Stubborn

View From The 18th Floor – PJ Taylor

Le lotte impari entusiasmano. Il modo che possediamo per affrontarle rammenta la nostra finitezza e la nostra testardaggine a non volersi piegare ad esse.
Giocano a nascondino, ma ne percepisci l’eco, storpiata dal rumore fuori o da un sorriso onirico.
Sbiadite ma presenti, scrostate, come portate via da un muro antico.
Dipinte fresche come su una tela capovolta, che mostra i piedi in cima e la testa in alto.
Scappate da quella porta, che, usciti, è sparita.
Divano di cuscini svuotati.
Pare che tutte le lotte concernano parole.
Travisate o abortite. Fuggite o lasciate morte sul selciato.
E le parole più belle, quelle che prima di uscire fanno tremare, quelle che si vorrebbero fermare per non farle arrivare, per lasciare quei passi fra te e loro, sospesi. Quelle parole dicono di non volere rimanere. Passano di corsa.
Indossano un cappuccio e si beffano di te perchè non potrai riconoscerle.
Se le prendi si sciolgono. Come se il loro corpo sublimasse.
Testardo te che le vuoi. Rischi di rimanere in silenzio. E di camminare coi passi degli altri.
Ti porgo le mie. Se si fermano.
(E.)

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Published in: on luglio 24, 2008 at 11:50 am  Comments (9)