Los tres reyes magos

Ci sono cose che nessuno potrà riportare indietro.
Gli anni passati insieme, i sapori di quando il palato era vergine e non li conosceva, il primo bacio, il primo capodanno senza i parenti, il primo rientro nella propria casa dopo le vacanze, quel libro da iniziare.
Cose irripetibili come i racconti della nonna o le storie inventate in macchina per far passare il viaggio con la mia voce squillante, anche col sonno più nero.
I viaggi in camper, i parcheggi improvvisati, la pasta scolata sulla neve a Bardonecchia, i denti lavati su un tombino in un autogrill con una bottiglia di plastica.
Ci sono sapori che non torneranno, come quello dell’aria quando sono arrivata a Milano, come quello del mio appartamento appena ridipinto dalle mie mani, come quello della neve silenziosa fuori ad imbiancare la passiflora sul balcone.
E le feste, che noia, sempre stata più attirata dalle leggende ad esse legate, dalle usanze, dai lumi di stoccolma, da hannukkah o dai dolci tipici turchi, dolci sino a risultare stucchevoli.
Pareva voler dire la stessa cosa in altro modo questa mattina, il portoricano che respira la stessa aria tutti i giorni nel mio stesso open space.
Raccontava dell’unica festa della tradizione portoricana, prima che il Christmas degli americani invadesse anche le loro case.
I bambini lasciavano la scuola per circa un mese dal 20 Dicembre e rimanevano nelle loro case per aspettare, dopo il capodanno, l’arrivo (Επιφανή) dei portatori di doni. Los tres reyes magos. Che come avevano omaggiato il bambino nella mangiatoia avrebbero portato doni anche ai bimbi portoricani.
E loro, la sera prima del loro arrivo, andavano nei campi con una scatola di scarpe e la riempivano di erba, di paglia.
Ponevano rigorosi questa scatola sotto al loro letto prima di andare a dormire.
Questo perché los tres reyes magos arrivavano sui cammelli e dovevano dar loro qualcosa da mangiare.
E cosi la mattina venivano ricompensati e al posto della scatola e dell’erba trovavano i doni.
Qualcuno, se nel retro di casa trovava l’erba e la paglia gettate via, rimaneva deluso, ma questo era segno che quel tempo non sarebbe più stato e che la magia era sparita.
Qualche lacrima per il mistero svelato e si sarebbe aperto il mondo delle tristi verità.
Certe cose non tornano, ma i sapori di una volta, se chiudiamo gli occhi, pare quasi ancora di sentirli sulla punta della lingua.
Vividi e sinceri.
Della loro sincerità, almeno.
(E.)

Published in: on gennaio 5, 2009 at 4:29 pm  Comments (12)  
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12 commentiLascia un commento

  1. grazie di questo post!

  2. Quando io ero bambina era perlopiù la Befana a portare doni, prima che l’invasione dei Santa d’oltreoceano ci colpisse. Ricordo che la sera del 5 gennaio ero indaffarata a preparare e pettinare tutte le bambole per mostrare alla Befana quanto fossi ordinata e brava. Ovviamente il tutto durava solo quel giorno. Poi ritornavo peste come al solito

  3. il tempo mi ha fatto sfuggire quell’aggancio al sapore. avevo dei brividi fino a non molto tempo fa ripensando a mia madre. poi però ripenso alla infinita serie di colt ricevute per il 6 gennaio, alla scatola da 50 colpi (da far\durare un anno e che durava un giorno), al terrore ed alla scoperta. questo resta? il resto di niente ed un domani infinito e, a pensarlo così quotidianamente, insopportabile.

  4. per uno come me che riceveva i doni il giorno della befana, nel dopolavoro delle poste, l’incantesimo è sempre stato difficile da immaginare, tuttavia, era bello aprire il dono, ieri come oggi.🙂

  5. ehi Emma, buon anno, una volta mi son fatto male, durante le feste di natale, zii e parenti mi regalarono una bici con le rotelle e un grande fortino, i miei fratelli mi guardavano con sospetto, ed io pure mi guardavo con sospetto…dicevo: allora son grave.

  6. Emma, e’ bellissimo aspettare i re magi, e’ l’emozione piu’ simile a quando sei innamorata la prima volta. Senti le stesse farfalle che ti volano nello stomaco, non riesci ad addomentarti e poi e’ tanta l’emozione che ti affatichi e ti addormenti lo stesso.
    Dover scegliere le scarpe piu’ belle, tirarli a lucido, venire dal nonno a prendere dell’erba per il camello, l’elefante e il cavallo, scegliere il posto piu’ adatto nella casa, dove ci stiano tutti: regali, re e bestie -in questo ordine : P-
    Mai piu’ ho vissuto un’emozione cosi’ intensa come l’attesa de los reyes magos.
    La Befana, insomma… non fa lo stesso effetto che i miei cari re magi.

  7. LA LORO SINCERITà…
    quella sì che va cullata: auguri, Emmuzza.

  8. Anche re Erode ci mancherà. Molto. Oppure no. Forse re Erode c’è sempre. Tu cosa dici. Furbi i re magi!!
    In sogno vengono avvertiti da Dio di non tornarre indietro per la stessa strada… di cambiare strada.
    DIo ti parla in sogno? Ti ha mai parlato? Io non so, ci dovrei pensare. E’ una domanda importante che forse non ha risposta; ma anche sì. I lumi di stoccolma me li sono persi. Ma anche no. Chi può dirlo. Ci sono cose che nessuno potrà riportare indietro. Ci sono!!

  9. nessuno mi ridarà quel fiato che.

    auguri a te🙂

  10. belli i re magi, ma nella mia fanciullezza era la befana che portava i doni e pur bruciandola, comunque un poca di gentilezza si usava per farsi riempire la calza: una tazza di latte appena tiepido e zuccherato. Le magie non tornano più, ovvero tornano se abbiamo voglia di credere in qualcosa. notte Emma

  11. quasi quasi sapevo di trovare anche nelle tue radici questi ricordi, diana, grazie.
    erode ci manca, certo darioskij, in ogni caso dio non mi e` mai apparso in sogno.
    grazie a te, medita, e anche a te, davide (sorrido).
    fan, vorrei leggere qualcosa di quello di cui parli, vorrei.
    tess, te non sei una peste!
    gians, ti capisco, infatti ho preso a prestito la magia degli altri.
    tez, la cullo, tocca che ce ne ricordiamo pero`.
    briciola, auguri.
    credo in poche cose, willy, ma grazie.

  12. leggerai, tra non molto…


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