Privazione di stelle

soffiando sotto la foto di ziobudu la canzone di paolo benvegnù

Il dolore più forte e più vero è quello che vive in silenzio, quello che non urla e che non strepita.
Dall’alto le città possiedono il silenzio, nessun turbamento le sfiora.
Atarassiche.
Le città sembrano atarassiche, eppure sono attraversate da un mare di roboanti macchine ed esseri vocianti.
Eppure dentro le loro case si consumano drammi inenarrabili, colano sangue e lacrime.
Ma il dolore, quello corale, quello sommato e moltiplicato, del cielo, dei fiumi, degli alberi, degli uomini, non fa rumore.
Come la girandola dei colori tende al non colore, anche il frullo di lamenti cancella loro stessi.
E dall’alto si vede la terra. Silente.
Che non è stella.
Ma che possiede il desiderio. Che delle stelle è privazione.

(E.)

Published in: on settembre 22, 2008 at 9:38 am  Comments (21)  
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21 commentiLascia un commento

  1. Sentire il respiro planetario e universale quando si è immersi nelle beghe che si consumano nel piccolo quotidiano è difficile, un desiderio ma di pochi, di quelli che se ne rendono conto.
    E’ anche vero che il pianeta è fatto anche di questi mattoncini, ognuno con il suo compito e il suo spazio, pensieri e desideri.
    Sentirsi privati di qualcosa (anche solo del senso) è facile, invece.
    Buon lunedì🙂

  2. caro medita, nessuna velleità da respiro planetario, invitavo solo a relativizzare i dolori e le difficoltà.
    tutto dall’alto pare diverso, più calmo e meno angosciato.
    anche se, comunque, anche in assenza di dolore, ci si sente privati di qualcosa {oltre che non pubblici, per fortuna, ma questa battuta so che non è un granchè} e si continua per questo a desiderare.

  3. è di quell’assenza che non possiamo far senza (che detto così è più bello della ‘mancanza che sentiamo nella panza’. ma che poi, in fondo, sono la stessa cosa)

  4. tipo che L’emozione non ha voce.

  5. E’ una questione di risoluzione, non tanto di prospettiva.

  6. il dolore fa rumore, io col mal di schiena mi lamento.
    🙂

  7. PFFFFFFFFF!

  8. già, emma, percorsi paralleli

  9. il fatto è che l’alto è insensibile e impermeabile al vocio dabbasso e ci si ostina a pensare che qualcuno di misericordioso dovrebbe occuparsi di noi. Salvo poi chiedere il conto quando non succede.

  10. non è vero che il dolore più vero è quello che non urla

  11. buonasera, mi sembra d’essere stata sparata da un cannone oggi, ma non sono arrivata da nessuna parte, sono rimasta qui, incollata alla scrivania.
    NY, bene, mi sarebbe piaciuto avessi spiegato il perchè di ciò che dici, però.
    willy, non chiedo misericordie a nessuno, visto che in alto vedo solo il nulla, ma è lo sguardo contrario che ci manca, non quello con naso all’insù quanto quello del ridimensionare.
    d, paralleli, allora non si incontrano mai! che peccato!😉
    lois, ma se ti lamenti al primo piano, dall’ultimo ti sentono?
    rip, risoluzione ottica o giuridica?
    bask, beh meglio non citare la panza, hai ragione.
    bricioletta, sì, ma celentano no, che basta davvero.
    nic, tutti nel naso però! etciù!

  12. dunque, escluso che tra le righe volevi dire qualcosa sulla faccenda di Ahmadinejad e Berlusconi, ti dico che in questo momento ho un ingorgo sotto casa

  13. è questo che dicevo: chi guarda non è ricambiato. Non noi, ma altri vedono e chiedono, mentre a me sembra che lo sguardo orizzontale sia obbligato e quello verticale un piacere da esercitare solitari.

  14. non stella
    infatti è pianeta
    pianta piantina topografica
    un po’ coreografica che belle foto
    che tieni… un fottio di foto colorate
    i colori dell’autunno…

  15. a vedere i palazzi illuminati, mi capita spesso di pensare cosa facciano le persone al loro interno. tra drammi e felicità in genere non ci facciamo mancare nulla, nemmeno il superfluo. ciao emma.🙂

  16. ho urlato per prova e m’hanno preso a randellate.
    Allora si che ha fatto male e col cavolo che sono stata zitta.
    (serata scema, non ci fare caso)

  17. provo io per niuiorca:
    hai mai avuto le coliche renali?

  18. ci sono dolori che non funzionano. perché io non li capisco. arrivano improvvisi e immotivati. allora sto zitto, mi lascio attraversare. qualcuno dall’alto mi vedrà come una ferita lieve. così lascio che sia. apro la bocca, simulo il silenzio. a volte mi riesce, diversamente rifuggo.

  19. me l’hai tirata emma: se non erro qualcuno ha detto, anni fa, che le parallele s’incontrano verso l’infinito.

  20. buongiorno, sorrido perchè il coon mi ha fregata e non solo lui, ma l’ispirazione non si può spezzare e annientare con una colica renale, insomma!
    d, hai troppa fiducia nella mia retta, ehehe, il fatto è che non credo nell’infinito!
    fan, a te riesce molto più di questo, lo so.
    gians, anch’io spesso faccio cose di questo tipo.
    darioskji, ti presto i miei colori, se vuoi, ne ho una tavolozza piena.
    michi, ellosò, ma non è colpa mia però che hai buttato quell’urlo, sai? (bacio)
    willy, guardare senza essere scoperti, sai che goduria?
    tess, sorrido, ma sul latte in polvere che dici? ci stava?

  21. terra e cielo (e le stelle con lui) sono eternamente preda del desiderio l’uno dell’altro:
    è il loro tormento senza soluzione
    quello sì tendente all’infinito…molto più delle rette.


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