Apri la bocca

chiudi gli occhi – una mia foto

Mi è tornata in mente una canzone. Sepolta sotto macerie di note e di immagini.
Ricordo che è contenuta in una musicassetta primissimi anni novanta, una di quelle disegnate a mano, con le scritte col pennarello nero.
Ricordo i suoni sgualciti dal troppo ascolto e dal nastro arrotolato, ricordo una chitarra di base e voci maschili e il canto di chi non si arrende.
Ricordo quegli anni, così sfiniti, dal poco sonno e dalle tante promesse.
I canti al buio, le serate nelle cantine a provare cose che nessuno avrebbe mai sentito.
Il sogno di dire qualcosa che potesse farci diventare una generazione nuova.
La generazione figlia di Reagan, dei racconti di San Francisco di Maupin, della musica italiana fa schifo, degli scimmiottamenti dei più grandi, quelli che negli anni settanta erano già adulti e ci parevano così affascinanti anche se dicevano le stesse cose, da quindici anni.
Vi regalo il testo di questa canzone, che poi ho scoperto essere stata incisa dalla Mannoia, e confesso di non averla mai sentita cantata da lei.
Se vi capita l’album “Santantonio” compratelo, vi ricorderà quegli anni, quei primi anni novanta, figli degli ottanta di chi non sapeva chi fosse, ma poi qualcosa ha deciso di essere.

Senti il ritmo indiavolato
dei pensieri che avvertono che
questo è l’istante
di spaccarsi le mani anche se

Vedi gli occhi che si abituano
a guardare nel sangue di chi
non si risparmia
e cerca il sole anche dove non c’è

Apri la bocca e fai fuoco
brucia la calma che hai
apri la bocca e dai fiato
usa la forza che hai.

Se fai male il male torna
qui lo sanno e nessuno lo fa
non ti stupire di chi ride beato di se.
Se anche il naso ti si abitua,
a sentire l’odore che c’è
difendi il corpo
e cerca il sole anche dove non c’è.

Apri la bocca e fai fuoco
brucia la calma che hai.
Apri la bocca e dai fiato
usa la forza che hai.

Apri la bocca e fai fuoco
brucia la calma che hai.
Apri la bocca e dai fiato
falli sentire indifesi
(Rosso Maltese)

(E.)

Published in: on settembre 11, 2008 at 9:53 am  Comments (18)  
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18 commentiLascia un commento

  1. ciao emma, in preda ad un malessere che non capisco
    sono poco presente, mi pare bella la canzone.

  2. Ne ho di quelle cassette e non ho il coraggio di buttarle.

  3. Per “compratelo” intendi su eMule, vero?

  4. Uh emmilla proustiana forte.
    Io orecchiavo questi mondi dietro una porta che tenevo quasi chiusa. Mi sono familiari, ma come le case degli amici del mare. Non gli amici di sempre, non casa tua.

  5. ho sempre pensato che i novanta segnassero una cesura nel percorso che dai sessanta era transitato nei settanta, con lo strascico degli ottanta.
    Mi spiego meno numerologicamente: l’apertura mentale del 68 con le sue conseguenze politiche e sociali trovava nella metà dei settanta una evoluzione libertaria straordinaria, poi seppellita, sostanzialmente, sotto il coperchio di piombo delle stragi e dei sequestri. Negli anni ottanta si è pensato più a mantenere in piedi qualcosa che a inventare il nuovo. Poi gli anni novanta, con la fine (di fatto) delle grandi contestazioni giovanili, una generazione che in molti chiamarono “X generation”, un po’ perché non si capiva, un po’ perché si percepiva che era una cross generation, verso qualcos’altro.
    Ma da un po’ sto rivalutando molti link tra queste tre generazioni così rapide che non si riusciva a vederle quando correvano..
    Scritto troppo, pardon,🙂

  6. Gran bel pezzo!
    Commplimenti!!
    Solo non capisco una cosa: Mannoia ha inciso una canzone che cantavi suonavi provavi te? qualcosa del genere? Spiega un po’. Darioskji era giovane negli anni ’70… però figli di Reagan mi suona… “male”.
    E’ il dramma dei figli; che devono poi essere figli di qualcuno a partire dal quale imparare a conoscersi.
    E’ una fregatura. e mi fermo qui… molto altro ci sarebbe da dire

  7. Buon pomeriggio,
    grazie medita per le riflessioni, intendevo proprio innescare questo.
    rip, non posso dirlo chiaramente.
    egine, sorridi che passa tutto.
    ombra, infatti non ho per nulla invitato a buttare nulla!
    zau, mi casa es tu casa!
    darioskji, no, la Mannoia ha cantato il pezzo di Rosso Maltese, i miei lassamo perde, quanto alla generazione di Reagan parlo della mia, che sono nata negli anni settanta ma cresciuta negli ottanta.
    se hai da dire altro, dici pure, sa?

  8. vi guardavo in quegli anni, interessato, spesso partecipe, con altri gusti che si affinavano. Ascoltavo le parole,mi piacevano spesso la musica mi scivolava via, avevo la mia musica che cresceva. Vivendo sempre un pò in ritardo, l’ho ripresa dopo. Credo che le generazioni siano rigorose nell’autodelimitare i propri componenti, pena il ridicolo, ma credo anche che esista un break even oltre il quale ci si parla e basta. Quello che non potrà mai essere mescolato sono le esperienze, mentre gli oggetti sì. La cassetta è un patrimonio comune, come il motorino. Gli oggetti diventano il media comunicativo confrontabile nelle esperienze, la cesura assieme alle pratiche legate ai sogni di gioventù: la voglia di dire qualcosa di proprio e di nuovo, la chitarra o il luogo dove provare musica, le parole. Quando si smette se non ci si spegne(riprenderò quello che dicevi da me Emma), restano strumenti importanti per vivere non solo ricordi. Tu sei quello che sei perchè hai sognato, hai provato, hai imparato e perchè non ti basta ancora.

  9. periodo musicalmente (e non solo) particolare, ricordo che in quei tempi, passavo i dischi presso una radio locale, la scelta quando si trattava di inserire qualcosa di italiano era sempre tragica, era il periodo del pop inglese (come se ora non lo fosse) tuttavia si poteva ripiegare sui cantautori, loro erano l’unica garanzia, in quello stesso periodo ebbi la fortuna di conoscere anche la mannoia e mi stupì per i suoi modi semplici. non conoscevo questa canzone, ma a ripensarci non mi pare strano l’abbia scritta lei.

  10. mai sentita ma provo a cercarla in giro

  11. guardavo la foto. sembra un sorriso sdentato. di quelli che stano alla fine di una giornata storta e che storta non è più..
    lo so, non centra. ma mi piacevo dirlo.
    ecco.

  12. uff, gians, non l’ha scritta la Mannoia, l’ha cantata solo e anche dopo tempo!
    chi ha scritto e interpretato questa canzone è Rosso Maltese, album “Santantonio”, il titolo è quello del mio post.
    A volte penso di non saper scrivere…
    grazie per la sdentata, bask!
    willy, io non mollo, affatto, grazie.
    Tess, non so se si trova, ma cerca.

  13. noi cantavamo e suonavamo solo e soltanto Cure e Depeche Mode…. roba che, con una voce da soprano come la mia, non veniva esattamente come l’originale, ma ci piaceva… forse però era un po’ prima, la metà degli anni ottanta, credo… e le cassette sono tutte smagnetizzate, ahimè!, colpa di un trasloco un po’ leggerino… ma lo spirito era quello, e l’unico italiano che entrava nelle nostre orecchie era Fossati, ancora acerbo, ma già grande.

  14. grazie per la”rivelazione”..l’ho sempre e solo sentita cantata dalla mannoia e sconoscevo tal rosso maltese.
    bella canzone, da ascoltare però nei mesi di ottobre-novembre-dicembre (non oltre il 15 però..)in orari prossimi al crepuscolo(nè prima nè dopo eheh).
    un saluto da un karaoke ambulante

  15. Finalmente qualcuno che sappia di cosa stavo parlando!
    Comunque perchè non fai surf? baustelle no?
    Mi dispiace…
    Fammi sapere se ascolti quindi la versione originale che ne pensi, che davvero Rosso Maltese merita.

    (Paoletta, finalmente! Gli stessi che hai detto tu, ma… ho sempre avuto la curiosità e ottimi amici che consigliassero qualcosa da ascoltare..)

  16. La canzone è bellissima…….io ero amico del bassista dei Rossomaltese (scritto così)…..questo pezzo fa parte del primo di due unici album…(Mosche Libere il secondo)…..tutti pezzi godibili e unici a mio parere, purtroppo il gruppo non ebbe fortuna, ma i due fondatori……Luca Gemma e Pacifico continuano tutt’oggi da solisti, il secondo con una carriera importante!!

  17. grazie febus, sapevo di Pacifico, ho sempre preferito la musica grezza, quella non passata dal filtro delle majors.

  18. Ah che bei ricordi!!! I Rossomaltese seguiti più e più volte in concerto e quante volte in ritornello: “…e Franco disse a Ciccio andiamo a lavorare che non c’è da mangiare e non è giusto!!!” Grande Max Cubano per il tuo “dos tres” e “tres dos”. Vi ascolto ancora con gioia.


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