There’s nothing at home

Una cosa non fatta o fatta troppo tardi non c’è nessun esercito di parole che possa sperare di contenerla.

Ci sono eserciti inutili, in tutte le nostre stanze.
E parole che potremmo tenere per noi.
Ci sono sogni che dicono bugie, che raccontano di altre ferite, sottopelle, di sottili rotture e di cambiamenti.
Ci sono giornate di sole improvvise.
E controlli del tempo che servono solo a darci una verità, una qualunque come di carte da gioco sparpagliate.
Ci sono eserciti di armi sguainate che feriscono chi li manda.
E tornare a cena pare un miracolo.

(E.)

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Published in: on aprile 30, 2009 at 11:33 am  Comments (9)  
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Discorsi su suini e menopausa

Vengo rimproverata bonariamente di scrivere cose criptiche, forse si tratta di cose solo con vari significati, con vari strati di lettura, ma tant’è e pazienza, piacere a tutti è un brutto segno, anche a molti. Grunf!
Ricevo aggiornamenti tutti i giorni dai miei colleghi in Messico. Ascoltavo in radio stamattina una coppia di sposini che partivano per Città del Messico, dicendo beh andiamo, poi si vedrà. Useremo le mascherine. Un buon modo per far la luna di miele.
Duemila ospedalizzazioni, bar chiusi, teatri chiusi, scuole chiuse.
Suino Lei e Suo fratello!
Noi di suini ce ne intendiamo.
Il più importante da noi ha una bellissima chioma e zoccoli col rialzo.
E anche se risponderà che chi lo accusa di attorniarsi di suini e di rotolarsi con loro nel fango è solo affetta da menopausa e di ciarpame capisce tutto visto che lei alle feste dei diciottenni non è invitata, io dico: fra veline, principi, nani, sorelle del grande fratello, fratelli di sorelle di cugini e magistrati cui prontamente si da del cialtrone incapace, costituzione e carta igienica, grufolare è il mestiere che ci viene meglio.
So pig who will read it! Dig it?
(E.)

Published in: on aprile 29, 2009 at 11:40 am  Comments (10)  
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Vaa a scua’ l mar cun vert l’umbrela

lo schizzo è di riccardo guasco

Un piccolo cinese di corsa, piccolo, con mani piccole, occhi semichiusi. Dal sonno o dalla luce.
Piccolo con una madre piccola.
Piccoli stivaletti di gomma, giacchetto e passi piccoli, misurati.
Fretta ponderata, come un giorno che inizia, non trangugiato, ma preso a sorsi decisi ma distanziati.
Per non farsene ingolfare.
Picolo ombrello, blu, di un colore da tendone estivo.
E una cosa bizzarra in cima.
Al vertice, sulla sommità, piccola, del piccolo ombrello, una specie di bottiglietta.
Quel piccolo mandorlato! Guarda che lezione!
Raccoglie l’acqua piovana!
Chissà per farne cosa.
Mi vengono in mente le vasche dei cortili dell’antica roma, la parsimonia dei gesti degli asiatici, misurata e determinata, come ad insegnare che le cose si ottengono con l’efficacia e non con la voce grossa e i gestacci di noi, piccoli ciarlatani.
E poi ecco una cosa che mi pare inutile, lì, camminare davanti a me, sotto la pioggia.
Raccogliere l’acqua piovana.
Per misurare i mm caduti? Una ricerca a scuola? Il tempo da casa a scuola?
E` solo l’ipotesi di una visionaria, che guarda piccole dita stringere un manico.
Nitido, mentre il resto è sbiadito dai soliti colori. Di città che non guardano.
Cecità di cose pratiche, di operoso discernimento di faccende che meritano e di altre che restano trasparenti.
Come se l’utilità andasse ponderata prima di far lo sforzo di considerarla.
(E.)

Published in: on aprile 27, 2009 at 9:23 am  Comments (15)  
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La coda

sotto la lucertola – la eartweek 2009 in second life (ecchissene)

Potrei morire, adesso.
Sotto questo sole di capannoni rumorosi.
In attesa di promesse di baci di giornali spiegazzati.
Su tetti che rimandano indietro la luce che hanno appena ricevuto.
Dietro rincorse di insetti appena nati.
Su un tappeto di verde inaspettato fra l’asfalto e il muro.
Potrei morire e non sentirei dolore, né rimpianto.
In una primavera di fiori sperati e di balcone di casa senza più la buganvillea.
Con la voglia di glicine negli occhi.
Grappoli di lilla e verde, su argento di rami avvolgenti.
Potrei.
Ma si vede che ho perso il numerino.
Devo ricominciare la coda.
(E.)

Alice et moi

Ci sono lunedì che non vuoi, ce ne sono altri che arrivano con la giacca pesante, quando l’avevi dismessa, e ti dicono di provare a raggomitolarti, ti dicono che hai una buona cera, anche con grigio fuori.
Oggi vi regalo uno short-movie. Uno di quelli adatti a certe giornate, in bianco e nero, con tanta ironia e molte sfumature di grigio, che vanno dalla storia universale a quella delle nostre città, dalle relazioni alla famiglia, da un passato nebuloso ad un futuro incerto.
Siamo noi. Fratelli a tutte le latitudini.
Soli e persi, smarriti in volti cancellati dalle nostre aspettative, dai desideri che abbiamo cucito sopra. Vogliosi di appartenere a qualcuno, ma sordi all’ascolto.
In sfogo perenne sulle nostre mancanze.
In bianco e nero.
Tanti lui come me.
(E.)

p.s. avevo detto a Zau che avrei postato un corto, in cui il doppiaggio non sarebbe servito, o forse avrebbe tolto qualcosa, eccolo.
Published in: on aprile 20, 2009 at 11:21 am  Comments (9)  
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Ho quasi paura che si perda

foto di jeffrey-antony
Un sole inaspettato, per tutto il tempo che durerà.
Quel poco ché ci si riabitui alla luce, poi sarà scontato.
A Banyuls bambini maltrattati e denutriti. Per follia e mancanza di danaro.
Vorrei poter parlare a tanta gente e farmi capire, come solo una buona giornata sa fare, per coloro che sanno apprezzarla.
Ogni regola necessita della sua applicazione per esistere.
Come se il sole per poter essere necessitasse d’essere visto.
E invece non si può guardare il sole.
Ma quando c’è si vorrebbe restasse.
Sconclusionata, come questo aprile. Non accetto ci si abitui alle cose.
Come al sole.
(E.)
Published in: on aprile 17, 2009 at 11:04 am  Comments (8)  
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Musique silencieuse


L’homme moderne stressé, devrait écouter de la musique silencieuse di Benoit.P

L’uomo stressato dovrebbe ascoltarla, dice Benoit.
Illuminante.
Per elevarsi dalle sue miserie.
Ma perché silenziosa?
Come si fa uno show di musica silenziosa?
Stamattina sentivo la musica negli occhi, una musica che non fa rumore, ma che si infrange e rincuora, precipitando sulle lenti abbrustolite per guardare il mondo.
Mai vista la luce quando finisce fra l’occhio e la lente?
E proietta sulla lente l’immagine delle proprie palpebre, con le ciglia e le pieghe?
Ho pensato a quanti anni sono passati dalla prima volta e a quante volte ho cercato di vedere la pupilla e le efelidi.
Ho pensato alle pieghe nuove e ho pensato a quante ne vedrò nei prossimi anni.
La musica della luce sulle pieghe.
Ho visto nelle linee la mia vita, senza far rumore.
L’ho vista senza poterla toccare.
Proiettata come un quadro astratto, carica di note e di curve.
Musica, per chi ha gli occhi per poterla ascoltare.
Ho immaginato il tempo che vedrò cantare sui miei occhi e sugli angoli di questo concerto di luce, tutto privato, e a quando ricorderò linee dritte e suoni puliti, incontrando onde increspate e suoni dolenti.
(E.)

P.s. per riflessioni supplementari vi invito fortemente a cercare in Proust la sua visione della musica, anche silenziosa,  il libro di Götting “La Symphonie Silencieuse”, Jef Lee Johnson e “la Chanson silencieuse” e gli esperimenti di Bell Orchestre.

How to make

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Maker: Mrs. Benjamin F. Russell  Title: Woman making American Flag Date: 1910
George Eastman House Collection

Fatta l’Italia tocca fare gli italiani.
Fatta nel senso di fregata. Non nel senso dazegliano.
Fatta, disfatta, rifatta.
Fatta con le messe, con le promesse, con le rimesse.
Disfatta con le tombe, con le trombe, con le bombe.
Rifatta con i cerotti, con i biscotti, con i pulotti.

E` fatta.
Se sapete cucire poi, si fa meglio.
(E.)

Published in: on aprile 14, 2009 at 10:11 am  Comments (16)  
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La cagoule

In Francia si cerca di interdire la presenza di incappucciati nelle manifestazioni.
Una sorta di protezione dalla immunità dell’anonimato.
L’anonimo è violento. La propria faccia fa la differenza.
L’essere riconosciuti, scoperti.
Proibire il nascondersi.
Proibire. Nascondersi.
Vorrei poter pensare che il primo verbo possa aver senso senza essere collegato a schiacciare.
Vorrei poter pensare che i modelli cui ci si ispira siano davvero tali. Integri uomini che fanno il loro dovere.
Che mettono la loro faccia, che si sottopongono al giudizio senza fuggire, senza nascondersi.
Eppure quei modelli proibiscono per nascondere. Di essere colpevoli.
Come chi indossa la cagoule per fare del male.
Fosse facile cancellare il male tagliando i cappucci.
Fosse facile fermare gli scemi con un bavaglio.
Gli scemi li fermi insegnando loro che chi sbaglia paga, sempre, anche se è il re.
(E.)

Published in: on aprile 9, 2009 at 10:16 am  Comments (18)  
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Life is cruel, art is life

If you could only imagine a world without any diseases, sorrow and pain.
Life teaches us how to play.
We push the button and forget that the art is not possible without any troubles.
Art is the mirror on which the life becomes real.

(E.)

Published in: on aprile 7, 2009 at 12:08 pm  Comments (8)  
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