Man on the moon

Ci sono comici con vite patetiche e maschere tragiche con intime allegrie.
C’è un lieve distacco fra ciò che è e ciò che viene restituito alla nostra comprensione.
Il divario fra la rappresentazione e il canovaccio, per esempio.
Ovvero la differenza che fa una voce rispetto ad un’altra per rendere la stessa frase, lo stesso contenuto.
La differenza che fa una pausa.
Un silenzio. Messo lì a respirare in mezzo a tutte quelle parole.
Che a volte dicono meno.
Dicono poco.
Ci sono sguardi che parlano, altri che dicono nulla.
Altri che sono offensivi come uno schiaffo in pieno volto nella piazza centrale della città e altri che mansueti dicono casa e pace.
Anche in mezzo al traffico dell’ora di punta.
Ci sono giorni che affiorano dalla memoria e ti chiedi come abbiano fatto a volare via inesorabili, che ti pare siano stati ieri.
Ci sono battute che rimangono a portata di risa, ma che abortiscono, ingoiate da laghi di nebbia di mattine assonnate.
E lune, di insalate capresi, che coprono funerali di salame dai capelli verderame.
(E.)

Published in: on dicembre 4, 2008 at 10:10 am  Comments (15)  
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15 commentiLascia un commento

  1. i silenzi che sono gli spazi bianchi in mezzo alle parole.

  2. per me gli sguardi parlano comunque, anche quando non dicono nulla, ma non sempre dicono la verità

  3. Quasi quasi, cara Emma, “funerali di salame dai capelli verderame” te la invidio: anche se come direbbe Zauberei, nun so che vor dì.
    Ma il suono è molto musicale e questo, quando si scrive conta, conta molto.
    Comunque, quello che spesso mette in crisi il sottoscritto, è qualcosa di simile alle “battute” di cui parli: per me si tratta della risposta tranchant che non so dare ai rompiballe, agli ignoranti felici di esserlo ed ai reazionari il cui numero o nome è (come i diavoli del vangelo) “legione.” O come avrebbe detto mì babbo, un “fottìo.”
    Besos besos
    Riccardo
    P.S: non è però che volevi scrivere “salme” anzichè salame?

  4. emma cara, sono tra quelli che danno un peso al modo di pronunciare un semplice “ciao” dal tono e dalla pronuncia con cui mi viene rivolto, a volte ho la presunzione di capire tanto di una persona. se poi mi perdo a guardare negli occhi, ti confesso che ho paura di capire troppo.

  5. milos forman
    non piangere salame
    dai capelli verderame
    ch’era un giocooooooo
    solo un gioooooooooco
    enon un fuocooo!!!…

  6. penso a due cose: alla canzone dei REM e alla torta caprese…scusa.🙂

  7. un buon fine settimana per te.

  8. ed io non vedo lune che son giorni…un abbraccio

  9. Io non vedo nè caprese nè salame sto sempre a dieta e mi chiedo cosa centrino gli attori col verde rame.Forse recitavano male e li hanno disinfettati?:)
    Ciao
    Mk

  10. passa a prendere un caffè, perchè non so cosa ti è successo

  11. mi unisco a egine, devo stare tranquillo?

  12. Se fossi un editore ti strapagherei per un contratto… Sei quasi una voce invisibile, mai un tuo post che non abbia lasciato il segno… C’è anche un modo di scrivere, aggiungerei, a parlare di noi… “La differenza che fa una pausa.
    Un silenzio. Messo lì a respirare in mezzo a tutte quelle parole”… Le parole non sono altro che un mezzo… Ma è sempre l’anima a raccontare…

    P.S. Sembra che qualcuno che passi di qui abbia sensibilità diverse.. ne parlavo, una volta in macchina, con mia moglie… Quel che appare ovvio, nel sentire di alcuni, rimarrà sempre impercettibile alla chiusura di altri… In fondo, un modo delle differenti interpretazioni del vivere di ciascuno.. Grazie.. Senza parole. Ancora.

  13. un caro saluto. ma ando stai?🙂

  14. buonasera, ci sono voci come le vostre che ascolto anche senza udirle, e fanno bene, spesso, a volte, ogni tanto.
    questo spazio lo uso come va usato.
    quando la vita chiede io non oso negarle, specie quando chiede per cose vitali, per resistere, per esempio.
    gli attori servono sempre, ci sono cresciuta con gli attori, con l’arte e coi suoi risvolti.
    spesso le immagini, le evocazioni servono a raccontarci in modo migliore di quanto possiamo.
    se dicessimo le cose che ci accadono in modo scontato e comune, perderemmo la nostra intima bellezza e la voglia che abbiamo ancora di esprimere, di raccontare, di suscitare.
    saluto chi è passato e chi passa, mi scuso per assenze prolungate, ma credo che scrivere qui valga sempre la pena, anche se non si arriva da nessuna parte.
    un saluto agli amici del caffè (non mancherò egine, davvero; gians, non stare in pena) e ai soliti cari viandanti (tutti in fila col resto di due, giuro che ci state tutti quanti).
    ringrazio alfio, ho sorriso, tanto, per motivi diversi, fra cui anche per la “voce invisibile”.

  15. …la voce invisibile è di qualcuno che sa raccontare dall’anima e fino all’anima senza appartenere a un volto che abbia dei contorni a noi conosciuti, ma soltanto immaginato, com’è nella lettura di te. Senza un volto, come in una poesia di una Venezia dalle vetrine mute, e che pure sanno raccontare di un altrove verso cui sa volgersi lo sguardo, quando sa guardare al di là delle sfumature dei colori e dei significati che vivono in se stessi, oltre le parole.


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