Detroitification

planet detroit - photo by G. Martin

Planet Detroit - photo by G. Martin

Ci sono mattine che nascono attorcigliate, come rami di glicini intorno ai balconi. Alcune formano figure bellissime, nudi di donne, dita infinite, altre mostri inguardabili. Che la natura ci ricorda che noi possiamo sempre fare di peggio, perché il nostro occhio può distruggere e dare nuovamente vita. Bello e brutto in un attimo, cancellati o glorificati. La differenza fra un moncherino e la Venere di Milo.

Non sono mai stata in America, come in tanti altri posti, ma quei posti amo guardarli con gli occhi di chi ci vive. Nelle loro pupille, nascosta. Vivere in un luogo però non significa per forza conoscerlo. Nemmeno nascerci. E poi la cultura, le tradizioni, il cibo, le religioni, il colore della pelle, le nuances dei vestiti. E le culture imposte, quelle calzate come scarpe strette. E invece bisognerebbe spogliarsi e non avere alcun imbarazzo per gli altri.

Lasciare i vestiti e le rughe rotolare via, che la vecchiezza o la giovinezza rendono brutti coloro che le notano.

Anche se il confine fra il bello e il brutto è labile, così come fra il giusto e l’ingiusto. Gli occhi di chi guarda fanno la differenza. Quindi gli occhi, continuano a contare, come unico punto di distinguo fra l’esistenza e il non essere mai stati.

(E.)

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Published in: on settembre 24, 2009 at 11:07 am  Comments (12)  
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