Sia

[Audio https://milanovalencia.files.wordpress.com/2008/02/05-laeroplano.mp3%5D

Da qualche parte,
in qualche luogo a me sconosciuto,
in qualche pagina da me dimenticata,
si mostrava questo arcobaleno.
Si esprimeva questo incanto.
Ed io, distratta, non l’ho letto,
non l’ho afferrato.
Doveva forse stupirmi d’improvviso.
Doveva prendermi al petto
diretto, lasciandomi senza parole.
Doveva essere così,
come un gancio,
questo momento.
In cui sussurro,
nel silenzio di questo posto,
che desidero duri,
perduri fra le mie ciglia,
sulla mia pelle.
Desidero sia.
Com’è.

(E.)

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Published in: on febbraio 16, 2008 at 7:03 pm  Comments (21)  
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Il tempo che ci attende

magritte.jpg
René Magritte – Il principio d’incertezza

Dopo un viaggio breve o lungo
di fretta o stanziale,
torno a me stessa,
al mio orecchio solitario
che chiede sempre la parola
per avere poi il diritto
di rimanere in silenzio.

Giungo di nuovo
al centro immobile di me,
da dove mai sono uscita
e come un orologio addormentato
vedo l’ora veritiera
contro quella immaginata.

Ed in quel punto, su quella lancetta
si vede la fessura del tempo
quella da dove non serve che muova
le cinque dita di una mano
per coglierne i dolori
o le necessità.

Ho compreso che non ho bisogno
di molte strade da percorrere,
né di tante sillabe esterne,
di tanti uomini o donne,
di tanti occhi per vedere.

Pare basti quel minuto
che si ferma e che precipita
per risolvere ciò che è rimasto inconcluso.
Non importa la tua perfezione,
né l’ansietà disseminata
in polverose direzioni.

Basta scendere a vedere
il silenzio che t’attendeva
e senti che ti arriveranno
le tentazioni dell’autunno,
tutti gli inviti del mare.
E tutto il tempo che ti resta.

(E.)

Published in: on gennaio 20, 2008 at 7:48 pm  Comments (12)  

Cura

Caldo abbraccio, lieve brezza.
Mari sconfinati e vallate di verde intenso.
Rocce aguzze su cui pungersi,
e morbido cotone su cui curarsi.
Tiepida acqua che lava,
e scrosciante pioggia di lacrime.

Amore, dolore, caldo, freddo.

Nel sogno curarsi e rinascere
per tornare a correre.
Nel sogno immergersi
per riaffiorare sereni nella veglia,
anche in quella più difficile.

Senza lo stupore per la vita
e per i suoi esseri,
nulla di tutto questo
avrebbe senso.
Nemmeno questo amore
ci porterebbe lontano.

(E.)

per la musica : qui
Published in: on gennaio 14, 2008 at 9:48 pm  Comments (18)  
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parole senza ragione

Cercare la perfezione.

Affannosamente. Spasmodicamente.

Sfiorarla nelle parole, nei suoni di esse

nel rumore del mare o del silenzio assoluto.

Ammonirsi che non può esistere

ma che si cercherà sempre,

come fosse l’aria, la vita.

Come fosse facile

beffarsi delle regole, lasciarle alle spalle

per popolare un mondo diverso,

di sensazioni pure, impalpabili,

impossibili.

Trovare.

Trovare in un silenzio,

uno solo, di un istante,

l’essenza di ciò che fugge,

che non sarà mai presente,

ma che è già andato o da fare.

Ma amarlo.

Per la sua unicità,

perché ti strappa una lacrima

di stupore, di vera emozione.

Amare.

Amare così.

Senza chiedersi.

Sapendo che anche senza ragione

una ragione esiste.

(E.)

Published in: on dicembre 28, 2007 at 10:11 am  Comments (16)  

Incostante

Incostante come il gemito di una foglia

nel vento freddo dicembrino.

Così è il mio tempo.

Alterno e bastardo.

Un tempo di sorrisi e di ansie di ritorno.

Un silenzio di attimi di onde tremanti.

Su mare che si nasconde alla mia vista.

Così il mio tempo di donna.

Un sole che abbraccia un prato

e la nube che lo avvolge e lo bagna.

Mi dimentico di essere

colei che fu quand’eri tu a sorridermi.

Mi scaglio furente contro uno specchio

che mi ricorda che sono ancora.

Ma che mi son perduta.

(E.)

Published in: on dicembre 19, 2007 at 12:35 pm  Comments (9)  

Come foglia

Come un otre di vino colmo,
giunsi a te, recandoti i miei silenzi
e le mie attese.
Sentendomi brezza,
portandoti il sole,
soffiando via le mie sorelle nuvole,
testarde, dal tuo cielo nero
cercai un raggio posatosi,
scostante, sul tuo viso.
Cercai le foglie nascoste
cercai i rami beffardi
cercai le radici…
ma ti scoprii volatile
come fruscio distratto
come foglia divelta
e in eterno viaggio.

(E.)

Published in: on dicembre 10, 2007 at 5:58 pm  Comments (6)  

Omaggio a Giorgio Caproni

Nulla

Luigi Cervoni – Nulla, nel solo palpito d’infinito – Olio su tavola (2004) 

Intendo farvi un regalo prenatalizio.
Una di quelle cose che fanno bene al cuore. Senza pretese, certo, ma con un po’ di dolcezza, visti i dolci che sto mangiucchiando sulla scrivania da ieri, doni arrivati in pacchetti poco colorati e quindi con minore soddisfazione per l’occhio.
Mi piacerebbe soddisfare almeno la vostra vista e poi i sensi impalpabili, quelli che ci portiamo dietro tutti i giorni o che lasciamo dormicchiare, perchè fuori fa freddo e stanno bene sotto le coperte.
Giorgio Caproni. Non lo conoscevo fino a circa 8 anni fa. Sapevo che era un poeta, ma non avevo mai aprezzato la sua unicità sin quando una persona speciale me ne ha parlato e mi ha spiegato anche la sua voglia di riportarlo alla gloria, di farlo conoscere a quelli che non fanno dottorati ad esempio, o a quelli che non leggono antologie del Novecento.
Nato umile, livornese, poi genovese di adozione e di studi, traduttore sapiente di belle opere francesi, maestro elementare, studioso e amante della musica.
Un uomo tormentato, direbbero i commentatori di poetiche nelle critiche letterarie.
Un uomo semplice e complesso direi forse io, sempre non riuscendo a non sfiorare il luogo comune.
La musica nelle sue parole è viva, contiene e trasmette il timbro degli archi, per esempio, ricorda la musica sognata e quella vissuta.
Le parole di chi mi porgeva questo poeta del Novecento furono poche e vaghe. Scoprii presto che i versi di Caproni somigliavano molto a chi me li aveva indicati.
Caproni è musicale come può essere un violino nel silenzio della notte, evocativo dei viaggi e dei sapori come è un viaggio col pensiero su un viaggio passato. Per nulla realistico, per nulla diremmo rosselliniano. Immaginifico rimanendo fuori dal metaforico e dal naturalistico. Anzi quasi denunciando l’impossibilità del poeta e di chiunque di rendere la bellezza.
“Buttate pure via
ogni opera in versi o in prosa.
Nessuno è mai riuscito a dire
cos’è, nella sua essenza, una rosa”.
E passare piano verso la impossibilità del mondo tutto. Dolce e forte, come dice il suo epitaffio. Passare al fatto che «Non c’è il Tutto, non c’è il Nulla. C’è solo il non c’è».
E cercare quindi quell’assurdo e quell’impossibile nelle cose.
“Viltà di ogni teorema.
Sapere cos’è il bicchiere.
Disperatamente sapere
Che cosa non è il bicchiere,
le disperate sere
quando (la mano trema
trema) nel patema
è impossibile bere”.

Un piccolo omaggio anche a chi mi ha fatto conoscere questo livornese.
A chi mi ha permesso di leggere e di capire che il sapore, il colore delle parole può morire e rinascere. E nel timore e nella impossibilità di conoscere il loro destino rimangono sospese.
“Sparire
come un giorno che muore
dietro i vetri”.
(E.)

Published in: on dicembre 6, 2007 at 2:19 pm  Comments (6)  

Streptococchi alla deriva

Streptococchi alla deriva.
Mascherine protettive inutili.
Reflusso gastroesofageo.
Reflusso.
Reflusso di parole, che dalla trachea risalgono,
morte o ammazzate,
da un’ernia iatale precoce o latente.
Un dottore qualunque rinverrebbe
la mia incontinenza.
Prolissa.
Prolassi.
Ma l’impotenza è ben altra cosa.
L’impotenza non è come il vaginismo.
L’impotenza dal coito,
qualunque esso sia, di qualunque natura.
Anche un coito scritto.
Uno scritto.
Un herpes maledetto
che t’impedisce di baciare,
o di scrivere, o di trombare.
Miopia.
Ben poca cosa a confronto.
Sì, poca.
Astenia? Agorafobia?
Mancanza di tatto? Nevrosi?
Ancora meno.
Virus letali.
I giudizi.

“oratorem simulare non dedecet”
Ipocondriaco!

(E.)

Published in: on novembre 30, 2007 at 9:52 am  Comments (7)  

da Serie BOCCIONI, Foyer Teatro Comunale Cilea REGGIO CALABRIA

alberodn2.jpg

Paesaggio con albero senza foglie, 1911

(grafite su carta giallina) 

Alle foglie [il turbine

ansioso di un uragano

che viene da occidente

che invade

Toglie foglie e figli

e piange, oibò, del vuoto.

 C.

Published in: on novembre 19, 2007 at 11:41 pm  Comments (5)  

Scivola

Strepita la legna in un camino dimenticato,

stride la lancia che attraversa le carni.

Mortifica il silenzio

quest’urlo dissennato.

Che nulla ha di quello

che emisi quando il cielo era bucato

da spine ammiccanti

e da gioie bugiarde.

Mente questo telo

steso ad asciugare,

mente e sorride.

Il telo, che è la vita,

oltre il buio,

sa riaccendersi di colori.

Per caso.

(E.)

Published in: on novembre 8, 2007 at 10:23 am  Comments (5)