I cinesi non muoiono mai

le tueur – di BNCTONY

Folate di perfezione, così, distratte, per caso.
Ché le folate sono rare, quindi non stiamo a sottilizzare.
E la perfezione non esiste, quindi se si presenta sotto forma di vento tocca crederci ciecamente e chiudere gli occhi. Prendere tutte le singole molecole d’aria trasportate e non perderne una.
Trascinare i propri stanchi reni. Come la propria pellaccia.
Cercare la perfezione nella sua negazione assoluta, perché è lì, se mai esistesse, che si nasconde.
E scoprire quindi la ricetta. Quella che fa tornare indietro o di corsa avanti, quella che cancella un presente che non esiste, perché appena è detto è già passato.
Come tutto quello che possiamo toccare.
Passato.
Di verdure anche. Che fa bene.
(E.)

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Published in: on Mag 27, 2009 at 9:45 am  Comments (5)  
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Snake

the hidden insult of hot water – foto di GustavoG

Mi accorgo che il tempo passa dal rapporto che ho con lui, con la mia faccia, con i momenti della giornata.
Fatica ad addormentarmi, io che parevo un sasso, io che ho dormito dovunque.
Colorito giallino che migliora solo col sole, che quindi può aspettare.
Adoro il mattino, prima non lo vedevo nemmeno, lo attraversavo di corsa colpita dalla sua necessità ma non presa da lui.
Come fosse il tuo compagno di banco, che è sempre stato lì per anni che ti pareva parte dell’arredamento.
Adoro la mattina, quella fredda e inospitale e quella che presagisce il caldo più afoso, ma che mantiene le promesse della notte con un cielo quasi vero e le ombre ancora morbide dietro ai palazzi.
L’adoro perché ti fa camminare, in tutte le stagioni ti regala profumi, odori pungenti, rumori meno netti, più ovattati. È dolce perché ti lascia leggere in pace, in attesa arrivi l’ora per andare, ti lascia immaginare che il mondo che vedi intorno sia la prosecuzione delle parole che stai leggendo sul bus.
E l’Africa che leggi pare di toccarla, senti il caldo in ogni pagina, senti che gli animali ti scrutano, ti attendono fino a sera, quando il caldo calerà e potranno agguantarti.
Sorridi, degusti il vino bianco fresco che scorre sotto, pensi che il senso di tutto in fondo stia nel prendere tutto che di buono c’è, saperlo riconoscere.
E con questi pensieri, con gli occhiali da sole e le cuffie, guardi i tuoi piedi camminare.
E sussulti. Ti fermi.
Come se i pensieri avessero preso forma, incredula, in bilico fra l’allucinazione e l’impossibilità.
Un serpente morto sul marciapiede. Intorno nessuno che lo abbia messo lì a bella posta.
Morto. Lungo, con la pancia all’aria, bianca, e la striscia della bocca lievemente aperta.
Un serpente morto a Milano.
(E.)

 

Published in: on Mag 22, 2009 at 9:14 am  Comments (4)  
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Alice et moi

Ci sono lunedì che non vuoi, ce ne sono altri che arrivano con la giacca pesante, quando l’avevi dismessa, e ti dicono di provare a raggomitolarti, ti dicono che hai una buona cera, anche con grigio fuori.
Oggi vi regalo uno short-movie. Uno di quelli adatti a certe giornate, in bianco e nero, con tanta ironia e molte sfumature di grigio, che vanno dalla storia universale a quella delle nostre città, dalle relazioni alla famiglia, da un passato nebuloso ad un futuro incerto.
Siamo noi. Fratelli a tutte le latitudini.
Soli e persi, smarriti in volti cancellati dalle nostre aspettative, dai desideri che abbiamo cucito sopra. Vogliosi di appartenere a qualcuno, ma sordi all’ascolto.
In sfogo perenne sulle nostre mancanze.
In bianco e nero.
Tanti lui come me.
(E.)

p.s. avevo detto a Zau che avrei postato un corto, in cui il doppiaggio non sarebbe servito, o forse avrebbe tolto qualcosa, eccolo.
Published in: on aprile 20, 2009 at 11:21 am  Comments (9)  
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The human zoo

the-human-zoo

an untrained eye, vede parigi e il mondo con questi occhi e con questo titolo

Mon dieu de la France !
Come si fa a ignorare il sole e a prendersi d’aceto ?
Il sole sulla neve è bastardo, cela pericoli e si scivola che è una bellezza.
Gli equivoci sono dietro l’angolo. Si scambia una lastra di ghiaccio per una pozzetta d’acqua.
E ricominciare non è sempre facile, inutile pensare d’esser rodati, prima o poi le gambe cedono, gli occhi falliscono.
Dimenticare. Si fa presto.
Stamattina pensavo che un giorno o l’altro non sentirò più miagolare la mia gatta e il suo fastidioso lamento che ormai si è sostituito al miagolio delicato che non ricordo più, mi mancherà. Dimenticherò presto anche lei, come spesso facciamo in amore.
Siamo fatti per sopportare le assenze e sopravvivere ad esse.
Ma le lastre di ghiaccio si celano sempre e non possiamo prevederle.
Quindi rischiare e andare.
Che la bellezza anche se la perdiamo la sappiamo riconoscere.
(E.)

Published in: on gennaio 9, 2009 at 11:02 am  Comments (8)  
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Cavatina

Cantare alla luna. In una sorta di danza a salvataggio delle banche che sprofondano. Dei sogni che si frantumano, dei lavori che vanno per marciapiedi.
Ululare come cani nella pioggia di notti infinite. Sperando nell’argento, che l’oro ormai nemmeno il mattino lo porta più. Solo crac e il posto di lavoro da tener stretto.
Quando gli dei, dimentichi di tutto, stretti nei loro scranni, si sveglieranno dal sonno profondo, troveranno un paesaggio lunare, con bandiere sdrucite e ciottoli ventosi.
Quando la notte finirà il cor si libererà e il tuo volto, quello che conosco, quello pieno di perdono, illuminerà la cenere intorno.
E un po’ di luce senza nubi parlerà a questi nostri silenzi.
Infiniti.
(E.)

Published in: on dicembre 15, 2008 at 9:40 am  Comments (7)  
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In a bar, under the sea

sotto la copertina del libro, disappointed in the sun, da ascoltare

Ricordo una casa di legno, nel torinese. E io scalza che guardo fuori, il monte di san michele, la campagna intorno, una luce fioca di un mattino di un sabato qualunque, dieci anni fa.
Ci sono storie che si accavallano e si costruiscono come se fossero vere, che a volte fai fatica a stabilire se lo siano o meno.
Ascoltavo questa canzone.
E ho costruito una specie di storia.
Avevo letto anni prima un libro di Benni, di ventiquattro racconti, con ventiquattro storie che fanno il verso al nostro modo di vivere, alla realtà che supera il surreale.
Insomma avevo immaginato una storia così.
Una libreria straniera, due belgi dentro che cercano l’ispirazione per un disco.
Ed ecco il bar sotto il mare e le sue storie, il cane, la pulce, il vecchietto, il barista.
Vengono quasi fuori le parole e la melodia, con un pianoforte in sottofondo, che quasi pare di sentire il barista che serve qualcosa, senza parlare della pioggia lì fuori.
Che la pioggia lava via e invece il mare entra, non puoi tenerlo fuori.

Fra i racconti questo:
C’era un uomo che non riusciva mai a terminare le cose che iniziava. Capì che non poteva andare avanti così. Perciò una mattina si alzò e disse: “Ho preso una decisione: d’ora in poi tutto quello che inizie…”

(E.)

P.s. aggiungo dopo segnalazione di Gds il link sul “leggosaviano”, iniziativa del 24 ottobre a napoli, cliccate qui per saperne di più, e se siete da quelle parti fateci un salto.
Published in: on ottobre 22, 2008 at 10:01 am  Comments (19)  
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Cocktail

la foto è di cricri, sotto etienne daho – mon manège à moi

La costa azzurra ha spolverato fuori il migliore fine settimana le potesse venire.
Nuvole e sole su onde come squame di pesce su un tavolo di una pescheria di lusso.
Carne e sangue sotto un sole bugiardo, con turisti a passeggio e villaggi invasi, come in una delle piaghe d’egitto.
I bambini in rotolo, come di carta assorbente, sfuso lungo il giardino, alla rincorsa di gatti e di millepiedi, atterriti dalle api ancora operaie dalle ali ancora asciutte e pronte a planare sulla tavola imbandita e a farli fuggire come dopo il click di una granata.
Il mare, poi, fiero, assiepato di barche d’ogni dimensione e i capelli al vento lungo la costa, a far la danza sulle onde su e giù, come seguendo una musica.
E poi i discorsi senza senso, senza filo, seguiti dietro ad occhiali da sole a mascherare troppo sonno, troppo vino e troppe parole inventate, come quella del mare increstato, che la risposta migliore è chicchirichì.
E se i figli fra una partita di ping pong e un paio di capriole, improvvisano un ballo da ventenni scosciate, che fa, le veline del futuro, in fondo, possono benissimo essere qua.
Ho il mal di gola, a me le barche piacciono, ma in solitaria.

(E.)

Published in: on settembre 29, 2008 at 9:40 am  Comments (11)  
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The way it is

light’s dead di piXo, sotto la foto la canzone di nicole atkins

Ci sono parole che non significano quasi nulla da sole, necessitano di accompagnamento e altre che sono cariche di parole dentro, piene come un mazzo di fresie odorose.
Ci sono canzoni che ascolti una volta sola, per caso, in una sala d’aspetto con un tizio che tira su col naso continuamente, con una bimba con le gambe lunghe e la fascia per capelli, e quella volta basta per fartele piacere.
Ci sono momenti che se li attraversassi da soli senza accompagnamento non li ricorderesti nemmeno strizzando il cervello. E invece altri sono così, chiari, nitidi. Ricordi la luce fra le tende, il colore del sole pallido di un settembre sbiadito sui vestiti di un vecchietto semiaddormentato.
Il distributore dell’acqua e la voce della cantante che attraversa con un solo colpo la sera e i pensieri. Accarezzandoli un po’.
Con un sorso d’acqua e la sera che muore davanti agli occhi, srotolandosi piano come un vecchio film, con le pagliuzze che si muovono e tutto il resto.

(E.)

Published in: on settembre 16, 2008 at 11:23 am  Comments (9)  

Il sesto giorno extra

Balthus – la rue – 1933

Verso il cammino per le calende di marzo.
Questa giornata è speciale. Il fatto poi sia venerdì e domani si possa dormire la rende ancora più speciale.
Sanremo finisce e non ho seguito nemmeno una canzone tutta intera, il dollaro crolla miseramente e l’euro gli fa un paio di pernacchie (ignorando che se una farfalla sbatte le ali nella foresta amazzonica, una banca crollerà in Inghilterra), si prevedono nevicate dalla settimana prossima, che la primavera ha deciso come spesso accade di saltare il turno, il PD si è definito il partito del lavoro, quindi fra libertà e lavoro pare che non ci manchi niente, la Francia dichiara che non farà più il gendarme dell’Africa, speriamo non la getti nel cestino dopo averla abbondantemente usata.
Il mio omaggio oggi va a Balthus, artista francese di inizio secolo, che nacque proprio in questo giorno un secolo fa. Il quadro che Vi propongo, si differenzia rispetto alla sua opera principale fatta di fanciulle nel fiore degli anni. Con ninfette deformi, nane e bambinoni che evoca quasi Toulouse Lautrec, l’esterno della città sembra un salotto trafficato da estranei, un frammento di cucina in cui le serrande e le tapparelle fungono da mobili della notte. Di lui Walter Benjamin scrisse nel 1938: «La strada diventa qui un appartamento per un flâneur, il nottambulo che tra le facciate degli immobili è a casa propria come un buon borghese tra le sue quattro mura»
Buon fine settimana.
(E.)

Published in: on febbraio 29, 2008 at 9:42 am  Comments (19)  
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Alba

Ho visto il sole sorgere sui campi avvolti dalla nebbia.
Guardavo distratta fuori dal finestrino pensando ai giorni trascorsi, così veloci, e mi ha sopresa il sole rosso su un cielo bianco con scheletri di alberi ghiacciati.
Scesa camminavo di fretta per raggiungere l’ufficio, intorno tutta la natura avvolta nel sonno del gelo notturno, il verde imbiancato dal gelo cristallizzato, le montagnole di prato spelacchiato di un colore simile all’insalata congelata.
Il vecchio anno inizia a salutare così. Addormentato e fantastico nel suo silenzio rosso.
La nebbia bassa a cancellare tutti i contorni.
(E.)

Published in: on dicembre 27, 2007 at 11:11 am  Comments (13)