Schegge

intarsi - giulifff

intarsi - giulifff

Il cielo spoglio, che a guardarlo pare di non averlo mai visto così. Arrossisco seguendo le sue pieghe bianche, lunghe di correnti d’aria che lo attraversano. Cerco una risposta in questo azzurro a tutto il grigio dei miei giorni. Ma i colori non rispondono. E se si guarda bene il mondo intorno non è altro che una tavolozza di colori ammassati senza un verso. Una somma di uomini, oggetti e pensieri sbriciolati, che portano con sé pezzi di altri di loro, che nel tempo hanno strappato e portato via con sé. Nel passaggio. E quando si sbecca una tazza, se non la si ripara subito, il tempo lima i bordi. Si abitua a quella ferita. E la scheggia non aderirà più. Come se non gli fosse mai appartenuta. Così il cielo con me. Che a guardarlo così, pare sia nuovo di zecca. Pulito dopo una notte di schegge. Che dei pensieri non sanno più.

(E.)

Published in: on luglio 8, 2009 at 10:32 am  Comments (7)  
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7 commentiLascia un commento

  1. Pensieri che a volte attraversano la mente.Tu però li scrivi in modo stupendo.

  2. Conto la poesia… al cospetto di… nulla vale… solo tacere in salotto sorseggiando un decotto d’aceri
    p.s. il cielo il cielo lasciamolo ai celesti e alle celestine che stanno in palestina e beccottano minestrina… conosci quel tale che chiamavano Britola?… la britola è un oggetto da taglio, un coltello ricurvo che serve in campagna… raramente quasi mai, cioè mai vidi Britola sbriciolarsi; prima di sbriciolarsi… Sbritoliamoci e che la sia finita
    p.p.s. sto leggendo Nord DI Celine

  3. arriverà un giorno in cui mi spiegherai come riesci a trovare delle parole tanto belle, per descrivere a volte fatti di una crudeltà unica.🙂 Un abbraccio.

  4. Buongiorno Emma…”il tempo lima i bordi.Si abitua a quella ferita…”Mi piace questo tuo modo essenziale ma allo stesso tempo profondo di mettere nero su bianco queste emozioni che nascono irruente e libere dal tuo “io”. Penso che tornerò a leggerti, si è da un po’ che ci sto pensando!
    Buona giornata, ti auguro davvero le quelle ferite non ti appartengano più!
    Miriam(sospesa)

  5. Spesso la mancanza di senso diventa quasi una droga. Capire, voglio dire o pensare che un senso non esista o che si trovi chissà dove.
    O chissà perchè.
    I “colori non rispondono” ma forse, a volte, bisognerebbe tirarli fuori da quel loro mutismo arrogante…
    A volte cerco di fare così e quando non ci riesco, scippo a T.S. Eliot quel verso: “Per il genere umano non esiste che il tentare.”
    Besos

  6. a volte basta cambiare paesaggio per un po’ e ricompaiono i colori

  7. cara Emma riconoscere le ferite e accettare le cicatrici, è un grande vasocostrittore. Tra i ricordi d’infanzia tutti portiamo una tazza, un piatto ricco di ferite che era nostro e migliore d’ogni altro, per questo aggiustare mi sembra inutile e sottraente di colori e suoni al presente. Ma le mie sono parole note🙂


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