L’acqua e la pazienza

Voglio crescere. Fammi crescere i denti davanti.
Voglio andare. Fammi tornare senza essere mai partito, fammi bere senza vuotare il bicchiere, fammi sfamare l’africa delle nostre menzogne.
Fammi laureare i sogni di tutti, correre senza muovere un muscolo.
Vorrei raccogliere il fiore senza lasciarlo morire. Fammi soffiare la vita e non trovarmi in cima alla salita e non sapere se potrò mai tornare giù senza restarci secco.
Voglio l’erba del vicino. Fammi avere la pazienza di aspettare un giorno che anche se non arrivasse mi basterebbe per colmare tutto, per riempire il vuoto e andare senza di te.
Che senza di te, di qualunque te tu sia fatto, anche se nulla cambierebbe, ci sarebbero le stelle, i calendari, le briciole di pane, non potresti sentire questa ballata.
Questo delirio dell’amor perduto che non c’è mai stato.
Questo canto disperato senza disperazione, questo esercizio di equilibrio fra ciò che dovrebbe essere e ciò che mai sarà.
Senza di te.
Ci vuole sete e tempo.
Per bere e avere la pazienza di non pulirsi del tutto.
Che sporchi lo restiamo, tutte le volte che ci laviamo e il tempo ci attraversa.
(E.)

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