Come gli automobilisti che si dimenticano di essere stati pedoni

paris - orly - the photo is mine

Il tempo racconta un sacco di bugie. Nonostante da piccoli ci venga detto che insegni tante cose. Racconta che scorre tutto, anche gli ingorghi peggiori. E trasfigura anche, il tempo. Gli occhi per guardare, se ci si sforza, restano gli stessi, corretti o meno, come caffè di vecchietti strizzati dentro ai bar, ma sono quelli. E come ciò che si guarda muta inesorabile, anche noi mutiamo. Con le nostre pieghe del viso, come dei vestiti, col nostro tempo balordo che non si ferma ad aspettarci e ci attraversa come non fossimo materia. Con il nostro mondo che pare ci sfugga dalle dita, che corre fra un aereo e l’altro e stringe facce come fossero mani viscide e vede corpi dietro a scrivanie, e entra in camere d’albergo che non si accorgeranno del passaggio e che verranno dimenticate. Col nostro mondo che non esiste anche se ci sforziamo di farlo essere, di dargli un senso. Ed eccoci, per quel che è rimasto di noi. Stanchi come dopo una battaglia e siamo solo rientrati da un breve viaggio. Stanchi perché ci hanno portato via le cose che amiamo e ci hanno restituito solo una immagine veloce da una vettura. E invece volevamo solo passeggiarlo questo giorno.

(E.)

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6 commentiLascia un commento

  1. Lavori mica alla Telecom France per caso?

  2. pas du tout!

  3. Si vive anche per portare testimonianze, ora se avrò mai dei figli, saranno solo le mie esperienze di vita personali che offrirò loro, per tutto il resto, spero possano avere la lucidità per capire ciò che è stata la storia e ciò che sarà il loro presente. Un abbraccio.

  4. Il segreto sta nell’andare a piedi.
    Vienimi a trovare.
    p.s. degli automobilisti è meglio non parlare; che si dimenticano di essere stati succhioni; fratelli succhioni.

  5. mi sono ritrovato molto in quello che scrivi, sarà che spesso la dimensione del viaggio scolora e decompone la dimensione del tempo e quando sosti dal viaggio ti rendi conto di quanto il tempo ti abbia cambiato.
    ciao emma, baci🙂

  6. Ricordo un giorno di un freddo Dicembre , chiusa nella carrozza di un treno che procedeva veloce verso Hoogeven . Ricordo la stanchezza nel cuore , nelle gambe , negli occhi … le casette illuminate a festa attendevano impazienti il Natale e scorrevano come schegge dal finestrino , alberi di Natale luccicanti , il vento freddo , la neve come ghiaccio tagliente ! Il mondo la fuori viveva lento e sonnolento , io la dentro correvo immobile bruciando il mio tempo!


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