Cavatina

Cantare alla luna. In una sorta di danza a salvataggio delle banche che sprofondano. Dei sogni che si frantumano, dei lavori che vanno per marciapiedi.
Ululare come cani nella pioggia di notti infinite. Sperando nell’argento, che l’oro ormai nemmeno il mattino lo porta più. Solo crac e il posto di lavoro da tener stretto.
Quando gli dei, dimentichi di tutto, stretti nei loro scranni, si sveglieranno dal sonno profondo, troveranno un paesaggio lunare, con bandiere sdrucite e ciottoli ventosi.
Quando la notte finirà il cor si libererà e il tuo volto, quello che conosco, quello pieno di perdono, illuminerà la cenere intorno.
E un po’ di luce senza nubi parlerà a questi nostri silenzi.
Infiniti.
(E.)

Published in: on dicembre 15, 2008 at 9:40 am  Comments (7)  
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