Il trapezista

homens que voam di isaias mattos

La voglia di espatriare, di prender aria, di liberarsi dal raffreddore, di mollare la sciarpa, di mettere gli occhiali da sole è tanta.
Discorsi obbligati, sorrisi necessari, ore una dietro l’altra davanti ad un pc, telefono odiato, luce al neon e cartine con paesi colorati.
Di ieri sera ricordo il discorso di tremonti, berlusconi e la faccia di draghi, che pare Mr. Bean.
Come una specie di iniezione di fiducia che pare cortisone.
E ricordo com’era ascoltare i politici quando capivo meno quello che dicevano, per età forse, ma che mi sembravano autorevoli.
Mentve di tvemonti vicovdo solo la evve impvonunciabile.
I politici erano poco semplici, parlavano di cose che parevano di un altro mondo, che a noi già il paniere ci sembrava una cosa difficile.
La vita va al contrario della politica. Si è complicata, mentre la politica via via è diventata una cosa da carfagne.
E solo nella vita di tutti i giorni apprezzo l’eleganza serena del trapezista.
Quella di rendere semplici azioni complesse. Quella di chi, stringe i denti e va, con un sorriso, e quando scende da lassù ignora il sudore e la fatica e si inchina, modesto.
Un mondo che l’eleganza l’ha smarrita e del trapezio fa fatica a calcolarne l’area.

(E.)

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