so what?

Piove.
Sugli asfalti intossicati e sui bordi masticati dei marciapiedi.
Sui piedi che corrono dentro a scarpe che non ci raccontano nulla di nuovo.
Ché le scarpe non parlano, non sempre almeno.
Qualche volta ciancicano qualcosa. Spesso quando hanno i tacchi te lo dicono chiaro e tondo, altre basta solo qualche goccia a terra per farle tacere, per attutirle.

Piove.
Ché quasi pare non abbia smesso mai, perché la pioggia ha questo potere, di sembrare eterna, interminabile.
Ché governo ladro non ha più senso dirlo, ché non è solo ladro.

Piove. Nulla di nuovo. I bordi dei pantaloni sono umidi. Il caffè sa di caffè.
Le luci al neon sono meno bianche del cielo lì fuori.
Il bianchetto mi ha tinto un pollice e l’ora legale m’ha rubato il sonno.
Lunedì insomma. Ché se piove almeno sai con chi prendertela.

(E.)

Published in: on marzo 30, 2009 at 11:38 am  Comments (11)  
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Pornographie

Intossicati di televisione, ingoiati dalle brutte parole, scritte male e pronunciate peggio.
Ci sono poche parole da salvare e di solito sono quelle pronunciate per caso, senza pensarci troppo.
Certamente non vengono fuori dalla televisione. O non le si trova sulle pagine di un giornale.
Spesso si incontrano per caso.
E tutto il resto pare pornografia. Tutto. Condito di ipocrisia, di voyeurismo, di benevolenza.
Ci restano solo alcuni pionieri. Fotografi per caso, pensatori da marciapiede.
Solitari parolieri, mogol delle ombre.

Nous sommes votre maigre satisfaction dans un monde composé de faux authentique. La substance pure disparaît au profit d’une société du faux. L’ère de l’Hyper réalité est arrivé, allé tous regarder de la pornographie dure. (Benoit Paillé)

(E.)

Published in: on marzo 27, 2009 at 11:58 am  Comments (5)  
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E non ci sei più

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In una notte balorda fuori ché non volevo esserci. Una notte come altre in cui luci rincorrono luci, cartelloni altri cartelloni. Sotto i portoni e dietro i semafori.
Mi accorgo che questa città può essere davvero bella. Col naso all’insù. Con gli occhiali da vista e la voglia di scacciare le lacrime.
Bella che avresti voglia di mangiarla con la marmellata al mattino, con gli occhi semichiusi e la luce che sale piano, in un cielo incerto di una primavera stitica.
Burro e muri grigi, scarpe di corsa, strisce pedonali, luci gialle di notte e tetti indaffarati di giorno, che pare stiano lì ma solo per un breve periodo, poi dovranno andare.
Ed è di nuovo la stessa notte, una notte che sono andata a cercare, una notte di mani in tasca e di speriamo finisca presto.
Ed è sempre la stessa città a ferire e curare. Aprire e uscire, tornare o partire e non tornare.
Bella. Coi suoi palazzi grigi e certi alberi muti e dimenticati. Bella che mi dimentico perché vado e perché sono ancora in piedi e fuori.
(E.)

Published in: on marzo 26, 2009 at 11:30 am  Comments (3)  
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Non tutti i mali

la foto è del solito, bravo, BNCTONY (Tony Aubry)

Giusto il tempo di espatriare per tornare e rendersi conto.
Che la primavera accarezza le finestre.
Che c’est Fini.
Che le barzellette sono sempre le stesse e non fanno più ridere.
Che noi mangiamo con meno burro.
Che volendo si possono mettere le ballerine.
Che le banche non sono poi così salde come volevano farci credere.
Che si torna in trincea tutti i giorni, anche se da noi, per fortuna, è solo un modo di dire.

I mali e i nocimenti.
Ma tutto il mondo è paese. Il partito socialista si riuniva ieri in Francia nella primavera delle liberta`. Non c’è piu` religione, libertà e primavera nella stessa frase. La domanda più ricorrente fra i partecipanti: ma ci sono match di calcio oggi?
Obiettivi: sviluppare la solidarietà e la fratellanza.
Quindi libertà evocata e anche fratellanza.
Libertà ch’è si cara…
L’uguaglianza può aspettare. Altrimenti ai banchieri cosa diciamo.
(E.)

Altrove

Le trasmissioni religiose nei prossimi giorni trasmesse da France 2 saranno accompagnate dal logo della campagna della lotta contro l’AIDS.
Quando i francesi decidono di manifestare si ferma il paese.
Non esistono più le mezze stagioni.
Siamo sempre meglio noi.
Lo scrittore Frédéric Beigbeder non ama più scrivere su facebook, non ama più le relazioni virtuali, chiuderà il suo spazio, esprimendo la deriva intellettuale del virtuale e non solo quella intellettuale.
Molti di voi si chiederanno chi è Beigbeder. Direi che è un simpatico nichilista edonista. Un sobillatore, un pioniere, un matto, un cartone del latte.
Ma in un mondo di cartoni di latte, più o meno scaduti, più o meno avvelenati.
In un furgone pieno di orci d’ olio, l’uno che sfrega sull’altro.
In un luogo comune su cui si scivola.
In un pianeta di governanti sorridenti e di talk shows, ogni tanto tocca sperare di essere spediti altrove.
(E.)

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 poesia viva – ivan – spazio oberdan – milano – foto di auro

Dicono che tornerà il freddo, che la primavera ci ha presi in giro, come un venditore di auto chilometri zero.
Ci pare di riempire sempre e invece stiamo svuotando.
Le giornate, le mattine, le tasche di guanti addormentati, le viscere di parole ingoiate.
Ci pare invece saltiamo dal pieno al vuoto, come a cercare lettere smarrite.
Come a rincorrere ritmi che corrono sull’asfalto.
Il pieno soffoca nel vuoto.
Il vuoto vince, notte, fontane, onde, labbra.
Nel mezzo di tutte, femmine di parole, il vuoto maschia.
E il tamburo segna un pieno di membrana tesa.
Ma un vuoto d’aria vibra.
(E.)

Published in: on marzo 18, 2009 at 8:29 am  Comments (11)  
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Contromano

la foto è  di BNCTONY, che trova le immagini ai miei pensieri, inconsapevole

La gente abbandona qualunque cosa per strada. Lascia pezzi di sé senza paura di essere scoperta dai dettagli delle cose. Senza paura che le cose urlino chi li ha abbandonati e chiedano di essere riportati indietro.
Certe cose pare che stiano lì a chiamarti, come una terra che chiede acqua. E come un fiore reciso, chiedano il perché dell’abbandono.
Questi oggetti abbandonati sono come le persone. Raccontano, parlano di sé.
Dicono cose dolci con l’amaro in bocca, di chi ha conosciuto il sole e adesso è solo fango. Non hanno memoria, ma sono memoria.
Smemorata storia di vite degli altri.
E se si potessero fermare quelle storie, in una immagine.
Stamattina avrei voluto avere una macchina fotografica pronta.
Una donna anziana vestita di rosso in bicicletta con una sciarpa sui capelli e gli occhiali da sole, andava contromano.
Scesa da un pianeta diverso.
Ci ricordava che se non fossimo intruppati nelle regole anche noi saremmo liberi.
Di andare contromano senza farci male.
(E.)

Published in: on marzo 16, 2009 at 10:02 am  Comments (8)  
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Putains vous m’aurez plus

Certe voci si scoprono per caso.
E ci raccontano di orrori del mondo il cui unico pasto è la solitudine.
Di fondi di bicchieri di vino nei quali si chiama l’amore.

La vita è come certe donne. Stronza ma terribilmente bella.
Putains!
(E.)

P.s. la canzone è di Damien Saez, il bicchiere è mezzo pieno, sempre.
Published in: on marzo 12, 2009 at 12:22 pm  Comments (3)  
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Le cose come stanno

 “A mesma língua” Antônio Henrique Amaral – xilogravura 1967 – Brazil

Mentirsi è un po’ come respirare.
Si perde più tempo a raccontarsi la verità. Si preferisce non approfondire.
Si sente maggiore il peso delle parole che quello del silenzio.
Eppure il vero macigno è il silenzio.
Liquidato il problema con la scappatoia peggiore. Il peso. Volumetrico, reale, aereo, terrestre. Un peso qualunque.
Basta darlo a se stessi e lasciare in pace gli altri, che se ci dicessero qualcosa saremmo obbligati a rispondere.
Più facile tenere il peso. Sullo stomaco.
Severi e autocritici. E tanti saluti.
(E.)

P.s. Quando lascia le sue fidanzate almeno distribuisca qualche numero di telefono…

Published in: on marzo 11, 2009 at 9:47 am  Comments (5)  
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The seasons know exactly when to change

Maker: Shin-E-Do Title: Japanese woman with mirrors Date: ca. 1890 Property: George Eastman House Collection
Illusioni di primavera, azzurri improbabili nel cielo e canzoni disegnate fra le nuvole.
I fine settimana volano sulle ali di certezze costruite su ciotole di riso e riso di labbra scavate dalla pioggia di asfalti consumati.
Come la gentilezza non conosce vergogna, e si vergogna piuttosto di essere ancora in piedi nonostante il fatto sia ignorata, senza pudore alcuno.
Come il sole sa sin dall’inizio del tempo che gli tocca salire e scendere, tornare indietro e bruciare con le stelle lontano e poi tornare a specchiarsi nei laghi dei nostri giorni.
Come le cose belle non hanno un prezzo e non chiedono nulla per esserci e il solo fatto di guardarle è il modo per ripagarle.
Come le canzoni che sui tetti lì fuori danzano sotto ombre allungate verso ovest, tendendo le loro dita a toccare orizzonti di montagne visibili solo quando è così limpido.
Come il collo sotto a questa giacca ancora pesante cerca di trovare spazio e di uscire allo scoperto.
Come un giorno di gioia sperata, di camuffati foulards di seta, di desiderati raggi di fiori sui terrazzi. Come un giorno come gli altri, che si differenzia solo perché viene guardato dritto negli occhi, senza passare distratti.
Come tutti questi giorni.
Le stagioni sanno esattamente quando è il momento di cambiare.
(E.)
Published in: on marzo 9, 2009 at 10:33 am  Comments (10)  
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