Zena

la foto è di Alessandro Vannucci

La porta, questo forse l’originario significato del suo nome. Come bocca da cui partire, da cui nascere e in cui morire.
L’ho sempre osservata con dolore, Genova.
Amata in silenzio come si fa con un amore impossibile e lontano, come con il proprio contrario e la propria origine.
Ho amato i suoi frutti, tutti belli e dolenti. Li ho cercati nei suoi carruggi, nella brezza sferzante del porto antico, nei suoi angoli bui e nella sua lanterna.
Come si cerca l’uomo di Diogene, in una sorta di illuminazione che resta fioca e che fa strabuzzare gli occhi.
Le cupole e il mare, le discese e le terrazze arrampicate, il profumo di erbette selvatiche e lo scorrere dei tetti rosa sui suoi fiumi di stradine solitarie, un bazar sotto ogni portico e il profumo di biancheria, i suoi volti, tutti in contrasto, senza senso ma con un profondo odore di sodio che corrode gli scafi delle sue barche, che entra sotto i ponti e si insinua fra i suoi labirinti.
E il cemento, le arterie ingolfate, e di nuovo il mare, che sbatte impetuoso sugli scogli e occhieggia benigno intorno ai moli, sotto gabbiani ebbri di sole e di vento.
Genova rimane attaccata alle mani, come un sapore di infanzia, diventa radice anche quando viene strappata.

“Di acqua e di respiro
di passi sparsi
di bocconi di vento
di lentezza
di incerto movimento
di precise parole si vive
” (Fossati)

(E.)

Published in: on giugno 6, 2008 at 7:45 am  Comments (26)  
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26 commentiLascia un commento

  1. zena ti colpisce, dal mare non vedi che un orribile sovrappasso di autostrada, poi fai due passi e sei dentro, al riparo, protetto ed accolto dai carrugi, dai palazzi colorati, dalle piazze improvvise…. ci sono stata poco tempo fa, grazie ad un coro genovese che ci ha fatto fare un tour storico-musicale, alla ricerca dei posti cantati da Faber. bellissimo.

  2. Purtroppo per me Genova è soprattutto il lavoro. Non sò perchè ma è una città che mi asfissia.. mi sento stretto.. quasi in una sensazione claustrofobica..! Non riesco a gustarne bellezze.. sebbene ce ne siano a vendere..!! Amo molti dei sui figli.. ma non riesco che a scappare appena posso dalla madre..!!

  3. Dribblamento di Paolo Conte, che la Genovas pareva solo per lui e l’altri sti cazzi!
    Bel post, poetico. Io la conosco poco, anzi affatto. Mio papà ci ha transitato a lungo, e gli è rimasto un accenno genovese, ma null’altro
    prima o poi – ce vo.

  4. la canzone del giorno🙂

  5. Io ci sono nata proprio vicino.
    Per molti aspetti mi ricorda Napoli

  6. a me genova piace molto e ci vado sempre volentieri, ci conosco delle persone molto in gamba: trovo che sia una città veramente di frontiera (culturale, sociale, economica) ed è questo che mi attrae e mi fa scordare l’oppressione dell’appiccicato che in effetti c’è.

  7. Buon pomeriggio, stremata da questa settimana intensa, per fortuna rilevo che è quasi finita. Sollievo.
    Ho un rapporto strano con la città di Genova e volevo solo farvelo intuire un po’.
    La claustrofobia la sento anche in altre città, forse Roma soltanto non mi provoca questa sensazione.
    Milano per esempio specie in estate mi stimola l’istinto di scappare, per l’aria ferma e appiccicosa. Il ponentino non arriva sin qui. Vabbè, lassamo perde…
    Auguro un sereno fine settimana ai viandanti di passaggio.

  8. ti ho mai raccontato di quella sera con Teresa Salgueiro a passeggio per le stradine di Genova?
    🙂

  9. Mi colpiscono gli odori e le persone: a Genova non sono immediati. Bisogna decrittare, come per un rosso, senza fretta e con attenzione. Alla fine mi è rimasto un pugno di fortori che vanno dal mare promettente il largo, all’orina degli angoli fino ad una angolo di spezie. Quello di un bar dove ho bevuto vermentino e la cannella, la noce moscata,il pepe, si mescolavano.

  10. bellissima descrizione, ci sono passato qualche volta, ma poi torno sempre nei grandi spazi aperti, quelli che faber ha scelto come seconda casa.

  11. genova l’ho conosciuta attraverso i suoi odori.
    genova mi angoscia emma, le ragioni sono quel cavalcavia, i moderni condomini arrampicati e agrappati disperatamente a posti impossibili.

  12. Molto bella quella foto
    e così non rende… cosa sono quei quadrati bianchi disegnati per terra… parcheggi per che cosa…
    Ci andai per ben due volte tanti anni fa, fermandomi solo da un oculista… che non ricordo più in via xx settembre, pranzo al ristorante e ritorno a casa, sempre in treno… robe così, robe di kappa e oltre, ma soprattutto oltre…

  13. Bellissimi i vostri affreschi di Genova, tutti li condivido e tutti ne fanno un posto unico proprio per questo.
    Vero Diana, angoscia a volte, concordo, specie quel punto, quella strada aerea in mezzo ai palazzi.
    Willy, lì i profumi sono tutto e sono anche la sua negazione.
    Gians, bisogna tornarci per vedere altre cose, tutte le volte ho visto cose diverse.
    Darioskij, non so cosa siano quei quadrati bianchi; ci sono sempre andata in treno anch’io e ho sentito la malinconia in ogni angolo.
    Fan, sono giorni che parli della Salgueiro, il disco si può cambiare adesso?😉
    Piove, ogni giorno.
    Zena è in tema.

  14. sai che c’è, Emma?
    sembra che a volte sia irrinunciabile destino amare di più quel che ci appare “offeso” e “sfregiato” nella bellezza potente che possiede.
    E’ amore-rabbia per chi è stato offeso e contro chi si è permesso un atto così sacrilego.
    E’ amore-“ipervedente”quello che ti fa considerare quanto tu “sappia” la vera bellezza di quel luogo, aldilà e oltre gli sfregi e la devastazione inferti.
    E’ un senso di appartenza che ti prende e per il quale vorresti curare quella devastazione pur sapendo con consapevole rabbia di non averne i mezzi.
    Sai, penso che sia questo un modo di amare i luoghi come fossero esseri viventi.
    Mi piace moltissimo il tuo post e, se a te non dispiace, lo vorrei ripubblicare da me- citandoti a chiare letterone,ovvio- e con il mio commento aggiunto, così come abbiamo fatto già un po’ di tempo fa.
    Un abbraccio e fammi sapere
    (terezainblu@yahoo.it)

  15. buona domenica emma, appena posso ci rivado.🙂

  16. Ti ringrazio Tez, fai pure.
    Gians, fammi sapere allora.

  17. mi ero dimenticato di aggiungere che pioveva (quella sera a Genova con Teresa)

  18. ma forse non era Teresa e non era Genova. forse non era neanche quella sera lì.

  19. notte emma, posso dirti che mi manchi?

  20. (con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così)

  21. uh..zena!
    la città di giano..bifronte..verso il mare e verso la montagna!!! un po come noi!!

  22. fan, ma ti sei incartato? insomma chi era e soprattutto portava un fiorino?
    gians, ma io sono qui, non vado da nessuna parte!😉
    (bask)
    bitu, sei di nuovo fra noi? come noi, sì.

  23. ma nooo, era una citazione da MOnica Vitti che cantava un pezzo dei Gufi (cabaret milanese), in verità parlava di Varazze e Voghera…
    volevo solo adeguarmi alla leggerezza delle tue parole con un lieve e scherzoso rimbrotto (ai commentatori)

    allora se volevo fare il figo citavo Campana, no?

  24. ma sì, vai di Campana, insomma!

  25. Genova e’ una delle citta’ Italiane che amo di piu’ e trovo la descrizione di Emma splendida e quella di paoletta (commento N1) estremamente calzante. Anch’io nel mio piccolo ho dedicato un post a Genova, che mi pare una citta’ portuale senza porto.

    http://janejacobs.wordpress.com/2008/04/29/genova-la-lunga-umiliazione-della-superba/

  26. copio tutto e pubblico domani….
    ^_^


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