The man who sold the world

buzz aldrin - sotto bowie

buzz aldrin - sotto bowie


Non era lì eppure c’era e mi auguravo sparisse e non si facesse piu vedere.
Soffiava nei miei occhi tutta la polvere delle stelle dei millenni trascorsi.
Come se fossi stella e fossimo stelle tutti noi.
Che si sono già spente da tempo ma non lo sanno ancora, perché brillano ancora e da lontano paiono piene di vita e di calore.
Appresi che camminavo e avevo sempre camminato in un deserto di carcasse, in una landa di sogni mai realizzati, in potenze di uomini mai nati.
Come se tutte le identità fossero state strappate prima di essere assegnate.
Come se le stelle avessero più senso e la luna riacquistasse vita, nelle sue pietre inanimate, dimenticate.
Universi soli e soli di universi vuoti.
A scaldarmi quella stretta di mano. Con colui che ci aveva venduti.
(E.)
 p.s. dove si incontrano Hughes Mearns, Philip Dick, David Bowie e un lunedì quarantennale della passeggiata lunare.
Published in: on luglio 20, 2009 at 9:33 am  Comments (7)  
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7 commentiLascia un commento

  1. atmosfera stupendamente desertica, come deserto è il futuro dopo le illusioni spaziali di quarant’anni fa

  2. Non si suppone che io abbia qualcosa da aggiungere, vero? (-:

  3. La poesia rivolta alla luna, morì esattamente quando l’uomo ci mise piede.😉

  4. ah! che incontri ( sebbene pure cantata dai Nirvana è proprio bella )

  5. traduco.
    la balla o no della passeggiata lunare, i pochi anni che hanno dedicato a questa missione poi più nulla.
    i racconti fantascientifici degli scrittori, le musiche stellari in cui si inneggia al superomismo, a chi muove i fili e ci fa sembrare piccola cosa, quasi oggetti già morti prima di farcene avvedere.
    la vita che scorre inesorabile, che quasi pare non averla mai avuta fra le dita, tanto è veloce e fuggente.
    questo c’era nel mio omaggio tutto particolare alla grande balla stellare o alla verità universale, poco importa la differenza.
    questo voleva significare questa roba scritta come una canzone, come una strana ode ai fantasmi delle nostre giornate, alle nostre paure personificate e agli alibi che ci costruiamo per non pensare che non ci siamo già più o poco comunque ci resta nel grande caos in cui siamo solo piccole stelle, che forse si sono già spente.

  6. Ma non sarei così drastico. Pensa che non ci siamo ancora incontrati…

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