La cura

Temo che stia ancora scorrendo nelle mie vene al posto di ciò che dovrebbe farlo davvero.
Alberi mozzi al mio ritorno, come se l’estate si fosse ribellata e avesse dichiarato guerra.
Tronchi per le strade e occhi socchiusi dal sonno.
Il sole questa mattina ha curato tutto.
A parte gli effetti dello Chablis.
(E.)

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Published in: on giugno 30, 2008 at 2:39 pm  Comments (11)  

I’m sealing

se quest’acqua di lago fosse acqua di mare – una mia foto

Stacco due giorni, chiudo tutto e vado dai cugini transalpini.
Si dorme male in queste notti, ci sono cose che non si possono rimandare e tornano tutte insieme quando si combatte con la veglia.
Sto terminando un bel libro e, come quando una strepitosa vacanza sta per terminare sale la tristezza, devo cercare un degno sostituto, che possa accompagnarmi nei giorni di calura e nei momenti di passaggio.
Tutti sono momenti di passaggio. Fra quello che eri prima di viverli e quelli che sarai dopo. Nel mezzo. Un presente che non esiste, che appena lo guardi è già passato.
Buon fine settimana.
(E.)

Published in: on giugno 27, 2008 at 3:06 pm  Comments (25)  
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La vie en rose

la foto è di piXotroPic – Torino negli occhi

Il quotidiano e le sue pieghe.
Come un distratto passante e il suo distratto sigaro. Lascia la scia del suo passaggio senza volerlo.
Il giorno e le sue vetrine. Insipide e solite. I dettagli che posseggono la loro intima essenza.
L’asfalto e il suo contrario, come se fossero la terra o l’erba a farci respirare, a dirci chi siamo e che abbiamo un perchè.
Gli specchi e le loro deformazioni, con i colori che ci restituiscono. Influenzati, come noi, dal fluire del mondo e delle sue emozioni.
Orbite, come in un equilibrio celeste sconosciuto, nelle quali ci attraversiamo mentre gli occhi si incontrano per poi perdersi e non aversi più.
(E.)

Published in: on giugno 26, 2008 at 10:16 am  Comments (14)  

Percorsi

sole attraverso – una mia foto

La strada cambia, cambiano i ciottoli, le salite, gli alberi dintorno, il sole o la pioggia, i colori delle foglie e delle stagioni.
Il tragitto ha subito mutazioni con le piogge cadute nel frattempo, con le arsure del terreno e con le crepe del gelo. I solchi dei passaggi di carovane sono aumentati, anche se il profumo pare lo stesso, quello di fresco, di sottobosco.
Come se un parco dopo decenni restituisse il ricordo di ciò che è stato. Stratificato ma riconoscibile.
E se dove c’era un parco si trovasse un condominio o un centro commerciale?
Quali odori, quali familiarità si potrebbero trovare? Nessun ceppo tagliato, nessuna foglia divelta o caduta.
Il cemento non lascia scampo, come il tempo.
Come il non assomigliare ai propri cari. Il trovarsi estranei al loro modo di vedere le cose, di viverle.
Ma il vedere però negli occhi della propria madre quel guizzo di una giovinezza che è appartenuta a te e a lei forse nello stesso modo. E trovare che il suo modo di invecchiare ti irrita, perchè potrebbe essere il tuo.
(E.)

Published in: on giugno 25, 2008 at 10:32 am  Comments (24)  

Un mondo senza ICI

la foto è di sga77

Ondate di calore.
Siamo sotto la Spagna, ma nella media europea, così dicono.
Che fossimo sotto la Spagna ce n’eravamo accorti, purtroppo, due sere fa.
Che Zapatero fosse meglio dell’ultimo dei nostri non credo ci fossero dubbi. Credo lo sarebbe di uno qualunque a caso.
La nuova classe politica dovrebbe essere come la nostra futura nazionale.
Giovani promesse e fuori i vecchietti, che tanto hanno dato, ma che sinceramente hanno anche fatto il loro tempo, per dirla con gentilezza. Ma le giovani promesse sono naturalizzate, tocca fare un giro per parlamenti esteri.
Caldo e orrore.
Tifoni sull’Iran dopo le Filippine. Questa volta non metereologici.
Venti anni fa gli americani scoprirono l’effetto serra. Prima di allora si chiamava sauna globale. Come avremmo fatto senza questo nome molto più dignitoso?
Il mondo va alla malora, lo dice il fatto che adesso fa un caldo boia e giorni fa faceva un freddo becco.
E le balene continuano ad essere sterminate. Ma solo perchè mangiano i pesci piccoli. E perchè occupano tanto di quello spazio che sarebbe il caso di far pagare a loro l’ICI, semmai.
Ondate di maree nere.
Betoniere incriminate dopo venticinque anni per aver inghiottito corpi di giovani sequestrate. Entro la fine dell’estate si prevedono incriminazioni per i bisturi utilizzati al Santa Rita. Unici colpevoli di reati.
Il bel Ghedini lavora per noi. Gli altri remano contro e se continueranno così le calotte polari si scioglieranno su di noi e ingoieranno il CSM e tutti i filistei.
Il mondo va alla rovescia.
Chi giudica vada giudicato e chi legifera vada santificato.
Nessuno tocchi i vertici, chè si sa quando levi la chiave la volta casca giù come sbriciolandosi.
Basta briciole che non sapremmo dove metterle!
Pensiamo a dove mettere i giudici. Agnano pare una buona soluzione.
(E.)

Published in: on giugno 24, 2008 at 9:46 am  Comments (16)  
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The lies we agree on

la foto è di Nigel Bennett 

Stamattina ho aperto la posta elettronica, dopo due giorni completi di vera disintossicazione. Ed ho trovato un invito ad una Mostra alla solita Galleria d’arte di cui parlo spesso in Via Mantova a Roma, Endemica, per il prossimo 26 giugno. Il titolo è lo stesso che ho messo in questo post. In realtà l’artista che espone, Nigel Bennett, lo conosco personalmente e sorrido a pensare che abbia scelto questo titolo. Leggo che nell’installazione c’è una sorta di palafitta thailandese e ricordo la sua passione per la cucina thai. A parte Nigel e i sogni strani fatti nelle notti scorse, mi soffermo sull’ultimo. Sarà ieri sera, sarà il caldo infenale, ho sognato di essere in vacanza, ma di essermi persa. In Liguria o giù di lì. Di avere con me solo una macchina fotografica e una borsa. Un passaggio da un gruppo di vecchini allegri su una vecchia Dodge e scaricata in un dedalo di scale e stradine, finita in una delle strade di Genova alle due del mattino senza nessun posto dove andare a dormire. E accorgersi che c’è il sole. Si vede la luce del sole attraverso le fronde degli alberi del parco dove sono sbucata per caso. In una sorta di sole di mezzanotte italiano.
Sarà il lunedì e l’aria condizionata ancora rotta in questo open space, ma la sveglia pigra delle 7 e il caldo fanno venir voglia di raccontarsi un paio di bugie per scappare via.
Le uniche bugie che potremmo accettare. Quali?
Non quelle sulle persecuzioni giudiziarie, non quelle per cui ci salviamo tutti se si salva lui, non quelle che perdere ai rigori è meglio che perdere nei tempi regolamentari, non quelle che mettere Del Piero è stata una mossa per aumentare il numero dei rigoristi in campo, non quelle che il caldo durerà sino alle ferie di agosto, non quelle che l’inflazione programmata all’1.7% è colpa della BCE, non quelle che anche se non ricevi l’ostia perchè non sei pronto all’eucarestia sei salvo lo stesso, non quelle che l’immobilismo della UE dipende dal Trattato di Lisbona.
Ci sono altre bugie sulle quali possiamo essere d’accordo.
Una d’esempio: carino il panama di Berlusconi.
Buona settimana, sinchè potete.
(E.)

Published in: on giugno 23, 2008 at 9:57 am  Comments (14)  
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The cheapest way

foto di JLi21

Ne basta poca.
E c’è modo e modo di ottenere un round trip. Si può cercarla in questi giorni nelle notti fuori città, che è grande e piena di speranze, malriposte, o cacciarla su un blog, chè comunque è economico e poco ingombrante.
La seconda che ho detto.
(E.)

Bullets

Bastano un paio di parole.
Spesso nemmeno quelle.
Ci sono disegni di legge che possono fare peggio.
Ci sono cessate il fuoco che fanno respirare la polvere da sparo.
Ci sono giornate che ti trapassano da parte a parte.
Ci sono occhiate che feriscono più di una balestra.
Ci sono fondine che sembrano luoghi di ristoro e viceversa.
Ci sono non parole che dicono cose tremende.
Contraddizioni.
E il corpo decide di non rispondere agli stimoli. E del mezzogiorno di fuoco che attraversa le viscere, rimane solo l’afa incipiente e il polso fermo.
Non per i battiti.
(E.)

Published in: on giugno 19, 2008 at 10:15 am  Comments (12)  

Quindici anni

Le cuffie nelle orecchie e tanta voglia di sole.
Una voce quasi da venerdì, una di quelle che la sera dentro al supermercato mentre gli altri spingono i carrelli, sordi alla tua musica, viene voglia di cantare.
E me la porto in giro questa canzone, per tutto il giorno. Con un sorriso di sottofondo.
Una canzone di venti anni fa. Quando ero al liceo.
E il tempo danza nelle immagini intermittenti di giorni in cui con la permanente che parevo un cocker cercavo libertà. E quella sensazione di libertà l’ho posseduta davvero poche volte: cantando a squarciagola sul motorino nelle sere fredde o camminando ieri sera con le cuffie e cantando qualcosa che i passanti avrebbero riconosciuto come uno stupido lamento.
Ma era libertà.
(E.)

Published in: on giugno 18, 2008 at 8:30 am  Comments (15)  
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Giallo lampione

una mia foto scattata a Caravaggio

Infinite gocce sul finestrino, mentre il film del mondo si srotola davanti agli occhi in una notte come altre, di ritorno a casa.
La radio canta una canzone che non conosco, taccio, ascolto le note e guardo fuori.
Intorno ad un tavolo tante anime strane fino a qualche minuto fa. Tanto contorcersi nell’esistenza in modo differente.
E il buio e il giallo dei lampioni è sempre lo stesso, riflesso nelle pozzanghere. Il colore indistinto, imbevuto come filtro di thè.
Tutto questo affannarsi a vuoto. Tutto questo riempire lo spazio entro una scatola.
Tutto questo correre afferrandosi distratti.
Mentre tutto scorre e pare non arrivare. E pare non essere.
(E.)

Published in: on giugno 17, 2008 at 9:28 am  Comments (15)