Una promessa e una ragione

la fine di un sogno di fabionico

Mio padre era una giovane promessa del calcio di fine anni sessanta e inizio anni settanta, aveva anche avuto un bell’ingaggio dalla reggiana e giocava da centravanti.
Interruppe credo nel settantadue, ma non ne ho le prove certe, interruppe per un buco al polmone e per la testa bacata che aveva (il polmone credo si sia curato, la testa no, purtroppo).
Io questa cosa l’ho vissuta come una sorta di leggenda a metà fra il clandestino e le robe da maschi.
Le zie (le sue sorelle) sono sempre state convinte che fosse una cosa degradante fare sport per vivere, lo sport fortifica semmai, ma non deve mai intralciare le altre occupazioni della vita, che sono quelle di seguire pedissequamente una sequenza per loro vincente che dopo la trafila di studi porta inevitabile al posto fisso della vita e al matrimonio con tappeti di fiori e sigla finale.
Lui no, lui aveva trasgredito e era anche andato alle trasferte, aveva comprato scarpini con chissà quali soldi, aveva anche lasciato il basket, la cui scuola era nel loro quartiere, e si era allontanato, nientepopòdimeno che nella parte sud della città, ai campetti quelli buoni, quelli non di terra e di fanghiglia, quelli meno sassosi, con ciuffi d’erba anche, rari e secchi, ma erba.
E poi aveva anche deciso di correre il rischio di fare provini e andare altrove, una cosa davvero deplorevole, lui che doveva studiare legge e fare l’avvocato!
Lui che lasciò legge e che lasciò qualunque cosa si potesse lasciare al mondo.
Questi sono pezzi di racconti, cuciti a mò di coperta della nonna, fatta con gli scarti di lana che però alla fine viene bella colorata, una coperta di quadrati con colori e fantasie diverse, che scalda e che tuttora poggio sul mio letto nelle sere tardo autunnali per sentire quegli scampoli di lana raccontare cose, dirmi cose che non ho mai udito o che ho dimenticato col tempo.
Non so che cosa accadde di particolare. So che lui raccontò di essere bravo e di essere stato ingaggiato dalla reggiana. Soldi comunque e altre piccole cose. Qualche donna, qualche sfizio.
La fine di questa avventura nel mondo del calcio è rimasta sempre avvolta nel mistero.
A parte il buco al polmone e i contrasti in famiglia, la chiusa in una casetta in montagna per mesi per riprendersi, scortato da una delle sorelle, non rimane nulla.
Come se il buco fosse stato un buco nero.
Tuttavia per il mio scetticismo riguardo al soggetto, data la testa di cui sopra, consideravo questa avventura e quei vecchi scarpini (neri con le strisce bianche, duri come il marmo che non so davvero come facesse ad indossarli) che avevo scovato da qualche parte, come una delle tante cose misteriose della mia famiglia (che di scheletri e misteri ne ha da vendere).
Sinché un pomeriggio di circa otto anni fa mi trovavo con lui in un paesino del reggiano, in uno di quei baretti da bianchetto e da vecchietti, da sotto portici, da semiombra, da scopetta con gli amici.
Il mio sguardo andò ad una vecchia foto su un muro ingiallito, una foto della reggiana del ’70 credo, ma potrei sbagliare data, e uno dei volti lo riconobbi perfettamente.
Con gli occhi sgranati riconobbi la basetta lunga, i capelli indomabili, gli occhi da teppista e il sorriso sornione, il suo, quello di sempre.
Si accorse di questa cosa e si avvicinò alla foto e annuì; il barista attempato notò tutto e con un Cal ṣugadōr! ad alta voce richiamò l’attenzione di tutti, gli disse che la faccia c’era, era sempre quella di allora e che il tempo comunque era passato.
Ci offrirono da bere e per me bere alle quattro del pomeriggio è come darmi un sonnifero, tempo mezzora ho le gambe pesanti e un sonno tremendo.
Ma bevvi. E per una volta gli credetti.
Un’basta avé la rasònm, bsogna ch’i t’la dëga

(E.)

Published in: on settembre 8, 2008 at 7:34 am  Comments (26)  

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26 commentiLascia un commento

  1. Abbiamo bisogno dell’amore dei padri, forse di più di quello scontato delle madri. Della vita,delle storie, delle stranezza di chi in qualche parte ci assomiglia. Perchè non assomigliamo, ci assomigliano in quella nota misteriosa a cui teniamo tanto.
    Ti risparmio una simmetria personale.
    Buona giornata e settimana Emma.

  2. sintonia.piena.
    buona giornata

  3. Ti ho letta d’un fiato, ho letto l’arretrato che nelle vacanze si é appoggiato sui server in attesa d’esser letto.
    Due su tutti: il fiume e verso sud, una vita e una sua possibile visione.

  4. …mi manca la traduzione dell’ultima riga, che mi sarebbe necessaria.
    inutile dirti che ho almeno 4 coperte fatte con gli scarti di lana..che uso ogni inverno da decenni e che trovo bellissime.
    buon lunedì

  5. Questo racconto, questa storia della tua vita, le parole, le descrizioni… insomma è qualcosa di delizioso.

  6. non basta avere ragione, tocca che te la diano.
    questo il detto del reggiano…
    quando scrivo di certe cose sono entusiasta, poi inequivocabilmente mi scontro con la realtà delle reazioni degli altri e mi ridimensiono.

  7. Il tuo incedere emiliano è un po’ incerto ma hai reso l’idea.
    Questi padri ingombranti anche quando non ci sono…(cit. miei figli maggiori)

  8. :O
    posso chiederti perchè ti ridimensioni?

  9. perchè sono stupidina, lois: si tratta del rapporto che ho con le cose che scrivo, a volte molto forte.
    ma guarirò.

  10. anche le famiglie so simili!!! that’s incredible!

  11. non dovresti, emma, ridimensionarti dico.
    non mi stancherei mai di leggere storie come questa, scritte con questa mano leggera e affettuosa.
    bel tipo tuo padre, mi domando se anche tu possiedi occhi da teppista.
    forse si, mi rispondo, ma non sempre e non con tutti.

  12. un bel racconto, è come se avessi mollato gli ormeggi

  13. c’è un libro di davide enia, bello e amato (il libro, eh?) che racconta una storia similmente triste. rembo’ era un genio, la promessa. che come di ogni promessa è rimasto solo il debito. cal ṣugadōr!, direi se l’avessi mai conosciuto.

  14. Lo diceva anche Andreotti, l’ultimo proverbio.
    Per le scarpe: bisogna spalmarci il grasso sopra per tenerle morbide…mi sa che non è stato fatto per un po’ (-;

  15. emma, questo è per te
    http://www.makia.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1834282

    come vedi abbiamo cose…

  16. Bellissimo!
    non basta avere la ragione
    bisogna che te la diano, oppure
    bisogna che coloro i quali quelli che… non
    te la vogliono dare… alfine muoiano sacrosanti
    Conosco quel bar quei bianchetti quegli anni quelle
    basette, anche gli scarpini, conosco, vedi un po’ te
    per emma. consiglio trasferte, e provini, e qualche scarpino; il bianco no; meglio il rosso o il nero (il vino)… meglio una trasferta a Cassibile, 15 km da Siracusa verso sud, come oggi un giorno, come un’otto settembre di questi, questo in particolare; oggi iottè!

  17. darioskji non lo sai ma tocchi un tasto dolente: le cercavo le cave di cassibile quest’estate, mi sono anche persa in mezzo al nulla per cercarle e poi ho desistito, mai desistere lo so.
    sugli scarpini forse andavano oliati, come dice rip, forse erano semplicemente usati e induriti, incrostati di fango che parevano neri sotto, non so, fatto sta che vagamente ricordo di averli visti quando cercavo delle vecchie scarpe, in cantina.
    bask, guarda le combinazioni, quel libro mi sa che sto imparanto ad amarlo anch’io sai? ci hai preso… ci sono molte similitudini fra l’altro.
    impollinaire, grazie: sugli ormeggi non so, non intendo partire, ma solo per ora.
    d, non tutto quello che si dovrebbe fare si fa, anzi, per come sono fatta io di solito non faccio mai ciò che si dovrebbe; quanto al bel tipo concordo, è un bel tipo, ma solo quello purtroppo.
    bitù, davvero? piacere ho… ehehehe
    ultras, non sei più fan? ti sei messo in tema? quanto all’incedere emiliano non è incerto è solo infantile, e comunque c’è emiliano ed emiliano, credo tu lo sappia.
    ringrazio ste che mi ha letta d’un fiato, oltre a willy e medita e alla lois, ovviamente.
    ho recuperato ombra e tess finiti nel dimenticatoio e li saluto (tess, ci sono cose in comune, sì, ma spero per te non tutte… anzi dal tuo titolo ne sono certa)

  18. “ma nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio,dall’altruismo e dalla fantasia…”

    che sia una serena serata, emmina

  19. a volte le persone non ci danno certezze, e la fiducia e dura da conquistare. ma quanto è bello a volte essere smentiti. ciao emma cara

  20. a volte le ali vengono tarpate ma bastano piccole soddisfazioni per ritrovare un sorriso che gonfia il cuore di contentezza!

  21. pigretta, nino non aveva nessuna paura, te lo garantisco…
    gians, è bello sì, ma essere smentiti per cose così ha meno peso che per altre, comunque è vero.
    night, qui le ali sono state le mie, ma è un’altra storia…
    grazie.

  22. che bella figura di padre ragazzo e scombinato hai dipinto, Emma…lo so, magari da viversi non è il massimo ma l’hai dipinto con amore, comunque
    Tez

  23. Em’, leggere il post su tuo padre ha graffiato il cuore di questo vecchio cagliaritanaccio!
    Non voglio tracciare neanch’io (come ha detto Willy) simmetrie personali, ma vorrei “lanciarti” un’idea: perchè non scrivi un romanzo su questa vicenda?
    Secondo me il soggetto è davvero buono e tu hai il talento per scriverlo, un libro come quello.
    Molto giusto, poi, il detto reggiano che può avere anche delle applicazioni sociali: per es. i lavoratori e tutti noi poveracci in genere abbiamo ragione; ma se non otteniamo il rispetto dei nostri diritti, allora adieu.
    Besos.

  24. Caro Riccardo, ti ringrazio sia per averlo letto che per il suggerimento, ma la similitudine col romanzo di Enia mi fa desistere dal provarci, certo potrei anche farlo mettendoci anche altre cose dentro, tutte le altre. Vedremo.
    Grazie, come sempre.
    (ne approfitto per salutare la Tez… con amore, dici? davvero?)

  25. Wow, impollinaire mi aveva segnalato questo post e così, appena tornata da un mese e mezzo di semi-eremitaggio, sono venuta subito a leggerti. Aveva ragione, è proprio ben scritto! Questo racconto su tuo padre è così sentito e umano(è viscerale ma è fatto anche di carne e sangue, sogni e desideri) che mi ha lasciato senza fiato.

  26. grazie davvero pisovmi, un abbraccio a te.


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