Cous cous

baking - bonita (che ritrae sua figlia) - new zealand

baking - bonita (che ritrae sua figlia) - new zealand

Ci sono ricette da fine settimana.
Il cous cous è una di quelle.
Con le verdure, fresco e leggero. Senza pretese.
Il dolore si snocciola in grani sottili, a volte si attaccano fra loro, si fanno compagnia, ma il sapore si sente, intenso e forte, salato di salsa di soia.
Il bene contiene tutto questo. Contiene i granelli di cous cous e il salato, il dolore spezzettato. Il bene comprende.
Quindi non si sente. Non si percepisce, mentre il dolore sfonda forte, tutto insieme, prorompente.
E si  distingue netta più la assenza di questo sapore che il sapore stesso. Come un bassorilievo.
Il bene non si coglie, il male tutto insieme, le lontananze, le assenze, i turbamenti.
E le cose smarrite diventano più nitide di quelle avute, le pause di rincorsa più degli arrivi.
Quindi il cous cous ci manca quando non lo mangiamo.
Fermarsi quando lo mangiamo sarebbe meglio.
Non perdere questi arrivi e prendere i luoghi. Fermarli.
Stati in luogo.
Dove sei tu.
(E.)

Esco da me

cruciverba nel metrò di paris - sotto zampanò di vinicio

cruciverba nel metrò di paris - sotto zampanò di vinicio

Modificare il carattere. Smussare gli angoli appuntiti delle rocce di cui sono fatta.
I consigli ricevuti e le motivazioni. E le mie motivazioni.
Dovrei fare un giro.
Fuori di me.
Dimenticare chi sono, come, quando, come sono arrivata qui e come fare ad andarmene.
Abbassare gli occhi, per non guardare, fosse molesto anche lo sguardo.
Uscire per sopravvivere, per non sentire le spine.
Andare, che andare spesso può bastare.
Non in un posto preciso. Come quando si scopriva il mondo nei primi viaggi e non si avevano tutte le paure che sono venute col tempo, con le pieghe del viso, con i giorni scartati e i post it sul frigo a sostituire le parole.
Manca il dieci orizzontale: le istruzioni per tornare dentro.
Andrei, se potessi.
Per tornare c’è sempre tempo.
In fondo non è che fossi proprio uno splendore, ecco.
Magari se tornassi, con gli occhi di brace mi scalderei; per il momento li tengo a bada e li tuffo al fresco.
Tornare, partire, mi basta restare.
Per ora.
Ma fuori. Da me.
(E.)

Portarsi via

a photo by MarkyBon

a photo by MarkyBon

Torno, che non mi sono accorta di partire. Torno con un ripieno agrodolce, di quelli che non sempre ci stanno bene. Sull’amatriciana non puoi metterci l’aceto. Torno, cercando nello scorrere sulle rotaie un motivo per essere felice. Ne trovo tanti e altrettanti che negano. In una sorta di lavagna che si proietta sul finestrino aperto sull’appennino. Una lavagna che nelle gallerie mi mostra il mio volto, con gli occhi socchiusi e le luci gialle di contorno. E poi ancora fuori, a cercare segnali, di colore, di nuvole, di uscita. E rincorro le strade, le vedo contornate di erba fresca, di timidi fiori. Rincorro le strade di ponticelli, di bordi accennati, le rincorro e le vedo diventare viottoli, poi sterrati, poi ancora strade, e poi asfalto e strisce di mezzeria. Poi di nuovo ciottolati e morbidezza di salite e discese. Si arrampicano sui monti, tagliano severe la pianura, i campi arati, quelli con le zolle vive, quelli con l’erba alta a cancellare la terra. E immagino dove finiscano queste strade. Perché le strade finiscono, vero? Hanno tutte un posto dove portarsi via. Lo spero per loro almeno.

(E.)

Published in: on luglio 27, 2009 at 10:40 am  Comments (7)  
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Me myself and I

comme coquilles - paolo pizzimenti

comme coquilles - paolo pizzimenti

Il tamburello. Ieri l’ho scoperto.
Dopo una giornata infernale, di strapiombi, di cornici taglienti e di inutile affannarsi, tanto resta tutto lo stesso, ho scoperto il tamburello.
Lo sport che pare un incrocio fra il tennis di squadra e il sparala dall’altra parte che va sembre bene.
E ho scoperto che la vita in cui mi dibatto tutti i giorni è proprio una partita a tamburello.
Incessante, snervante.
Un tamburello che ha storia antichissima e direi che si vede tutta.
Si vede nei gesti, nella mancanza di urletti in ricezione, nella compostezza così demodé dei suoi giocatori.
Il fatto è che nella vita vera le squadre esistono solo temporaneamente.
I gruppi si formano con scopi e si sgretolano con il cambio campo.
La verità è che ho bisogno di una vacanza e di rivoltare un’ennesima volta il panorama che mi circonda.
Per farlo userò il tamburello.
Indosserò la pazienza e attenderò una meta che arriva.
Palla al volo del cavalletto e vittoria.
Tre.
Due.
Uno.
.

(E.)

Published in: on luglio 24, 2009 at 1:00 pm  Comments (4)  
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Breaking news

C’è stata l’eclissi, non l’hanno potuta apprezzare in una Beijing nuvolosa e inquinata. Ci sono giorni in cui le eclissi non paiono così rare, né le piu lunghe del secolo. E poi ci sarà l’eclissi più breve e quella a testa in giù.

Ci parlano di attese di secoli, mai più potremo apprezzarne una come questa. 2132. E ci crediamo, sappiamo che l’unicità ha una valenza personale. Ogni cosa può essere unica.

La prima volta che ho mangiato un gelato tenendolo con la mano sinistra, per esempio. Memorabile. Un solo particolare ed è fatta la differenza.

Ed ecco il sensazionalismo. Quello che mastichiamo come chewing gum. A rinfrescare l’alito di un secolare masochismo, di una millenaria atavica tendenza a non dire il vero. Perché il vero spesso è banale e le novità , anche se non ci sono, possono farci credere di vivere giorni diversi.

Di ballare senza inibizioni di fronte ad un uditorio da raccordo anulare.

O da eclissi anulare.

(E.)

p.s. sotto allo scheletro danzante, sugar ray, che ridonda, anche lui.
Published in: on luglio 22, 2009 at 10:15 am  Comments (11)  
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The man who sold the world

buzz aldrin - sotto bowie

buzz aldrin - sotto bowie


Non era lì eppure c’era e mi auguravo sparisse e non si facesse piu vedere.
Soffiava nei miei occhi tutta la polvere delle stelle dei millenni trascorsi.
Come se fossi stella e fossimo stelle tutti noi.
Che si sono già spente da tempo ma non lo sanno ancora, perché brillano ancora e da lontano paiono piene di vita e di calore.
Appresi che camminavo e avevo sempre camminato in un deserto di carcasse, in una landa di sogni mai realizzati, in potenze di uomini mai nati.
Come se tutte le identità fossero state strappate prima di essere assegnate.
Come se le stelle avessero più senso e la luna riacquistasse vita, nelle sue pietre inanimate, dimenticate.
Universi soli e soli di universi vuoti.
A scaldarmi quella stretta di mano. Con colui che ci aveva venduti.
(E.)
 p.s. dove si incontrano Hughes Mearns, Philip Dick, David Bowie e un lunedì quarantennale della passeggiata lunare.
Published in: on luglio 20, 2009 at 9:33 am  Comments (7)  
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Love will tear us apart

foto di emma c (che non sono io)

foto di emma c (che non sono io), sotto la foto susanna & the magical orchestra

Ho acceso le cuffie per non sentire il caldo che fa.
C’è qualcuno che accarezza una pianola, pare nordica.
Non so se sia nordica, ma mi piace pensarla cosi.
Rivoltarsi.
E non sentire nessun rumore.
Scegliere di non sentirlo.
Una sottile gioia di incoscienza.
Come quando si abbandona tutto e non si hanno rimpianti.
Scivolare senza timore, abbandonarsi al silenzio e ad un frescore da occhi chiusi.
Di quelli immaginati che viene la pelle d’oca.
La testa pare dissolversi.
Gas.
(E.)
Published in: on luglio 17, 2009 at 12:05 pm  Comments (6)  
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Il volto sciolto

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Découvration – BNCTONY

Liquefatto dai giorni che si sommano e col resto non ci compri un francobollo. Calcoli di somme e potenze, previsioni di budget e nulla che torni, nemmeno indietro un saluto, per caso. Uno solo. Singoli pezzi che si staccano e tornano da dove erano venuti. Tutti quanti. Verso la loro casa, la loro origine, il loro letto. Scorrono sul volto le lacrime trattenute, quelle versate, scorrono i giorni scoperti e quelli nascosti, le porte aperte, i giardini staccati di alberi rigogliosi, i frutti fioriti di promesse mai mantenute. Nuotano negli specchi fra le ciglia e si fermano sul mento, sparendo inascoltati per tornare o andare. Per non restare. I coni e i trapezi statici e i prismi di gioie multicolori. I gelati sciolti di estati mai vissute e i secchielli di castelli affossati da onde di calendari strappati e dimenticati. Passano tutti davanti, in sfilata, senza passare dal via. In prigione. E nel mare di pozzanghere specchiare il proprio volto nuovo. Tornato senza cattiverie, senza dolori, senza bugie. Sciolto di burro dolce. E nessuna altra parola.

(E.)

Published in: on luglio 15, 2009 at 6:22 pm  Comments (6)  
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14 luglio

stay-tuned

Deriva genetica

Sono un braccio solo rubato all’umanismo. Non come movimento politico. Che mi sono fatta due risate quando l’ho visto in tivvù. Il partito umanista. Pfui. Umanismo nel senso etico, non politico. Ma anche canismo, gattismo, a patto che non si esageri considerando i nostri animali domestici come soggetti di diritto. Ecco. Mi sento male quando sento parlare certe persone che si dicono animaliste. Torno nei binari. Umanista intendo di formazione. Eppure l’altro braccio è sempre stato ancorato alla scienza. Non che non siano conciliabili, se fossi tuttavia una contraddizione non mi stupirei.  Conciliabili se non altro per via del fatto che l’umanismo ai suoi albori, quello panteista per esempio, portò lentamente all’assurgere della scienza come metodo, come strumento. Torno a terra. Formazione umanistica quindi, con abilità scientifiche sopite. Così poco femminili, dicevano. Spesso convinta anche d’essere stata catapultata per caso in questo tempo e in questo posto. Sempre cercato di andare a cercare altro posto più consono, anche, ma nessun posto ho scoperto potesse vestirmi del tutto. In tutto questo caos di intrecci inutili, ne esco subito dicendo che la mia in piccolo è una deriva genetica. Espressione della deriva genetica globale. Deriva nel senso di casualità ma non solo. Nel senso di degenerazione anche. A caso come fogli sparsi, modifichiamo il nostro ordine e le nostre cellule. Affrontando casualmente ma con successo le leggi della sopravvivenza. Quando ci stupiamo degli esemplari derivati da questa centrifuga, prendiamocela con la variazione della frequenza dei geni dovuta al caso. Con una importanza enorme dei flussi migratori, della scelta del partner e del candidato premier.

(E.)

Published in: on luglio 13, 2009 at 10:55 am  Comments (5)  
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