Uomini bianchi con gli occhi azzurri

la foto è di James Good

Con gli abiti talari.
In un periodo di foto di gruppo e promesse, di ammortizzatori che non smorzano affatto, di oscillazioni da curve di montagna e da allarga la tua casa che c’è un amico in più, se sposti un po’ la seggiola ci cadi dentro anche tu.
In questi giorni di reality e di famiglie con tanti figli, inesistenti, di sogni attaccati con i post it sul bordo di uno schermo.
Nei giorni di questi scontenti in cui anche la chiesa si impietosisce e promette soldi e aiuti alle famiglie, le notizie non arrivano. Pare che solo fuori da questa nazione la gente protesti e resti senza un lavoro.
E non è così.
In questi giorni una realtà italiana prestigiosa, l’ultimo baluardo della ricerca italiana, è in agitazione e rischia di chiudere i suoi battenti.
I proprietari sono preti.
Ma non dovevano aiutare i malati o li sanno aiutare solo come hanno fatto a Serra d’Aiello? E aiutare i malati non significa fare in modo si trovino i rimedi per farlo?
La ricerca non riscuote molto successo in Italia, lo sappiamo.
Inutile ci raccontino gli imprenditori che vogliono si allenti la pressione fiscale per investire più allegramente sulla ricerca.
Fumo negli occhi.
Per salvare le chiappe del 5% del mondo ci siamo caduti dentro tutti.
E ci hanno levato la speranza. Quella di potercela fare, di riuscire ad elevare le nostre menti, se non possiamo elevare altro.
Quella di scoprire, di contribuire alla crescita del mondo.
E invece paghiamo la scelleratezza di pochi e la cecità di molti.
I preti ammoniscono sul paradiso, che ci attende. E di paradiso oltre al Liechtenstein e alle Cayman nemmeno loro sanno.
E mentre i presunti grandi, coi rialzi sotto le scarpe e la voce sempre troppo alta, fanno finta di lavorare, fuori il mondo scorre e avrebbe davvero tanta voglia di lavorare.
Senza elemosine.
(E.)

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Published in: on aprile 3, 2009 at 10:32 am  Comments (4)  
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The black hole

Essiccata. Come una foglia.
Tutto sfinito, nessuna forza, inutile il diavolo venga a trovarmi, non c’è nulla per lui.
Un buco. Tocca scavarlo e cercare il mare. O gettarlo dentro.
Pensare che potrei essere felice. Anche con il mare imprigionato in un buco.
Anche con l’illusione del mare. Senza averlo davvero. Ché tanto il mare non lo puoi mai avere.
E da lontano vedere la costa e i suoi puntini, fissi e mobili, e nonostante tutto continuare con le piccole guerre quotidiane. Ché tanto il mondo continua a darsi le botte, non si ferma a guardare.
E invece dovrebbe smettere ogni tanto, perché siamo tutti ombra, da ignorare. E se non ignorassimo la bellezza piuttosto, potremmo anche accontentarci di un mare immaginato.
E se potessimo comprare una nuova anima, pulita e profumata, ogni anno?
Comprarla e usarla finchè sia esausta.
E poi cantare tutte quelle che sono andate.
(E.)

Published in: on aprile 1, 2009 at 10:03 am  Comments (7)  
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