti dunque, piccoli i grandi che si interrogano sulle sorti del nostro pianeta, piccoli i sismologi che studiano qualcosa che è più grande e potente di loro, che provano a domare una furia senza ragione.
La furia contro tutto, senza guardare in faccia nessuno.
La contea di Wenchuan, epicentro del terremoto, è proprio nella zona di Aba, teatro nelle scorse settimane delle più forti proteste anticinesi dell’etnia tibetana.
Un caso, certamente.
Ma se si fermassero tutti a pensare che il mondo non è solo una scacchiera dove si decide chi è il più forte e chi deve essere soffocato nel silenzio, forse non sentiremmo questo urlo dissennato provenire dal centro della terra.
Una terra generosa, spietata, ricca, esausta, cieca.
Che chiude la porta.
(E.)

Published in: on maggio 13, 2008 at 12:06 am  Comments (15)  

Letto

la foto è di piXotroPic

Mi piacerebbe sapere a cosa avete pensato appena scorto il titolo.
La primissima cosa.
Oggetto su cui si dorme, alveo di fiume o participio passato del verbo?
Quando manca il contesto possiamo sentirci liberi di pensare senza guide e di dare il senso che desideriamo alle cose.
Ecco, quel senso, quello solamente, quello dato dalla nostra percezione.
Senza contesto niente è definito. Senza aver tessuto insieme tutte le trame che compongono l’intendimento di chi utilizza il termine, possiamo essere liberi.
Io mi prendo la libertà di farvi credere ciò che più preferite.
Prendetelo come un regalo di inizio settimana.
Scorrete o dormite. Qualunque cosa vogliate.
(E.)

Published in: on maggio 12, 2008 at 9:55 am  Comments (21)  

La sedia

la foto è di Astic

Sto cercando uno stato dove possa essere dignitoso vivere.
Venerdì forse non è il giorno migliore per salire su quest’autobus.
La ricerca potrebbe essere influenzata da interessi inaspettati.
Il fine settimana diventa una specie di boomerang.
Riponi tutte le speranze come fosse una sorta di panacea e alla fine scopri acciacchi che non conoscevi, nella domenica in cui i conti non tornano mai e la voglia di andare è pari a quella di restare, col cuscino ben fermo sotto alla testa.
La fuga a volte riesce. Altre volte fa solo piacere pensarci.
E chi resta non sempre fa la cosa giusta.
Comoda senz’altro.
Per intanto mi fermo un attimo, ché correre comunque non è sempre la soluzione.
E vediamo cosa si vede da qui.
(E.)

Cliccando qui un suggerimento per un sabato diverso ai romani che mi leggono
Published in: on maggio 9, 2008 at 8:19 am  Comments (29)  

Allora stai zitta, non parlarmi nemmeno

foto di Roberat – sotto Max Gazzé

Certe risposte non si trovano se le cerchi. Vengono da sole, scorrono come un fiume accaldato nel suo letto di rocce e fango.
Scopri che è il sole che risponde, è la musica, il suono dei passi che si sommano sulla strada di ritorno a casa.
E le mura suonano la stessa cosa, suggeriscono le parole. Il silenzio custodisce il suono del non detto e delle parole immaginate.
Il pulsare faticoso della luce sugli occhi, la corsa dissennata dei capelli sul viso.
Un suono impercettibile e maestoso che è il tuo. E che non riconosceresti se fosse d’altri.
Il mare fra le dita. Dita che vorrebbero nuotare e rimangono in tasca, senza bisogno peraltro di essere scaldate.
Un gesto infantile, il solito, di stringere le dita fra le gambe quando è mattino e sembra che tutte le mattine sia freddo, perché il sonno è strappato e sfigurato da un altro giorno che è vivo e aspetta.
Aspetta che passi e che tutto con esso sia passato.
Il caldo che c’è stato e il bello che poteva anche esserci.
(E.)

Published in: on maggio 8, 2008 at 8:35 am  Comments (14)  

Due cosmico

Picasso – due donne che corrono sulla spiaggia – 1922

Sono giorni che mi arrampico su teorie, in cerca di una risposta che dovrebbe, come direbbero i saggi, venire direttamente dalla vita.
La matematica di solito mi tranquillizzava. Avere certezze silenziose e tonde è sempre stato confortante.
Elevare a potenza poi non ho ben capito a cosa possa servire nella vita pratica, ma mi fido.
Poi la storia dei numeri reali davvero mi ha sempre appassionata, il fatto che possano svilupparsi, ecco.
I numeri che si sviluppano in una sorta di evoluzione.
Che magia.
Ma la cosa che più mi interessa è che quasi tutti i numeri reali sono irrazionali.
A parte la spiegazione strettamente matematica, l’enunciato è fantastico.
E poi che dire dei numeri trascendenti? Sempre irrazionali loro, beh sono trascendenti direte, certo. Il pi quadro per esempio, ecco, è un trascendente ed è lui il colpevole che rende impossibile la quadratura del cerchio. E quindi rende la sua perfezione.
Quindi nemmeno la matematica, nonostante il suo fascino, può darmi certezze inoppugnabili, ma senz’altro può dirmi ciò che non è, ciò che non è possibile, consentito, assumibile.
Tornando alla realtà che coincide con l’irrazionale, mi sento di tentare di allargare questo principio al resto dello scibile.
Può la realtà coincidere con l’irrazionale?
In tanti, giù nelle tombe, mi risponderebbero di sì, certamente.
La realtà sfugge dalla razionalità, imprevedibile e mutevole, sgusciante e inafferrabile.
Eppure i numeri sono quelli: la convenzione del due che raddoppia l’uno.
Convenzioni che confortano, che trovano una regola al mutare delle possibilità.
E la barbarie sta nella nostra voglia di incasellare e di razionalizzare qualcosa che trascende per natura, che sfugge, ma nonostante tutto ci fonda.
Un non essere che diventa essere nel fluire dei conti e delle assunzioni. Un essere che è altro essere difforme da quello dell’attimo prima.
E noi barbari civilizzati che diciamo barbari ai nuovi arrivati.
Come se due non fosse uno più uno, ma un due fisso, statico, cosmico.
E due è una convenzione. Necessaria ma utile.
Mentre uno è sempre solo e imparagonabile sinché resta tale.

(E.)

Published in: on maggio 7, 2008 at 7:18 am  Comments (18)  

Sopra Galilei

nella foto una nuvola sopra casa di mia madre

La matematica è pura astrazione: tanto più esatta e vera quanto più lontana dalla realtà.
Sopra di noi la verità quindi, quella che possiede verità assolute e lontane.
E tutti quelli che vogliano farci credere che esistano altre verità assolute, debbono fare i conti con queste nuvole, lontane e perfette, con una matematica della vita che racchiude nella ragione la partenza e l’arrivo.
E il dubbio?
«Una teoria è scientifica nella misura in cui può essere smentita» (Karl Popper)
Ogni teoria.
(E.)

Published in: on maggio 6, 2008 at 7:40 am  Comments (23)  

m’buti

Oggetto in disuso, pratica in uso.
Credo di aver usato l’imbuto negli ultimi anni una sola volta, per imbottigliare del thè e metterlo in frigo. Odio il thè freddo industriale.
Di imbuto parla Dante, a forma di imbuto è anche l’inferno.
Il gorgogliare e intasare, il canalizzare e il ridurre.
Sono leggi umane, ma copie della natura, che riproduce la forma dell’imbuto per non sprecare, per convogliare.
La logica dell’imbuto ha guidato le scelte politiche degli ultimi mesi in Italia.
Strettoia. Per passare bisogna aspettare, mettersi in fila.
La bottiglia da riempire è quella. Chi entra la riempirà. Se il flusso è sostenuto la strozzatura si intaserà. In ogni caso non tutti arriveranno.
L’imbuto è ovunque. L’imbuto siamo noi. L’imbuto non si vede, ma questo non significa che non esista. Da secoli ci si chiede che forma abbia l’universo. (Potrei dire che la risposta è su rieduchescional channel).
La teoria dell’imbuto reperita sul web è una teoria per la quale la vita è una sorta di risposta alle scelte e alle strade percorse, una risposta sintetica e fisica.
L’imbuto.
Per poter comprendere questa avvincente teoria, bisogna partire da alcuni enunciati di base:
– L’uomo vive per la propria felicità, in modo egoistico vi tende.
– La felicità non è di questo mondo, è una illusione.
– È l’ottimismo di cui è fatto l’uomo a salvarlo dalla durezza della realtà.

Ed ecco l’imbuto. Una sorta di discesa conica nella quale gli uomini si inseguono, tutti verso il traguardo, la strettoria, terrorizzati da non riuscire a farcela. I più veloci vinceranno.
Un girone dantesco, corpi calpestati, lamenti, corse, cazzotti, ma speranza.
Quella di arrivare. Chi perde la speranza non potrà farcela.
Alla fine della strettoia può anche non esserci nulla.
Ma anche un fiume, o un tritacarne.
M’buto!
chi ha inventato il primo M’buto?
chi ha usato il primo M’buto per travasare l’acqua? Come faceva il primo M’buto?
Si servivano di uno solo o di più M’buti?
M’buti. Su rieduchescional channel!
(E.)

Published in: on maggio 5, 2008 at 8:08 am  Comments (18)