Ermetici ed energetici

millumino2009

Temo che sprecare sia una delle cose peggiori possiamo fare.
Spegnere la luce trovo sia necessario, direi anche doveroso.
Il mattino di ungaretti e il pomeriggio di caterpillar.
Alle diciotto spegnete le luci. Spegnetele e guardate il cielo, finalmente.
Che a quell’ora non sarà del tutto scuro e scoprirete sorgere le stelle.
In tempi austeri come questi, in tempi in cui non siamo liberi più di fare niente, almeno concediamoci di spegnere la luce.
Spegnamoci tutti insieme e proviamo ad accendere qualcos’altro.
Gratis.

(E.)

p.s. qui trovate l’iniziativa e qui frankie hi nrg e il suo singolo per l’occasione

Thanks god

Il nove è sempre stato migliore dell’otto. A scuola come nella numerologia, multiplo di tre, appena un numero sotto al dieci, tondo.
La sua curva resta aperta, per permettere di entrare, per dare un senso all’esterno.
Per dargli voce.
Rassicurati. Necessitiamo di esserlo.
In un terrore serpeggiante, creato ad arte. Sotto ai botti di capodanno, mentre si muore sul balcone e i ragazzini maneggiano le pistole come fossero playstations.
Milano stamattina non rispondeva. Conservava la neve della notte del trapasso e taceva.
Il massimo possa concedersi per tacere è sbuffare, eppure taceva, si lasciava scivolare.
E uscire dal letto, rotolare in cucina per la gatta e dare un senso al proprio volto allo specchio per poi scappare nella penombra del giorno che nasce, è parso un sacrilegio.
Paura di ricominciare tutto, di aver perso la pazienza, di doverla trovare per sopravvivere.
E il sole ha deciso di stare a casa, di non venire.
E il caffè sa della stessa cicoria dell’anno scorso.
Certe cose non cambiano. Certe altre debbono farlo per forza o gli acciacchi del tempo ci stenderanno al suolo.
Ma per fortuna è già venerdi.
(E.)

Published in: on gennaio 2, 2009 at 12:25 pm  Comments (14)  
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La somiglianza del vero

Adoro i cestini, di paglia, grandi e piccoli.
Li conservo per ogni eventualità, anche solo per metterci dentro caramelle o per portare alla vicina di casa una marmellata, non mia.
Il cestino è fragile, ma si piega, elastico quanto basta, per contenere gli oggetti, i profumi che si mettono dentro.
E la paglia, il legno di cui sono fatti, mantengono questi profumi, li restituiscono in momenti inaspettati.
Si consumano, resistono, fanno bella mostra con belle arance dentro, si chiudono in dispense dimenticate, riappaiono come una maledizione e non sai dove metterli.
Contengono, questa è la cosa migliore, senza soffocare.
Lasciano liberi di respirare e di essere visti.
Lasciano nudi.
Proteggono, senza darlo a vedere, senza averne il fisico.
Mescolano, senza ragioni precise, senza gerarchie, senza privilegi.
Scaldano, perché uniscono cose che non si unirebbero senza, che rotolerebbero via e si perderebbero.
Amiamo le cose che ci somigliano.
Forse amiamo ciò che vorremmo essere.

(E.)

Published in: on gennaio 16, 2008 at 11:34 pm  Comments (15)  
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