Se ne dicon di parole

cacciatore siberiano - foto di giuseppe tornatore - proprietà dell'archivio fotografico italgas di torino

sotto la foto la musica

In lingua inuit, la lingua dell’artide, si scoprono meraviglie inusitate.
E questo venerdì lo voglio dedicare alle parole e soprattutto all’uso che se ne fa, a volte immediato, non soffermandosi spesso a capirne il significato o l’accezione.
Leggende metropolitane e trovate giornalistiche vogliono che ci siano miriadi di parole che vogliano indicare, proprio in quella lingua così lontana e sintatticamente diversa dalle nostre più comuni, la parola neve.
Ma le leggende mi piacciono, specie quando non fanno male ad una mosca.
Specie quando nessuno rimane deluso da una realtà diametralmente opposta.
Più di quaranta parole diverse per la neve e nessuna per la guerra.
Gli inuit non cercano risposte dal destino o dal futuro, vivono nel presente, questo vuole la loro tradizione, che poi li porta anche ad una sorta di megalomane convinzione che siano il mondo intero. Nessun compito trascendentale, nessuna ricerca del dopo, del domani, della vita di altri mondi. Il mondo è qui, si tocca, prende le forme della neve, dei volti scavati dei loro uomini e donne.
Lì le stelle sono più vicine eppure non credono, non credono se non nelle loro mani.
E chiamano le stagioni con parole usate per verbi, come la stagione in cui il mare ghiaccia, la chiamano “ascoltare”, perché sul ghiaccio si può scorrere e viaggiare verso i villaggi vicini e sapere, conoscere, ascoltare ciò che intorno accade.
E sopra sempre le stelle, vicine che si possono toccare in quel buio e da quella visuale privilegiata.
E il sole che per loro è donna e la luna, che è suo fratello, uomo, durano tanto, mentre da noi il giorno resta uomo nel sole e la notte donna nella luna e non facciamo caso alla benedizione di poter scorgere una luce di stella. Ché il mondo appare illuminato, a noi che conosciamo la guerra e che diamo un genere maschile a chi ci dà la sveglia.
E chiamiamo ordine ciò che la natura chiama forza e cemento.
(E.)

Published in: on settembre 19, 2008 at 8:05 am  Comments (22)  
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22 commentiLascia un commento

  1. sempre più spesso penso che il vero valore delle parole non sia tanto nel loro significato letterale, quanto nel suono che producono, nella melodia, nel tono e nel modo con cui vengono pronunciate, e quindi percepite.

    un saluto di neve e buon venerdì a te, emmina bella

  2. Non posso che innuire.🙂

  3. le parole sono soltanto l’immagine che queste evocano nella camera oscura di chi le ascolta. petali diventano sassi e sassi diventano fiori e fiori son solo spine.
    capirsi non è come parlarsi tanto che più ci si conosce e più ci si capisce senza parole a mediare.
    in fondo, che ne parliamo affare.

  4. Le parole sono importanti (cit.). Comunque loro mangiano la renna (semi-cit.), che ci vogliono insegnare?😀

  5. che la renna è buona, p.e.🙂

    (ed è buona davvero!)

  6. rip, nessun insegnamento, parole, hai presente?😉
    aronne, puoi puoi.
    ste, certe parole vengono abusate, certe dimenticate, non so se il valore stia lì, nella loro percezione, in ogni caso lì sta il loro significato.
    le portate delle parole sono variabili.
    ferrista, ecco, ci siamo capiti. (sulla renna se lo dici tu, mi fido)
    e l’amore comunque ha sempre ragione.
    qualunque cosa volesse dire.

  7. Avevo visto un servizio a Passaggio a Nord Ovest. Fanno una vita molto dura. Vivono in funzione delle renne. Praticamente si devono spostare perchè le renne si possano sfamare. Certamente è una vita che ha tutto un altro tipo di contatto con la natura. E da quel contatto penso vengano anche questa parole così filmiche e suggestive. Qui con inglesismi e tasti del computer che vuoi che fantasia può venire se non quella seriale.

  8. parlar d’amore è prestarsi, colpa o dolo dica lei, al grande inganno. narrava infatti il poeta che le parole ben conosceva di corrispondenza d’amorosi sensi.

  9. l’inganno delle parole, appunto, ferrista. proprio così.
    aronne, penso si possa scremare, alcuni ci provano almeno, quanto ai tasti e al resto, i mezzi usati spesso fagocitano gli effetti.

  10. bel post, brava, bacio

  11. mi piace la faccenda dell’ascoltare.
    Mi piace la questione che a loro no ni ci piace il presente – per tradizione:)
    Lew parole mi piacciono perchè cambiano forma ma sono fedeli alla loro pasta.

  12. e quando usciamo inciampiamo nelle stelle,
    perchè le stelle quasi non le vediamo più…

    dovremmo ascoltarle anche noi le stagioni e non solo quelle, che poi io l’ordine non l’ho mai amato molto.

  13. le tue parole oggi disegnano un percorso di ricerca, quasi di iniziazione ai segreti del mondo..

  14. perchè viviamo in un mondo che ha fretta.
    E non ci soffermiamo più

  15. buon fine settimana, non saprei in che altro modo dirtelo

  16. volevo solo aggiungere una cosa, per rip, per tess, per il ferrista, per i lettori et amici tutti:
    ma nessuno che trovasse vagamente il legame con la ritirata denuncia per la guzzanti, del magnificente ministro alfano, che come cattolico si è sentito offeso ma non vuole alimentare polemiche?

    ok ok, ci voleva proprio la palla di cristallo eh?(se lo mettevo nei tags accanto a tera patrick si capiva vero?)

    NY, bis!
    zau, vero, mi piace la pasta delle parole, molto molto.
    night, a chi lo dici (ma sono ordinata, sa?)
    medita, semplicemente a certi dettagli, che fanno la differenza😉
    tess, te ti soffermi, lo so.
    anche a te, nic!

  17. le parole sono importanti. ed importanti i silenzi.
    importanti le parole ed anche ogni singola lettera (prendi la u, sottovalutata dai più, che senza la u sarebbero pì).
    sono importanti le parole. e soprattutto chi le pronuncia.

  18. a volte penso alla terra vista dallo spazio, sai quelle immagini dal satellite che ogni tanto capita di guardare.
    e ci sono quelle chiazze di luce che sono le megalopoli e, poi, il buio. da quel buio si vedono le stelle.
    non so, forse non c’entra con il tuo post, ma forse si.

  19. fauna flora e cememto a presa rapida
    oggi indossai i pantaloni bianchi di cotone
    larghi senza stirarli; finalmente ci sto dentro
    tutto quanto intero, felpa bianca di cotone manica lunga
    e maglietta equo solidale color mattone di faenza…
    il senso di smaila per la ne ve… e insomnia con al pacino
    e naturalmente monkey business dei mitrici fratelli marx… perdi l’ispirazione manca la trama manco la ama… come si dice in inuit lingua d’oca?

  20. quanta allegria!!1

  21. buongiorno, lunedì dopo apnea da fine settimana.
    ringrazio come al solito le citazioni di darioskji, che sono perfette, o comunque sono quelle che son venute a me, ecco.
    d, cara, c’entra eccome.
    bask, lo sai che io a volte preferisco non commentare i tuoi commenti?😉
    egine, prendine un po’ se vuoi.

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