Prenditi la vita che vuoi

“Perchè anche la persona migliore pare che nasconda sempre qualcosa agli altri e non ne voglia fare parola? Perchè non dirsi subito, sinceramente, quello che si ha nel cuore, quando si sa che non è al vento che diciamo le nostre parole? Invece abbiamo tutti uno sguardo come se fossimo più severi di quanto non lo siamo veramente, come se tutti avessimo paura di offendere i nostri sentimenti, nel caso venisseri subito rivelati”.
Questo nelle notti bianche di Fedor e anche nelle notti bianche di chiunque se solo si riuscissero a mettere le parole in fila in quel modo.
Il tempo costruisce barriere, non le abbatte.
Il tempo ci cela, chè ci pare che possa essere necessario farci questo regalo.
E diventiamo pacchi da scartare.
Solo che non ci ricordiamo di metterci su il fiocco e allora ci si passa di fianco pensando sia tutto lì.
Quello che abbiamo da dare.
(E.)

sotto la libreria damien rice – the blower’s daughter
Published in: on settembre 25, 2008 at 8:42 am  Comments (32)  
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32 commentiLascia un commento

  1. a prescindere ddal fatto che io damien rice lo amo…
    penso che tutto il tempo passato a costruire barriere è più lungo di quello usato per, almeno provare, ad abbatterle.
    ma chi l’ha detto che non si deve provare a provare?

  2. e chi ha detto che è impossibile riuscirci?

  3. eh, pensavo al giapponese e ai molti modi di tradurre “io”, a seconda di dove, come, chi, con chi, perché, etc. e mi veniva in mente che magari talvolta non sono barriere a separare, ma voglia di *singolarità*, di essere solo noi e basta, di ritagliarsi magari un ruolo, un posto.
    Perché è giusta la domanda e frose questa può essere una delle possibili risposte🙂

  4. Per alcuni siamo quello mangiamo, per altri quello che beviamo, altri ancora dicono che siamo quello che pensiamo o quello che facciamo… quello che sognamo e che vorremmo essere..!!! Io ho sempre pensato che siamo quello che possiamo essere..!! Beso di ritorno..!!

  5. Il tempo, inoltre, puó risolvere ed aggiustare se la riparazione é davvero avvenuta; altrimenti incancrenisce ed uccide.
    Ci vuol coraggio a non incartarsi; forse di piú a mettere un bel fiocco attorno al nulla.
    Ho scelto sempre la fedeltá a me stesso, in primis, conscio dei rischi viste le precedenti esperienze ma conscio del poco contenuto.
    Il fiocco lo lascio senza pena come sempre ho fatto a chi, senza, lo vivrebbe come una rinuncia.

  6. eccomi, che la giornata è ancora in corsa e di corsa:
    lois, nessuno l’ha detto, ma a parer mio il tempo per abbattere non è così breve;
    bask, siamo alla giornata del chi l’ha detto?😉 nessuno, bisogna volere comunque;
    medituzzo, giuro che non c’era nessun collegamento all’io, se non di protezione semmai, la voglia di singolarità trovo sia parente di quell’estremo individualismo di cui parlotti ieri, pertanto non apprezzabile, per quanto mi riguarda;
    ale, bentornato! porti una bella ventata di fresco scandinavo, ma pare ti accontenti, come quello che possiamo? te sei l’uomo delle sfide, non posso crederci!
    ste, il tempo è il nome con cui chiamiamo le cose che lasciamo indietro e che dimentichiamo, che riteniamo degne e non, le rinunce sono cose assai brutte, ma inevitabili.
    il fiocco era inteso come simbolo del donarsi e spesso se non lo mettiamo davvero nessuno s’accorge.

  7. Ciò che si cela è il profondo di sè, la chiave che ci consegna nelle mani dell’altro. Tu sai Emma che cos’è il rigore,quanto questo ponga barriere superabili solo dalla sincerità. E’ facile mentire, anche convincersi e convincere è facile, ma poi bisogna mantenere e il tempo che abbiamo davanti, non quello dietro di noi che ha un ruolo e conta ben poco, è consegnato a questo mantenere. Si può inventare il passato e il presente, per il futuro le cose sono dvvero difficili. Se c’è il rigore e la sincerità, per l’appunto…
    Per me il fiocco che mi viene donato sono gli occhi che posso continuare a guardare con continuità, senza inventarmi storie.

  8. E’ perchè l’omino li delle notti bianche è un tipo introverso
    Noi estroversoni ci mettemo una vita a imparare sta santa cosa delle barriere, e che no non dobbiamo dire tutto, e che si i sentimenti sono sacri. Perchè l’apertura è una bella cosa. Ma trattare la propria vita privata come na mignotta non tanto.
    Pardon era no sfogo mio personale ecco:)

  9. il tempo costruisce barriere
    e anche le parole costruiscono barriere
    Solo il tatto non costruisce barriere

  10. Intendevo dire quello che alla fine la gente percepisce di noi.. con i muri di cui parlavi..! Comunque “Quello che possiamo”.. non come accettazione passiva dello status quò.. ma come coscienza contestuale dei propri limiti.. base prima per affrontare la vita di petto e per migliorarsi… per far sì che le cose accadino veramente.. anche sognando..!! come in un tuo precedente post.. concretezza ed aspirazione che viaggiano in una simbiosi virtuosa..!!

  11. Zaub for president!
    Detto con parole mie: non è che si tratti sempre di barriere. Magari qualche volta si tratta di ricerca di una giusta qualità dei rapporti. Che presuppone qualche voglia ed interesse ad esplorare reciprocamente (o a continuare a farlo).

    Come dire, il bello sta anche lì.

    Su quali siano la giusta riservatezza, la giusta motivazione, la giusta curiosità, ecco, qui mi pare che il dibattito sia ancora molto aperto.

  12. e beh, c’hai ragione zau, senza dubbio, ed è proprio quello che dicevo, sottotraccia infatti, solo che spesso il sotto non si vede, protetto dalle barriere delle notti bianche.
    sul fatto dell’inventare, willy, non ci riesco, parafrasare, sottintendere, forse, ma inventare proprio non ce la faccio, nonostante le mie barriere siano ben salde, mio malgrado o per fortuna.
    darioskji, direi anche l’olfatto, il gusto, se vogliamo metterci i sensi, ma il tempo non è un senso, anche se l’effetto che produce a volte il senso lo fa.
    ale, ma scherzavo infatti, proprio per la concretezza che mi contraddistingue, in questo caso per fortuna.
    rob, è che il dibattito volevo proprio aprirlo, sai? la ricerca della giusta qualità dei rapporti credo sia una chimera, per esempio, a parte i rapporti che si debbano tenere con i datori di lavoro per esempio.
    stamattina, alla ricerca di qualità, infatti, ho soprasseduto ad un attacco frontale con un bel sorriso di qualità.
    sulla riservatezza concordo sulla battuta finale della zau, che riassume tutto.

  13. ci vuole tempo per capire che le parole che dirai non andranno perdute nel vento. ci vuole tempo, pazienza e desiderio di scoprire e di scoprirsi. sempre più spesso, la fretta di sapere tutto e subito, impedisce di raggiungere il nocciolo delle persone e ci si ferma al primo o secondo foglio di carta imbellettata. ma noi siamo fatti di strati, tanti strati diversi e sovrapposti, da scartare uno per volta… il vero dono, non è il fiocco (che è la prima cosa che strappi), ma quello che è nascosto e ben riposto in fondo in fondo al pacchetto.

  14. non concordo. ho trascorso una vita a strappare anime dal loro sito naturale, morderle e rimetterle al loro posto. ora prendo tempo, guardo, annuso, ascolto. ora ne ho meno di tempo eppure non voglio precipitarmi sul dono. con o senza fiocco. ora che ne ho poco, il tempo mi è indifferente.

  15. buonasera, innanzi tutto mi spiace il fan abbia messo il punto interrogativo, questione di amor proprio, pazienza, comunque.
    intendo esprimere palese ciò che volevo esprimere con questo post: mi riprometto tutte le volte di non spiegarmi, ma ci ricasco sempre.
    questo che stiamo usando è un mezzo bastardo, che mostra quello che gli altri vogliono vedere.
    viviamo in un mondo in cui il virtuale in ogni campo vince sul reale, se pensiamo alla politica, alla stampa, all’economia, ci rendiamo conto che le costruzioni fasulle dominano sul panorama che è una rete senza ragno che la tessa.
    ognuno di noi poi usa questi mezzi e cerca di farli propri, ovvero li usa con i propri guanti, le proprie mani, le proprie parole.
    se non che intervengono le proprie riserve, le proprie protezioni, quelle naturali e quelle costruite, quelle che si metterebbero comunque e quelle che invece nascono apposta dato il mezzo di comunicazione (vedi “vita privata è ‘na mignotta” di cui la zau!)
    quindi il sottotraccia parla del mondo della rete, figlio, erede del mondo in cui viviamo tutti, in cui paradossalmente però le barriere che ci costruiamo non sono sufficienti.
    nel senso che se uno sconosciuto per strada mi parla non rispondo, qui si risponde e spesso anche mettendoci del proprio.
    tema principale a parte, poi parlavo anche di come siamo fatti, o di come sono fatta io, che non so mica se sono fatta come gli altri, ovvero delle corazze che la vita, il tempo, la diffidenza, il dolore e tutto il resto, hanno fatto sì che mettessimo su, quelle corazze che ci fanno comunque abbassare gli occhi quando chi conosciamo bene, chi amiamo o chi ci è affine, ci guarda e chiede da noi risposte che attraverso le barriere stentano a venire fuori.
    e poi c’è la valutazione dell’opportunità, il pudore, la voglia di rimanere dove si è, il bisogno di averci un proprio spaziettino proprio, e la giusta consapevolezza del sè, il rispetto del sè, che spesso ci si dimentica di essere, nel senso di vivere, e si crede d’essere quello che scriviamo o quello che diciamo, e siamo ben altra cosa. per fortuna.
    non so se sono stata chiara e se non lo fossi stata pazienza…
    grazie.

  16. Mi stavo chiedendo come fosse la “vita” di Dita Von Teese… come stesse di vita. Le sue coppe stanno bene e questo già si sapeva… anche se non sono da tutti e nemmeno… per quanto pompi la pubblicità… PER, tutti. Poi scopro che ha fatto pure un film che si può comprare a un euro su U qualcosa… anche parecchio intelettuale e burlesque se non vado errato.
    Il tutto per vendere biancheria intima. Mi viene ora in mente una storia vera a proposito della figlia di Sigmund, Anna, che un giorno comprò da una venditrice ambulante un reggiseno taglia non so che cosa. Era subito dopo la guerra, la seconda… la seconda guerra mondiale e non la secon da misura.Bene. La pronipote di questa venditrice di reggipetti ora vive in America e ha scritto un libro… T’immagini?

  17. Beh, non é che ci fossi andato tanto lontano. Avevo inteso la corazza ed in parte intendevo bene.
    Il fiocco invece l’ho interpretato come attrattiva effimera, uno specchietto per le allodole.
    Ma sono sempre stato in un al di lá particolare nel virtuale, cosí -umanamente spero- sbaglio.

  18. il fan ha messo il punto interrogativo perché gli è scappato, perché scrive in fretta pensando di avere poco tempo e perché ha un insopportabie tremito alle mani.
    sull’incomprensione forse hai ragione. mi sono fatto fuorviare da commenti che si accentravano sul tempo tralaciando il mezzo. ma il mezzo questo è. e poi di corazze parlavo (nel senso di indifferenza remota a piaceri e dolori altrui) ora dismesse. ma poi a questo ci si riduce, ad un lunghissimo soliloquio.
    (insomma il mio era un auto da fé)

  19. Io da dare non ho proprio niente. Ma neanche a cercare bene.

  20. anche io amo damien fun club.😀

  21. Sul fatto di inventarsi un personaggio, non aggiungerei altro.
    Sul fatto di mostrarsi, se e quanto – personalmente mi espongo di persona più o meno quanto sulla rete. Gusti personali, s’intende, e comunque in molte occasioni ho capito di averlo fatto troppo o con persone inadatte. Ma questo non vuol dire che non abbia comunque le mie protezioni.
    Però, andare oltre queste corazze è difficile per chi parla e per chi ascolta.
    Potenzialmente destabilizzante. Da usare con cautela, ecco.

  22. oh! sta a vedere che, come sempre, l’unica che non aveva capito una cippa o che era andata fuori tema ero io!
    chiedo scusa per la mia lentezza (di comprendonio, ovvio) e vado nell’angolino, zitta e buona.
    epperò, uff…

  23. Sì tante corazze, ma poi sotto sotto si vede che c’è, basta averne la voglia

  24. al supermercato la vita che volevo io era fuori stock
    vieni da me emma, volevo un tuo parere su una questione cromatica

  25. sempre fuori stock, nic, come fuori catalogo, certo (ho apprezzato, grazie)
    pigretta, non è mica vero che non avevi capito, sai? e poi che ognuno prenda ciò che vuole altrimenti scriverei per il mio taccuino, no?
    rip, battuta a parte, concordo, ma non dirlo forte, sai? che non ti piglia nessuno (posto che t’interessi..)
    tess, la voglia, vero, ma non basta solo quella, ci vuole pazienza e rispetto forse anche.
    rob, sì, difficile ascoltare soprattutto oggi, nel mondo che si parla addosso.
    ste, non volevo dare una direzione, infatti, ognuno ha preso ciò che voleva, ho spiegato solo per via di travisamenti (supposti forse, non so)
    bricioletta, fun fun, have fun!
    fan, il rischio è il soliloquio, vero, ma questo tu lo sai bene e comunque, per tornare al tema di chi l’ha detto?, chi lo ha detto che il rischio non lo si debba correre?

  26. bah, emma, non mi piacciono i fiocchi e bado all’assenziale o, se vogliamo, all’adeguatezza.
    nè nel virtuale nè nel reale che, per me, sono la medesima cosa.
    vedi, ora sono qui, le dita sulla tastiera che scrivo questo commento sul blog di emma. questo non è meno reale nè intenso del bacio che ho dato cinque minuti fa a mia figlia o della divina commedia recitata a mente dal mio fornitore personale di cantici e minestrone.
    ho la mia corazza e non la decoro con fiocchi o altro, ma se la tolgo non la rimetto più.
    perchè, in quel caso, ho fiducia e non ho paura di pentirmi di averla avuta perchè mi piacciono le persone curiose, quelle che hanno voglia di andare a guardare sotto la superficie delle cose.
    a loro (e mio) rischio e pericolo.

  27. io sto già in piena zona rischio!
    🙂 perdonato?

  28. perdonato, certo fan! anzi, mai rischiato, in effetti.
    d., credo tu non abbia interpretato come intendevo il fiocco, comunque fa nulla, in ogni caso credo che un bacio al proprio figlio sia più vero di un commento su un blog, ti ringrazio.

  29. emmina, scusa eh! ma non è che questo fiocco, che la faccenda del tempo che passa, della corazza etc. etc. ha qualcosa a che fare con un compleanno?
    è che mi è venuto in mente così, adesso, mentre fumavo una sigaretta e leggevo l’oroscopo.

  30. ennò, pigretta, sti collegamenti facili non li faccio, eh!
    (il mio compleanno è passato, era in questo mese però, ma non c’entra un tubo)
    prendi un caffè?

  31. ecco, lo sapevo che su questo avresti taciuto. ma vabbè…

    il caffè lo prendo volentieri, grazie. dividiamo il maritozzo con la panna, però.
    baci belli, emmina, e buon venerdì

  32. Ciao! Mi ha piaciuto tanto il tuo bloh. L´ho torvato per casualità e mi ha chiamata l´attenzione quando ho visto Milano-Valencia.
    Io sono di Valencia, puoi contattarmi se ti va.

    Piacere, Lorena

    Complimenti per il blog.


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