Il libraccio

la foto è di fra_na, sotto casablanca “as time goes by”

Non sapevo cosa fosse prima di approdare nel nord ovest d’italia.
Non conoscevo la magia di libri che hanno già vissuto la loro prima vita e poi si ritrovano tutti insieme un’altra volta al coperto, dopo viaggi e salsedine.
A Genova in piazza Rossetti ho visto il primo, ma per caso, scoprendo che un aneddoto aveva un costrutto e la parola libraccio non era stata messa lì a caso.
E poi, curioso, vicino porta Genova a Milano il secondo.
Si vede che Genova c’entra.
C’entra spesso nella mia vita.
Il libraccio è un luogo pagano dove si celebrano la vita e la morte dei libri, il loro stato di semiincoscienza e di semilibertà.
È un luogo non luogo, dove trovare scampoli di sogni e emozioni in prestito, piccoli angoli di sogni altrui che nessuna libreria può dare allo stesso modo.
I libri lì parlano le lingue dei loro scrittori e dei loro lettori.
Emozioni usate, vissute.
Avevo davanti un bambino, un bambino di poco più di undici anni. Adesso quel bambino ha quasi vent’anni.
Mi avvicinavo per dargli un bacio e lui rispondeva, ma appena fatto spiegava.
Gli adulti danno baci presi al libraccio.
Sono baci di circostanza, usati, parcheggiati.
Io voglio baci nuovi. Non a buon mercato. Baci che non sappiano di feste comandate, di natale, pasqua e ferragosto. Baci non da genovesi, da buste conservate per metterci i soliti soldi l’anno prossimo.
Baci nuovi.
Da allora ho sempre dato baci nuovi, mi sono sempre impegnata a darli e a lui li mando sempre.
Non l’ha dimenticato e nemmeno io.

(E.)

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Published in: on ottobre 1, 2008 at 9:44 am  Comments (22)  
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