L’erba voglio

la foto è di dOoMs

Volevo fare l’artista.
Volevo suonare il pianoforte e cantare. E passare il tempo a guardare gli altri, il mondo e a disegnarli con parole, suoni e voce.
Volevo poter scrivere in pace cose che tutti avrebbero capito. Ma adesso che ci penso che capissero non mi importava un granché.
Volevo cambiare il mio spazio intorno, volevo avere una casa tutta mia, che avesse dentro i colori che amo, sulle pareti.
Volevo poter suonare in sala i pezzi che mi piacevano, senza abbassare il volume, se non per puro piacere di farlo da sola.
Volevo camminare ondeggiando, mettendo il resto del mondo al ritmo delle cuffie nelle orecchie.
Volevo sbirciare i volti di sconosciuti senza paura d’essere guardata storta.
Volevo cantare le mie canzoni e scrivere i miei libri.
Volevo sedere di fianco a questa signora qui, proprio questa, senza doverle dire nulla, e sapere che anche lei avrebbe voluto essere lì. Senza una ragione.
Ho coltivato concretezza. L’ho seminata e tenuta al caldo.
Ed è cresciuta.
L’estro l’ho messo tutto intorno. Come una decorazione di una torta pretenziosa.
L’ho lasciato andare come edera a penetrare negli angoli più bui e silenziosi.
Volevo non scegliere chi essere.
Volevo solo cantare, con le dita su un pianoforte.
E scrivere una canzone per te.
(E.)

Published in: on settembre 15, 2008 at 9:09 am  Comments (18)  
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18 commentiLascia un commento

  1. Emma, hai scritto con levità delle parole di grande sapienza, dipingendo un quadro in cui molto mi riconosco.
    buona settimana, qui dopo la pioggia c’è il sole ed è un magnifico giorno di settembre

  2. non suono il pianoforte, ma tutte le superfici piane hanno dei tasti immaginari che suonano la musica che io canto pur non sapendo cantare.
    non scrivo libri, ma è come se inventassi ogni giorno romanzi o saggi, che talvolta mi sembrano anche belli.
    non ho mai coltivato la concretezza…e mai decorato una torta, non significa che non posso cominciare a farlo…almeno provare con la torta.
    buongiorno

  3. Buongiorno Emmilla
    (A casa Putipù c’è un pianoforte. E questo pianoforte era di mia sorella, e quando non c’era mia sorella io facevo delle composizioni mie – pure se avessi suonato avrei rincorso la geometria fino all’estenuazione. La geometria odorosa dei mezzi toni. )

  4. l’estro, come l’edera, scava piano. si insinua, cresce senza che tu ti accorga. e piano piano, senza che tu ti accorga, arriva il mometo in cui esplode, scardina, pretende spazio.
    è lì, in quel momento esatto, che sorridi più forte.

  5. Io volevo i pantaloni, e diamine, li ho avuti😀

  6. i desideri mi hanno fatto compagnia, si sono insinuati in quello che facevo, l’hanno reso compatibile con me e strano agli altri che non capivano, che non capiscono come si possa essere più d’uno e non schizzare sulle pareti. Ti auguro desideri vitali e inesausti, canzoni fiorite sulle labbra e sulle dita, di far crescere le cose che lo chiedono. La concretezza serve, ma non è la vita.

  7. ecco.
    per chi non capisce come si possa conciliare estro e concretezza e tutte le sfaccettature possibili.
    ciò che sta in primo piano è per chi non sa cogliere i dettagli.
    brava, emma.

  8. Volevo anch’io, band, cantante, scrittore, disegnatore, sceneggiatore, qualsiasi cosa piuttosto che questo.
    Si vede che non era destino.

  9. buon pomeriggio, oggi sono latitante più che mai.
    beato te, rip, io aspetto la maglietta, come quella di Travaglio.
    medita, è che oggi sono in vena di levità eppure ho detto qualcosa di vero; posseggo tanta concretezza, che non si direbbe quasi per chi mi legge.
    ma è pur vero, come dice willy, che mi sento viva quando mi dimentico.
    buongiorno zau, non sono buona col pianoforte, avrei voluto esserlo, me la cavo con le corde vocali, pochino (bella la geometria odorosa…davvero)
    ti auguro ciò che preferisci, lois, le torte sono belle da decorare però, sai?
    bask, l’edera viene recisa, per evitare infesti il resto delle piante, ho fatto spesso così.
    d, grazie, ma non so se concilio, spesso è quasi impossibile, direi che alterno, quel poco che posso, ma con amore, sempre.

  10. … insomma… volevi volevi volevi…
    volevi i pantaloni
    volevi ondeggiare… e allora ondeggia ondeggia!
    mi viene in mente bertoli
    detto anche pierangelo che cantava le sue canzoni; lui le ha cantate e suonate…
    questo passaggio al verbo avere mi suona strano
    mi sembra che perda un po’ di verve… ma d’altra parte… chiedile se vuole scrivere una canzone per me… e mi racoomando: metterci dentro annibale la neve e gli elefanti…

  11. dall’uso dell’imperfetto sembra quasi che sia rimasto tutto incompiuto, ma non è così, vero? Ciao Emma cara

  12. ho passato il sabato e la domenica facendo l’esatto opposto, nulla di quello che volevo essere mi è riuscito, come spesso capita mi sono sentito ingabbiato e coinvolto in ciò che non mi apparteneva. credimi a volte per questo quasi mi viene da piangere. ciao emma cara.

  13. io la coltivo ancora. L’ erba voglio

  14. buongiorno, scusate la latitanza, che è un periodo caldo, di contrattazioni, voli cancellati e soufflè smontati.
    una vita normale, insomma.
    volevo, darioskji, pensi che sia male volere? ok non ho scritto voglio, ma intimamente voglio, voglio proprio.
    è incompiuto, nic, ma non del tutto; è quasi una consolazione sapere che non si è arrivati da nessuna parte, si fa in tempo a cambiare destinazione no?
    la coltiviamo insieme, tess, sul terrazzo, speriamo i vicini non chiamino la polizia ehehehe
    gians no, non voglio sentirti così, guarda che mi preoccupo sai?
    ombra, ti riacciuffo sempre, si vede che non è destino!😉

  15. Si può essere artisti anche nella propria vita e nelle proprie relazioni. E mi sa che tu lo sei.

  16. io pure volevo fare l’artista. Io pure. E ce l’ho messa tutta. Ma a volte, quando mi guardo in mezzo a tutti gli attori morti di fame come me, mi dico:non era più dignitoso un anonimato da magazzino ikea, eh?

  17. Ciao Luciano, sai io non credo si sia artisti così, credo che uno su un migliaio di quelli che si credono tali lo siano veramente; quindi temo non lo sarei mai diventata, viste le probabilità.
    ti ringrazio comunque.
    Lucilla, benvenuta, ti vengo a sbirciare prima o poi allora, sugli attori morti di fame, guarda, ne so qualcosa, molto più che qualcosa!

  18. ma hai scelto a quanto pare, anche senza volerlo…e l’estro non ti manca davvero


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