Cose che non è dato di sapere

photo by Une petite touche française

O che non cambia il mondo se non le sai.

Il sistema che regola le sincronizzazioni dei semafori, per esempio.

Quei secondi decisi da qualcuno che regolano l’universo.

Pensavo a Gianni Rodari stamattina, mentre cercavo di non fare l’ennesima scivolata sul ghiaccio, pensavo a come la racconterebbe lui la storia delle cose che non sappiamo.

La storia delle cose che non hanno voce, che se anche se l’avessero poi forse non l’ascolteremmo.

La storia dei pianeti che non conosciamo, delle voci degli animali che non sappiamo distinguere, la storia degli omini dei semafori, che si lanciano un urlo dall’altra parte della strada e fanno scattare il verde, tutti insieme. Omini che nessuno ha visto e che permettono di fermarsi a guardare fuori da finestrini anche quando hai fretta.

La storia di coloro che pur non sapendolo rendono alcune cose possibili.

Come quella di contare i cumuli di neve durante il tragitto, di indovinare il colore esatto che avrà il sole quando incrocerà gli alberi dietro al campo.

La storia delle cose di cui non conosciamo la ragione, ma sappiamo che sono così.

Uscire alla stessa ora, anche se è presto. Fare gli stessi passi, cercare le stesse persone, guardare la data sull’insegna luminosa della farmacia.

Guardarsi le scarpe da sotto al cappello.

Guardare i passi del mattino e non contarli, anche se sono fra gli ultimi dell’anno.

Passi sprecati, buttati lì, non misurati, ampi e generosi.

Che i semafori in confronto sono morigerati, che lampeggiano di giallo le stesse volte e ogni volta quel secondo fra il rosso e il verde lo conti, guardando chi parte prima.

(E.)

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Published in: on dicembre 29, 2009 at 10:37 am  Comments (11)  
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Thanks god

Il nove è sempre stato migliore dell’otto. A scuola come nella numerologia, multiplo di tre, appena un numero sotto al dieci, tondo.
La sua curva resta aperta, per permettere di entrare, per dare un senso all’esterno.
Per dargli voce.
Rassicurati. Necessitiamo di esserlo.
In un terrore serpeggiante, creato ad arte. Sotto ai botti di capodanno, mentre si muore sul balcone e i ragazzini maneggiano le pistole come fossero playstations.
Milano stamattina non rispondeva. Conservava la neve della notte del trapasso e taceva.
Il massimo possa concedersi per tacere è sbuffare, eppure taceva, si lasciava scivolare.
E uscire dal letto, rotolare in cucina per la gatta e dare un senso al proprio volto allo specchio per poi scappare nella penombra del giorno che nasce, è parso un sacrilegio.
Paura di ricominciare tutto, di aver perso la pazienza, di doverla trovare per sopravvivere.
E il sole ha deciso di stare a casa, di non venire.
E il caffè sa della stessa cicoria dell’anno scorso.
Certe cose non cambiano. Certe altre debbono farlo per forza o gli acciacchi del tempo ci stenderanno al suolo.
Ma per fortuna è già venerdi.
(E.)

Published in: on gennaio 2, 2009 at 12:25 pm  Comments (14)  
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