Cima

cartagena - pedro pacheco

cartagena - pedro pacheco

Un passo dietro l’altro, mattina fresca di edera arrampicata, di ciottoli sotto i piedi.
Un passo di danza immaginato. Per pudore d’essere osservata.
Occhi socchiusi solo per intuire i passi e per non perdere la luce giusta.
E in mezzo ai palazzi, freschi di mattino, di vetri puliti e di nuvole riflesse dentro, arriva l’odore del mare.
Come se arrivasse di lontano, ma venisse vicino a sussurrare ad ogni passo.
Un ricordo di mare a curare questi passi, stanchi.
Un’ illusione di pace di amaca.
Come a Favignana, in quel giardinetto spogliato dal sole, prendere un fresco improvviso dopo una corsa in bicicletta.
Certe mattine sono come porte.
Inaspettatamente la maniglia si gira e un sorriso cieco ti porta soffi di iodio.
E dimenticare tutto, come se tutto fosse curato d’improvviso e una cima fosse stata lanciata poco prima di cadere giu`.
(E.)
Published in: on luglio 10, 2009 at 9:09 am  Comments (4)  
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4 commentiLascia un commento

  1. il fatto è che amo l’estate e nel contempo la detesto.
    cerco riparo da lei, come fosse un male incurabile, poi mi manca nelle giornate fredde e la cerco negli angoli del sole rannicchiato degli autunni meno cattivi.
    e in questa estate (in questa come nelle altre, non che sia speciale questa) cerco delle risposte.
    nella mia, nel mio modo di vederla.
    cerco delle prospettive nell’osservarla.
    l’altra sera ho detto per la prima volta ad alta voce (prima l’avevo solo pensato, credo) a chi mi ha guardato come fossi matta che a volte mi capita di guardare attraverso i miei occhi come non fossi io.
    di guardare fuori da me come se lo facessi per la prima volta o comunque come se fossi altro da me.
    non so spiegarlo meglio.
    le porte sono queste.
    le porte di cui parlo.
    sono le mattine, come le sere, in effetti.
    sono gli occhi di chi le apre e si libera da quel se stesso che circoscrive, che personalizza e dimentica.
    spesso quando quella maniglia scappa perdo tutto.
    ma quando l’afferro mi basta quel sorriso.
    che sia di iodio o di brina non importa.
    un sorriso qualunque, come fosse il primo.

  2. Un ricordo di mare…
    Grazie, Emma.
    Patrizia.

  3. le cime…mi ricordano le mattinate di fatica in barca a vela

  4. corsa in bicicletta?! dai..


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